Zelensky rompe la tregua sulle raffinerie russe chiesta da Trump: i droni colpiscono l’impianto Rosneft di Rjazan

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RJAZAN — «Il blocco è finito. Abbiamo chiuso». Con queste parole, dette al Financial Times a Londra e pubblicate giovedì mattina, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha messo fine alla tregua sulle raffinerie russe chiesta da Donald Trump. Poche ore prima i droni ucraini avevano colpito l’impianto Rosneft di Rjazan, 180 chilometri a sud di Mosca, che vale il 5% della capacità di raffinazione russa e rifornisce di carburante la capitale.È il primo attacco a un sito energetico russo dalla «tregua energetica» annunciata domenica dal presidente americano. Kiev si era fermata per tre giorni, su richiesta di Washington. Ha ripreso, ha spiegato Zelensky, perché Mosca nel frattempo ha continuato a bombardare la rete elettrica e i depositi ucraini. Si fermerà di nuovo, ha aggiunto, solo in cambio di altri intercettori Patriot, «il minimo».Il governatore di Rjazan, Pavel Malkov, ha scritto su Telegram che la regione è stata colpita «da un massiccio attacco di droni» tra la notte e la mattina e che «è scoppiato un incendio nell’area della raffineria». Nessun civile è rimasto ferito; danneggiati un magazzino e alcuni veicoli di un’altra azienda. Nei distretti vicini all’impianto sono rimasti chiusi per la giornata 14 scuole e 25 asili.Il ministero della Difesa russo parla di un «tentativo di attacco su larga scala del regime di Kiev» e attribuisce l’incendio ai detriti dei droni abbattuti: 69 sulla raffineria, insieme a 4 missili Flamingo, 166 in tutto nella notte. Un alto funzionario ucraino ha confermato il colpo all’Associated Press. L’impianto era già stato fermato dopo i raid di maggio, luglio e settembre.La richiesta di Trump risale a sabato. Il presidente ha detto lui stesso di aver chiesto a Zelensky di sospendere i raid sulle raffinerie perché i prezzi del carburante negli Stati Uniti sono alti e a novembre si vota per il rinnovo del Congresso. Secondo Zelensky, ai militari ucraini i colleghi americani hanno detto: «se non vi fermate, blocchiamo l’intelligence». Minacciata anche la sospensione del programma con cui gli europei comprano armi americane per Kiev. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha detto mercoledì che non esistevano accordi specifici sull’energia.Il freno di StarshieldLa tregua rotta si somma a un altro fronte aperto con Washington. Nella notte tra martedì e mercoledì i terminali Starshield, la versione militare della rete satellitare Starlink di Elon Musk usata dall’esercito ucraino, hanno smesso di funzionare oltre i 160 chilometri orari. Il limite ha fermato i droni intercettori con cui Kiev abbatte gli Shahed a reazione russi. Il vicepremier Mykhailo Fedorov ha detto che la connettività fino a quella velocità è «in ripristino», ma che «rimuovere del tutto il limite di velocità di Starshield è ora cruciale».Musk ha risposto su X che i sistemi Starshield «sono di proprietà e sotto controllo del governo Usa» e che «ogni limite di velocità o di uso è deciso dai militari americani e in ultima istanza dal presidente». Starlink, ha aggiunto, è un servizio commerciale non utilizzabile per «azioni militari offensive». Poi: «E così il massacro continua… È ora che Zelensky se ne vada». La Casa Bianca non ha commentato.Zelensky, mercoledì, in un’intervista al programma di Piers Morgan: «È un grosso errore… Questa decisione porterà molte perdite umane. La gente morirà». E ancora: «È un peccato che stiamo perdendo un partner forte». A Washington la senatrice democratica Jeanne Shaheen, capogruppo della minoranza alla Commissione Esteri del Senato, ha chiesto che le restrizioni «cessino immediatamente» perché «ci sono vite in gioco».Nella stessa notte la Russia ha lanciato 580 droni sull’Ucraina, secondo l’aeronautica di Kiev. Due persone sono morte nella regione di Dnipropetrovsk, nel centro-est del Paese; a Kropyvnytskyi, nella regione di Kirovohrad, è stata colpita un’azienda. Due navi cargo sono state colpite nel Mar Nero e la Romania indaga su un possibile attacco con droni a una petroliera.Sulla campagna contro le raffinerie, Sergey Vakulenko del Carnegie Russia Eurasia Center e Alexander Kolyandr di Eurasia Group osservano che «la frequenza degli attacchi è più breve del tempo necessario alle riparazioni». Vladimir Putin, in una delle sue apparizioni pubbliche di ottobre, ha riconosciuto che Kiev colpisce le raffinerie per danneggiare l’economia russa. «Hanno raggiunto l’obiettivo? In parte».