Venti milioni di ucraini pronti a riversarsi in Europa in caso di sconfitta militare. Una nuova emergenza migratoria dalle proporzioni gigantesche, destinata a mettere in ginocchio il Vecchio Continente. Volodymyr Zelensky arriva a Bruxelles e mette in guardia gli alleati sulle conseguenze di un eventuale successo della Russia. Il messaggio del presidente ucraino è chiarissimo: la guerra non riguarda soltanto Kiev, ma il futuro dell’intera Europa. E per scongiurare lo scenario peggiore servono nuovi aiuti economici e militari. Tanti soldi, per la precisione altri 70 miliardi di euro per affrontare il 2027, oltre a munizioni e sistemi di difesa antiaerea. Una richiesta che arriva mentre i rapporti con Donald Trump si fanno sempre più complicati e Washington sembra guardare a Mosca con crescente disponibilità.Accolto dagli applausi dei leader europei all’Europa Building, Zelensky non nasconde la soddisfazione per la vicinanza dimostrata da Bruxelles. “Qui ci sono i veri leader”, scandisce, incassando il sostegno delle istituzioni comunitarie. Ma i ringraziamenti lasciano rapidamente spazio agli avvertimenti. Il presidente ucraino descrive una situazione militare tutt’altro che semplice e prospetta conseguenze drammatiche qualora il sostegno occidentale dovesse venire meno. “Se cadiamo, 20 milioni di ucraini verranno in Europa”, è il monito rivolto ai Ventisette. Una previsione che resta tutta da verificare, ma che nelle intenzioni di Kiev serve a ricordare quanto una sconfitta ucraina potrebbe pesare anche sugli equilibri politici, sociali ed economici degli Stati membri.Non è soltanto una questione di profughi. Zelensky insiste soprattutto sulle ambizioni di Vladimir Putin, convinto che il presidente russo non abbia alcuna intenzione di accontentarsi dei territori già conquistati. “Non si fermerebbe al Donbass: vuole ammazzarci”, denuncia il leader ucraino, respingendo l’ipotesi che una soluzione negoziata possa passare attraverso la semplice accettazione delle richieste territoriali di Mosca. Secondo Kiev, il Cremlino non cerca una tregua autentica e tantomeno una pace duratura. La posta in gioco sarebbe la stessa sopravvivenza dell’Ucraina come Stato indipendente. “L’alternativa è l’annientamento”, avverte Zelensky, ribadendo la necessità di continuare a sostenere la resistenza contro l’invasione russa.Parole che arrivano a poche ore dall’ennesimo affondo di Trump contro il presidente ucraino. Il capo della Casa Bianca torna a mostrare tutta la propria insofferenza nei confronti di Zelensky, arrivando a sostenere che il dialogo con lui sarebbe persino più complicato di quello con Putin. “Zelensky non è una persona facile con cui avere a che fare. Non sono un suo grande fan. Penso che sia più difficile avere a che fare con lui che con Vladimir Putin”, afferma il tycoon, alimentando ulteriormente le tensioni tra Washington e Kiev.Trump insiste poi sulle difficoltà di trovare un’intesa tra i due contendenti, attribuendo un peso decisivo all’ostilità personale tra i presidenti. “Putin odia Zelensky e Zelensky odia Putin. Quando c’è questo tipo di odio è difficile risolvere le cose”, osserva, prima di tornare a sostenere che il conflitto non sarebbe mai scoppiato senza quelle che continua a definire le irregolarità delle elezioni presidenziali americane del 2020. Una lettura che evita di soffermarsi sulle responsabilità dell’invasione russa e che conferma quanto le posizioni della Casa Bianca siano distanti da quelle del governo ucraino.Ma a far discutere sono anche le critiche rivolte agli attacchi di Kiev contro le infrastrutture energetiche russe. Trump non apprezza i bombardamenti sulle raffinerie, ritenendoli responsabili di ulteriori tensioni sui mercati internazionali. “Se mi dite che Zelensky sta di nuovo sparando alle raffinerie, tutto ciò che sta facendo è far aumentare il prezzo mondiale del petrolio. È una vergogna”, attacca. Una posizione che rischia di complicare ulteriormente la strategia ucraina, fondata anche sulla necessità di indebolire le capacità economiche e logistiche della macchina bellica del Cremlino. Leggi anche:Così Trump vuole cestinare ZelenskyA rendere il quadro ancora più delicato c’è l’accordo sul diesel tra Washington e Mosca, giudicato “strano” dallo stesso Zelensky. Il presidente ucraino evita