WASHINGTON — L’ordigno è la GBU-43, quasi 10 tonnellate, la più grande bomba non nucleare in mano agli Stati Uniti. Il bersaglio è una montagna di granito nella provincia di Isfahan, nel centro dell’Iran, dove Teheran scava un nuovo impianto nucleare. Il piano esiste, scrive la CNN citando diversi funzionari americani: il Pentagono ha preparato nuovi pacchetti d’attacco che prevedono quell’arma contro siti nucleari e infrastrutture energetiche iraniane, se il presidente Donald Trump ordinasse di riprendere le operazioni, prima o dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre.È la prima volta che la bomba, soprannominata «madre di tutte le bombe», entra nelle opzioni contro Teheran. Le operazioni americane sono sospese dall’8 ottobre, quando Trump ha escluso nuove azioni militari prima del voto. La guerra, cominciata il 28 febbraio, continua però nello Stretto di Hormuz.Un funzionario racconta che Trump ha chiesto opzioni con «molte infrastrutture energetiche» e l’eventuale uso della bomba, da eseguire prima del ritiro delle forze americane dalla regione: colpire, dichiarare vittoria, andarsene. Un secondo conferma che i piani sui siti nucleari, «compresa Pickaxe Mountain», citano esplicitamente la GBU-43. Un terzo definisce alcune opzioni uno «spettacolo di fuochi d’artificio» pensato per dare al presidente una via d’uscita. Per come la descrivono, la sequenza è quella di un congedo più che di una nuova campagna.La Casa Bianca non conferma e non smentisce: non si commentano piani «che possono esistere o no», ha detto un funzionario, e «il presidente tiene sul tavolo tutte le opzioni perché l’Iran non abbia mai un’arma nucleare». Il Pentagono, ribattezzato dall’amministrazione Dipartimento della Guerra, risponde che pianifica «per un’ampia gamma di ipotesi operative».La montagna di IsfahanPickaxe Mountain, la «montagna del piccone», è il nome americano del Kuh-e Kolang Gaz La, un rilievo a 220 chilometri a sud di Teheran e a 2 dall’impianto di arricchimento di Natanz. Le camere stanno a oltre 100 metri sotto il granito. Il sito non è mai stato colpito, né nei raid del giugno 2025 su Fordow e Natanz né nella guerra di quest’anno. In luglio il Wall Street Journal ha scritto che l’intelligence israeliana vi colloca migliaia di centrifughe spostate dopo i bombardamenti e parte dei 440 chili di uranio arricchito al 60 per cento.L’Institute for Science and International Security di Washington, diretto dall’ex ispettore David Albright, giudica l’impianto ancora in costruzione e non operativo. Il Center for Strategic and International Studies, altro centro studi della capitale, ha rilevato dalle immagini satellitari un traffico stradale «sospetto», il più intenso nella storia del sito, senza poter confermare l’arrivo delle centrifughe. Teheran nega di volere l’atomica e chiama l’attenzione su Pickaxe un pretesto costruito.Il punto che non torna è l’arma. La GBU-43 devasta un’area pari a nove isolati, ma «non è assolutamente concepita come testata a penetrazione profonda», ammette uno dei funzionari: contro camere scavate nel granito farebbe poco. È stata usata una volta sola, nel 2017 contro i tunnel dell’Isis in Afghanistan. Tra gli stessi funzionari circola l’ipotesi di un uso psicologico, insieme al timore per i civili se il bersaglio fosse vicino ad aree abitate.Trump, Pickaxe, l’ha nominata lui per primo. Il 14 luglio, alla radio: «un bel colpo grosso dritto nella porta d’ingresso». Una settimana dopo, accanto al presidente libanese Joseph Aoun: «Colpiremo quell’area molto presto, e molto pesantemente. Non c’è nulla che possano fare».Da Teheran il comando congiunto Khatam al-Anbiya, che coordina esercito e Pasdaran, ha avvertito che un attacco alla montagna sarebbe «un’esplosione di guerra nella regione» e, attraverso i media statali, ha minacciato gli interessi americani e degli alleati. A Vienna il vice ministro degli Esteri Saeed Khatibzadeh ha detto che il trattato di non proliferazione «sopravvive attaccato alle macchine».Nello Stretto almeno 10 navi sono state colpite da domenica, e l’ufficio britannico per la sicurezza marittima conta 20 attacchi dal 1° ottobre. Una nave con 2.500 container è affondata ieri su una mina, secondo la marina dei Pasdaran. Il Fondo monetario internazionale ha calcolato oggi che l’economia di Medio Oriente, Nordafrica e Pakistan si contrarrà dell’1,3 per cento nel 2026.