Hollywood chiama Italia, Susan Sarandon a Roma dà la sua lezione alla sinistra nostrana

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I leader del centrosinistra italiano, Elly Schlein e Giuseppe Conte, erano ieri in prima fila per rendere omaggio a Susan Sarandon, attrice premio Oscar e attivista di lungo corso, giunta a Roma come ospite d’onore della prima giornata di “Alice nella città”, manifestazione collaterale alla 21esima Festa del Cinema pure iniziata ieri.Una scena dal valore soprattutto simbolico: due importanti politici italiani salutano una figura internazionale che sul palco sembra avere una voce decisamente più riconoscibile della loro. Il centrosinistra dovrebbe chiedersi, però, se sia davvero un buon segno che il suo riferimento socioculturale più efficace sia diventata un’attrice talentuosissima ma dalle posizioni quantomeno estremiste.La Sarandon, infatti, 80 anni compiuti la scorsa settimana, non è affatto una comparsa nel dibattito pubblico. Da anni usa la propria notorietà per sostenere cause politiche e sociali. Oggi è tra le voci più visibili contro le operazioni israeliane a Gaza, tanto che il mese scorso, fuori dal Palazzo di Vetro dell’Onu, fu addirittura arrestata per il clamore delle sue proteste durante il discorso del premier israeliano Benjamin Netanyahu.A Roma, dove ha ricevuto il Womenlands Excellence Award di Alice nella città, ha parlato di attivismo, pena di morte e conflitto.«Non parlare di qualcosa, non mettere la luce dei riflettori su notizie che secondo me è importante condividere, lo trovo più dannoso delle eventuali conseguenze. Non farmi avanti non mi farebbe sentire autentica e per me l’autenticità e la gentilezza sono la cosa più importante» ha spiegato l’attrice che nella capitale ha presentato il film (anche quello dai risvolti sociali importanti) che la vede protagonista, The Accompanist di Zach Woods. Sul suo impegno Susan ha quindi aggiunto:«Ho sempre cercato di usare la mia posizione, per parlare di fatti legati a persone che non avevano voce».E, riferendosi a Gaza e al Libano:«Non può diventare la normalità il fatto che, nonostante il cessate il fuoco, migliaia di persone continuino a essere uccise a Gaza. In Libano si contano 2.000 morti. Anche i bambini vengono uccisi. Vengono sepolti vivi e lasciati morire. Penso che sia essenziale continuare a parlarne e che Naza (il documentario premiato a Venezia sulla programmazione sistematica da parte di Israele degli attacchi a Gaza) sia visto dal maggior numero possibile di persone e che i giovani ne parlino apertamente».Sarandon ha poi commentato l’annuncio del segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth sulla possibilità di trasmettere in streaming un’esecuzione capitale:«Il fatto che che Hegseth lo abbia pensato… forse è la dimostrazione che fosse strafatto (lei usa la tipica espressione americana “high as a kite”), oltre ogni limite per fare un annuncio del genere», che «è il perfetto esempio della mancanza di moralità, di sensibilità del governo americano, di quanto sia infettato dalla maschilinità tossica».E ha concluso: «che l’unica cosa positiva provocata da questo annuncio sia che abbia avviato un dibattito sulla pena di morte. Questo però la dice lunga e sottolinea la depravazione di questa amministrazione».Sono dichiarazioni nette, che non fingono in nulla neutralità. Sarandon parla da attivista, con l’enfasi e il linguaggio di chi vuole scuotere l’opinione pubblica. Il punto politico (di caduta e di riflessione) sul centrosinistra italiano e sulle sue prospettive anche geopolitiche a meno di un anno dalle elezioni, dovrebbe essere però, un altro. Capendo che il richiamo all’impegno civile di una star del cinema funziona più delle loro argomentazioni, i due leader italiani aspiranti premier dovrebbero appurare che il problema non è certo Hollywood e l’eventuale invasione di campo operata dai divi internazionali in visita in Italia ma semmai la loro fragilità estrema, sempre più prossima alla completa inconsistenza. Traendone le conseguenze.