comunque lo scontro frontale con Trump, consapevole dell’importanza che gli Stati Uniti continuano a rivestire per la sicurezza del suo Paese. “Riusciamo sempre a trovare argomenti di discussione e a prendere decisioni”, assicura, provando a mantenere aperto il canale diplomatico. Ma il nervosismo emerge quando gli viene chiesto se il presidente americano lo abbia utilizzato come capro espiatorio per raggiungere l’intesa con Putin. Zelensky si limita a un sorriso imbarazzato, accompagnato da poche parole: “Questa è la mia risposta”.Con Washington sempre meno prevedibile, Bruxelles diventa dunque un interlocutore ancora più importante. E le richieste presentate dal leader ucraino sono particolarmente impegnative. Per continuare a resistere nel 2027, Kiev sostiene di aver bisogno di altri 70 miliardi di euro. Una cifra considerevole, destinata a riaprire il confronto tra gli Stati membri sulle modalità di finanziamento dell’Ucraina e sulla sostenibilità di un sostegno economico che si prolunga ormai da anni. Zelensky, da parte sua, sottolinea di aver ricevuto dalle istituzioni europee soltanto solidarietà e nessuna critica, mentre prosegue anche il ragionamento sull’eventuale individuazione di un mediatore europeo da coinvolgere in futuri negoziati.Sul piano militare, invece, l’emergenza riguarda soprattutto la difesa dei cieli. Le scorte ucraine di intercettori per i sistemi Patriot sono ormai esaurite, secondo il quadro descritto da Kiev, mentre la minaccia dei bombardamenti russi continua a incombere sulle città e sulle infrastrutture energetiche. L’arrivo dell’inverno rende la situazione ancora più delicata, considerando le conseguenze che nuovi attacchi potrebbero provocare sulla rete elettrica e sui servizi essenziali. “In Europa sono disponibili abbastanza intercettori PAC-2 e PAC-3 per consentire all’Ucraina di superare l’inverno”, sostiene Zelensky, sollecitando gli alleati a trasformare la solidarietà politica in forniture concrete.Le rassicurazioni non mancano. Ursula von der Leyen e Antonio Costa ribadiscono la volontà delle istituzioni comunitarie di trovare una soluzione alle esigenze finanziarie ucraine, confermando l’impegno a sostenere Kiev anche nel prossimo anno. Resta però da sciogliere il nodo delle risorse, in una fase in cui i governi europei devono fare i conti con le rispettive esigenze di bilancio e con le difficoltà di mantenere una posizione comune su tutti gli aspetti del conflitto.A schierarsi con particolare decisione dalla parte dell’Ucraina sono Friedrich Merz ed Emmanuel Macron. Il cancelliere tedesco prende apertamente le distanze dalle critiche di Trump agli attacchi contro il territorio russo, definendo “giusto, comprensibile e condivisibile” che Kiev colpisca obiettivi legati alle comunicazioni e all’approvvigionamento energetico del Paese aggressore. Una presa di posizione che evidenzia le differenze di approccio tra Berlino e Washington. Il presidente francese, invece, punta sul rafforzamento delle capacità difensive ucraine, assicurando che Parigi sta lavorando per mettere a disposizione immagini satellitari e sistemi di allerta precoce. Strumenti considerati indispensabili per individuare tempestivamente le minacce e proteggere la popolazione civile.Il vertice di Bruxelles fotografa così una situazione sempre più complessa. Da una parte un’Ucraina che rivendica il diritto di difendersi e chiede nuove risorse per evitare il collasso militare. Dall’altra un’Europa chiamata ad assumersi responsabilità crescenti, mentre gli Stati Uniti di Trump continuano a mandare segnali contraddittori sul futuro del sostegno a Kiev e sui rapporti con Putin.Zelensky torna a casa con nuove rassicurazioni politiche, ma anche con la consapevolezza che gli applausi da soli non bastano a fermare i missili russi. Servono finanziamenti, intercettori e una strategia condivisa per affrontare i prossimi mesi. E soprattutto serve capire fino a che punto l’Europa sia disposta a sostituirsi a Washington qualora il sostegno americano dovesse ridursi ulteriormente. Il conto presentato da Kiev è salato. Ma Zelensky avverte che quello di una sconfitta ucraina potrebbe esserlo molto di più.Massimo Balsamo, 16 ottobre 2026L'articolo Zelensky minaccia l’Europa: “Se cadiamo, arrivano 20 milioni di profughi” proviene da Nicolaporro.it.