VIENTIANE — Inaugurata il 29 settembre, ma ancora un cantiere. La prima struttura militare cinese all’estero costruita attorno al potere aereo sorge a Ban Keun, cinquanta chilometri a nord di Vientiane, la capitale del Laos, e le immagini satellitari analizzate dall’Associated Press mostrano lavori in corso due settimane dopo la cerimonia di apertura. Sul piazzale, accanto a una pista da 2.000 metri, sono già fermi otto velivoli.Pechino ha così la sua terza installazione fuori confine, dopo la base di Gibuti e quella navale di Ream, in Cambogia, e la prima pensata per gli aerei. Si trova a 40 chilometri dal confine thailandese, lungo il corridoio della ferrovia Cina-Laos, in un Paese di 8 milioni di abitanti, senza sbocco al mare e fortemente indebitato con la Cina proprio per quella ferrovia. L’aeronautica laotiana dispone in tutto di sette velivoli da combattimento, secondo il Military Balance dell’Istituto internazionale di studi strategici di Londra.Il ministero della Difesa cinese ha annunciato che dal 29 settembre operano a Ban Keun un «Centro congiunto di supporto e addestramento Cina-Laos» e un’«Accademia dell’aviazione dell’amicizia Cina-Laos». Servono, dice la nota, ad «aiutare il Laos a rafforzare l’addestramento dei suoi piloti» e «non sono diretti contro terze parti». Alla cerimonia c’erano il ministro della Difesa laotiano e una delegazione dell’Esercito popolare di liberazione.I numeri raccontano qualcosa di più di una scuola di volo. La pista ha una via di rullaggio parallela e un piazzale che può ospitare 24 aerei; accanto c’è spazio per allungarla di altri mille metri, abbastanza per velivoli più grandi, bombardieri compresi. Gli otto apparecchi visibili sono con ogni probabilità Hongdu JL-8, addestratori che possono essere usati anche per l’attacco leggero. Nelle stesse settimane sono arrivati sul sito mezzi militari, riferisce Reuters.Il campo ha una storia. Durante la guerra del Vietnam si chiamava «Lima Site 44» ed era usato da Air America, la compagnia aerea di copertura della Cia. Sessant’anni dopo, la stessa striscia d’asfalto ospita l’aviazione cinese.Il silenzio di PechinoChe cosa diventerà davvero Ban Keun non lo dice nessuno. Pechino non ha chiarito se stazionerà in permanenza aerei ed equipaggi e non ha risposto alle domande di AP; il Global Times, quotidiano di Stato cinese, cita un esperto secondo cui non ci sarà una guarnigione autonoma né diritti d’uso esclusivi. Il governo del Laos non ha risposto a ripetute richieste di commento su come verrà gestito lo scalo. Tacciono anche Hanoi, Phnom Penh e la giunta militare del Myanmar.Un funzionario vietnamita, che ha parlato ad AP senza autorizzazione, descrive il progetto come «un centro di addestramento orientato soprattutto alla formazione e all’assistenza umanitaria», ma aggiunge che serve «a rafforzare l’influenza cinese in Laos» e che un dispiegamento militare cinese «eserciterebbe naturalmente una certa pressione militare aggiuntiva anche sul Vietnam».La Thailandia, il vicino più esposto, ha scelto toni diversi a seconda di chi parlava. Il portavoce del ministero della Difesa ha detto che il Laos ha il diritto sovrano di decidere, ma Bangkok «continuerà a monitorare da vicino gli sviluppi», e ha posto la domanda che pesa su Washington: «Significa che gli Stati Uniti dovrebbero attaccare una struttura congiunta nel Sud-Est asiatico?». Il vicepremier e ministro degli Esteri Sihasak Phuangketkeow, mercoledì, ha parlato invece di nessuna preoccupazione immediata: nella sua recente visita in Laos il tema non è stato sollevato, perché «questione interna».Per l’Institute for the Study of War la base «darebbe» all’esercito cinese «rotte alternative per accedere alle aree contese del Mar Cinese Meridionale e alle rotte aeree strategiche intorno al Vietnam», pur non essendo attrezzata per grandi operazioni di combattimento. Rachel Vandenbrink, analista dell’Australian Strategic Policy Institute, vede nella scelta del sito «più un’occasione che la risposta a un’esigenza operativa evidente». In questa lettura, Ban Keun vale meno per gli aerei che ospita oggi che per il precedente che fissa: un Paese dell’Asean che apre il proprio spazio aereo all’addestramento cinese.Greg Poling, direttore dell’Asia Maritime Transparency Initiative del Center for Strategic and International Studies di Washington, non vede equilibri che cambiano: Ban Keun è «un bersaglio di opportunità» e non «altera radicalmente alcun equilibrio di potere». «La strategia cinese di basi all’estero somiglia più alla roulette che al poker», ha detto. «Piccole puntate sul tavolo che ogni tanto pagano».