Brasile, il Senato approva la settimana di 40 ore a 11 giorni dal ballottaggio tra Lula e Bolsonaro

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BRASÍLIA — Settantacinque sì e un solo no. Con questo risultato, ripetuto identico nelle due votazioni previste per gli emendamenti costituzionali, mercoledì il Senato brasiliano ha approvato in via definitiva la riforma che abolisce la scala «6×1», sei giorni di lavoro e uno di riposo, e porta l’orario massimo settimanale da 44 a 40 ore senza taglio di salario. Undici giorni prima del ballottaggio del 25 ottobre, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva incassa la misura su cui ha costruito l’ultima fase della campagna.È la prima riduzione costituzionale dell’orario dal 1988, quando la nuova Costituzione portò la settimana da 48 a 44 ore. Il testo è lo stesso approvato dalla Camera a maggio e non ha bisogno della firma presidenziale: il Congresso lo promulgherà la prossima settimana. Secondo il Guardian riguarda fino a 30 milioni di lavoratori.Il calendario è scaglionato. Sessanta giorni dopo la promulgazione scattano i due giorni di riposo retribuiti a settimana, uno preferibilmente la domenica, e il tetto scende a 42 ore; circa un anno dopo si arriva a 40. La contrattazione collettiva deciderà come distribuire i giorni liberi.Il voto registra la resa dell’opposizione, che per mesi aveva bloccato la proposta e che ancora nei giorni scorsi chiedeva di rinviarla a dopo il ballottaggio. Martedì Flávio Bolsonaro, senatore e candidato della destra contro Lula, ha cambiato linea: «La maggioranza dei lavoratori brasiliani vuole la fine della scala 6×1, quindi voterò a favore». Era in campagna a Porto Alegre e ha votato da remoto. L’unico contrario è stato Hamilton Mourão, ex vicepresidente di Jair Bolsonaro e padre politico di quella destra.Il presidente del Senato Davi Alcolumbre ha difeso la riforma con un’immagine: «A prima vista può sembrare un cambiamento sottile. Ma per chi si alza presto, prende un autobus affollato, fa il suo turno e torna a casa a fine giornata, questo cambiamento è enorme». Dopo il voto senatori e sostenitori hanno intonato in aula «Olê, olê, olê, olá, Lula, Lula». Il presidente ha affidato il commento a un video sui social: «Abbiamo lottato, discusso e fatto pressione perché il Congresso votasse».L’esposto contro MetaLo stesso mercoledì il Partito dei Lavoratori di Lula ha annunciato un esposto all’Organizzazione degli Stati americani contro Meta, accusata di «interferenza» nella campagna. «È il momento di denunciare Meta davanti alla comunità internazionale», ha detto il responsabile della comunicazione del partito, precisando che l’iniziativa è stata ordinata da Lula in persona.Le accuse: tra venerdì 9 e sabato 10 ottobre il profilo di Lula non ha potuto promuovere post a pagamento su Instagram; un video ufficiale ha subito un’interruzione nel conteggio delle visualizzazioni che ne ha ridotto la portata; prima del primo turno i profili del presidente e di altri leader di sinistra sono spariti dalla funzione di ricerca. Un rapporto del partito calcola che la pagina di Flávio Bolsonaro ottenga quasi tre volte l’engagement di quella di Lula, pur avendo il 17% di follower in meno.Meta respinge tutto. Le accuse sono «semplicemente false» e «non supportate dai fatti», ha dichiarato l’ufficio brasiliano dell’azienda; in una mail all’Afp ha aggiunto che «molti dei problemi tecnici citati non hanno riguardato solo il Brasile o account specifici». Il Tribunale superiore elettorale ha comunque imposto a Meta, con un’ordinanza del 10 ottobre, di spiegare profilo per profilo tutte le misure applicate dal 16 agosto agli account di Lula e il motivo della disattivazione dell’account pubblicitario della campagna il 23 settembre. Giovedì la campagna incontra gli osservatori elettorali internazionali.Le due mosse dello stesso giorno puntano allo stesso bersaglio: i circa 34 milioni di brasiliani che il 4 ottobre non hanno votato, ai quali Lula, che non usa il telefono cellulare, ha rivolto dopo il primo turno una serie di video sui social. La settimana corta arriva dopo nuovi tagli alle accise sui carburanti, la proroga dei sussidi e il condono dei debiti con il fisco federale per oltre 3,6 milioni di piccole imprese.I numeri dicono quanto la partita resti aperta. Al primo turno Flávio Bolsonaro ha preso il 47% contro il 45% di Lula, uno scarto di 2,2 milioni di voti. Il sondaggio Quaest diffuso mercoledì dà Bolsonaro al 46% e Lula al 44%, dentro il margine di errore.