Garlasco, Garofano si supera: non dovevamo dare tutti i dati al pm

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Ospite di Bruno Vespa, il generale Luciano Garofano, dopo essersi eclissato dalle tv per alcuni giorni, si ripresenta in “grande spolvero” sul caso di Garlasco, ribadendo una storiella a cui sembrano rimasti ben pochi a credere. Ostentando la stessa sicurezza degli eroici kamikaze giapponesi, ha così esordito: “Sono felice di essere qui proprio per reclamare la nostra onestà contro tutta la campagna di delegittimazione, la mia è quella dei miei uomini di allora, è quella del Ris che in questi giorni è stato vituperato e delegittimato in maniera veramente vergognosa”.Dopodiché, entrando nel merito della principale questione sul tappeto, il Dna/sangue che sarebbe stato rinvenuto sui pedali della bici di Alberto Stasi, l’alto ufficiale ha letteralmente sfidato l’intelligenza dei telespettatori. Incalzato da Pasquale Linarello, consulente della difesa del fidanzato della vittima, il quale continuava a ripetere che tutti i risultati delle analisi scientifiche dovevano essere resi noti a tutte le parti, in particolare al Pubblico ministero Rosa Muscio, questa la surreale risposta di Garofano: “Il Pubblico Ministero conosce quella che è la diagnosi definitiva, ma non conosce nello specifico quelle che sono le analisi tecniche che naturalmente vengono interpretate dai consulenti tecnici”. Il che, tradotto in una efficace sintesi giornalistica, potrebbe suonare in questo modo: noi prima facciamo le analisi, le valutiamo al nostro interno e successivamente decidiamo, in solitaria, quali trasmettere al magistrato e alle parti e quali espungere dagli atti ufficiali.Infine, sulla questione del sangue sui pedali, che portò all’arresto di Stasi e che rimase in qualche modo presente nelle sentenze di condanna, il nostro eroe è entrato con pieno merito nel teatro dell’assurdo, negando di fatto una cosa pur avendola di fatto ammessa: “Noi non abbiamo mai parlato di sangue, ma abbiamo sempre concluso dicendo che con elevata probabilità fosse sangue“.Ora, non so se ci sia una persona in buona fede in grado di trovare anche in questa ultima affermazione uno straccio di coerenza logico-scientifica. Personalmente faccio molta fatica a crederlo.Ed è per questo che anche nei confronti del generale Garofano, a cui da garantista auguro di riuscire a fornire ai magistrati spiegazioni sufficienti a fugare i troppi sospetti che gravano su quella traballante prima indagine di Garlasco, vorrei per l’ennesima volta ricordare un motto sempre attuale di Abramo Lincoln: si possono ingannare tutti per un po’ di tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non si possono ingannare tutti per sempre. Prima o poi i nodi vengono al pettine quando, in questo caso per un ragazzo diventato uomo mostrificato per due decenni, vi è un giudice a Berlino.Claudio Romiti. 15 ottobre 2026L'articolo Garlasco, Garofano si supera: non dovevamo dare tutti i dati al pm proviene da Nicolaporro.it.