TIRANA — Il fumo nero esce da una finestra del secondo piano del ministero dell’Istruzione, nel centro di Tirana, e davanti al palazzo transenne, cassonetti e cartelloni bruciano in una barricata improvvisata. Decine di migliaia di studenti sono tornati in strada per il secondo giorno consecutivo: filmati di Reuters mostrano vetrine sfondate, sassi contro gli agenti e due banche date alle fiamme, tra cui una filiale della Raiffeisen Bank a pochi passi dal ministero. La polizia risponde con idranti e lacrimogeni.È l’ondata di piazza più violenta contro il primo ministro Edi Rama da quando, nel maggio 2025, ha ottenuto il quarto mandato. Il movimento, nato in primavera contro un resort di lusso legato alla famiglia Trump, chiede ora le sue dimissioni, e le proteste si sono allargate alle università di Elbasan, nel centro del Paese, e di Scutari, nel nord.Il raduno davanti al ministero è cominciato verso le 11 del mattino, più affollato di quello di martedì. Alcuni manifestanti hanno scavalcato il muro di cinta; poco dopo le fiamme sono comparse al secondo piano e sono arrivati i pompieri. Le autorità non hanno chiarito l’origine del rogo né l’entità dei danni.«Questa è una rivoluzione. Siamo stanchi delle proteste pacifiche. Non ci fermeremo finché Rama non si dimette», ha detto Lora, una studentessa che non ha voluto dare il cognome, mentre lanciava pietre. Dai cortei si levano i cori «Dimissioni» e «Polizia del crimine». Un’altra manifestante, Luljeta Kola: «Quello che serve all’Albania è un rovesciamento completo del sistema, perché non può andare avanti così».Il bilancio della notte di martedì, secondo la polizia, è di 23 fermati, sei agenti e una giornalista feriti. Mercoledì le forze dell’ordine hanno aggiornato il conto: 16 arrestati e 49 persone sotto procedimento penale. Il ministero della Salute parla di tre manifestanti e due agenti curati d’urgenza, «tutti coscienti e in buone condizioni».La «Rivoluzione dei fenicotteri»Tutto è cominciato a maggio con il progetto turistico sull’isola di Sazan e a Zvërnec, nella laguna protetta di Narta-Vjosa, nel sud del Paese: un investimento da 4 miliardi di euro su 565 ettari, con status di «investimento strategico» dal dicembre scorso, che fa capo a una società tra i cui investitori figurano Jared Kushner e Ivanka Trump, genero e figlia del presidente americano. Dai fenicotteri della laguna il movimento ha preso il nome. Rama, a Reuters, in giugno: «È una benedizione per il Paese. Quattro miliardi in un Paese con poco più di 27 miliardi di Pil parlano da sé».Il governo condanna le violenze. La vice primo ministro Albana Kociu, su Facebook: «Protestare è un diritto legittimo, ma non può essere usato come scusa per la violenza, la distruzione della città o brutte risse in mezzo alla strada». La polizia sostiene che gli agenti sono stati attaccati «con molotov, lattine, pietre e oggetti contundenti» e che chi distrugge «risponderà alla legge». Rama, che nei mesi scorsi aveva definito le proteste «isteria» gonfiata dai media stranieri, mercoledì non ha parlato in pubblico.Il presidente della Repubblica Bajram Begaj ha chiesto a «tutte le parti» responsabilità e moderazione. La delegazione dell’Unione europea a Tirana ha espresso «preoccupazione per l’escalation violenta», ha preso atto delle accuse di violenza eccessiva della polizia contro manifestanti e giornalisti e ha chiesto un’indagine. L’associazione dei giornalisti albanesi denuncia che un agente ha strappato il telefono a una cronista di Euronews Albania mentre fotografava; almeno cinque reporter sono rimasti feriti martedì.La piazza rifiuta anche l’opposizione: due deputati del Partito democratico di Sali Berisha, storico rivale di Rama, sono stati invitati a lasciare il corteo, e tra i cori c’era «Rama in prigione, Berisha in prigione». È una protesta che prende di mira l’intera classe politica, non solo il governo. Corruzione e criminalità organizzata restano, per Bruxelles, l’ostacolo principale all’adesione dell’Albania all’Unione. Il sindaco di Tirana Erion Veliaj, esponente del partito di Rama, è stato arrestato nel febbraio 2025 per sospetta corruzione e riciclaggio.