Garlasco, i dubbi della cugina di Sempio sull’impronta 33: «Esclusivamente tua?»

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Prima cerca di capire se quell’impronta sia davvero soltanto sua. Poi ragiona su come possa essere finita sulla parete della scala dove venne trovato il corpo di Chiara Poggi. E infine ipotizza che possa essere rimasta lì per anni, perché nessuno avrebbe lavato quel muro. Claudia Tarletti, amica e cugina di secondo grado di Andrea Sempio, non è un’investigatrice. Ma il 22 maggio 2025, mentre l’inchiesta di Pavia stringe il cerchio attorno al suo parente, gli pone una domanda che sembra uscita da un interrogatorio: «Esclusivamente tua?». Parla dell’impronta 33, quella che i consulenti della Procura attribuiscono al palmo destro dell’indagato. E nelle intercettazioni dei carabinieri spunta un particolare: le spiegazioni che Claudia prova a immaginare in privato somigliano a quelle che, mesi dopo, Sempio offrirà pubblicamente per contestare il valore accusatorio della traccia. Una coincidenza che permette di ricostruire come, attorno all’indagato, si discutesse già delle possibili risposte agli elementi raccolti dagli investigatori. E oggi, con Sempio che in tv sostiene che l’impronta 33 non sia attribuibile a nessuno, quelle ricostruzioni sembrano suonare in un altro modo.Perché La Verità domani in edicola passa anche da lì: dalle intercettazioni choc sui timori delle persone più vicine ad Andrea Sempio, genitori compresi.Caso Garlasco, le intercettazioni sui timori di Andrea SempioMa torniamo alla Tarletti. Il tono è leggero, quasi da brindisi tra amici. Ma il tema, in realtà, è tutt’altro che allegro. Dietro la leggerezza affiora una preoccupazione: che cosa potrebbero sentire gli inquirenti? Il 14 aprile, in auto, Claudia racconta di aver lasciato il telefono in un’altra stanza e si domanda se sia davvero intercettata. Ride, fa «cin cin» e azzarda: «se davvero intercettano, capiscono che…». Il brogliaccio registra anche la risata. Poi torna su una frase che circolava nell’ambiente di Andrea: alla fine, «non abbiamo in mano niente». Una considerazione privata, non una conclusione investigativa, che restituisce però il clima di incertezza attorno all’inchiesta.Il Dna di Sempio e le conversazioni con Claudia TarlettiA marzo, del resto, il tema del Dna era già al centro delle conversazioni. Il 12 Claudia commenta le notizie televisive: i giornalisti parlano del Dna di Andrea, ma «nessuno dice che il DNA non era esaminabile». Il giorno dopo riferisce la spiegazione attribuita a Sempio, secondo cui il materiale genetico potrebbe essere arrivato dal computer di Chiara Poggi, che lui utilizzava insieme agli amici. Claudia, però, reagisce con un secco: «non è possibile». Il 15 marzo torna sul materiale trovato sotto le unghie di Chiara, che definisce «troppo degradato», sostenendo che non fosse esaminabile neppure nel 2016.Il 21 marzo, in auto, è Andrea a parlare dell’incidente probatorio e degli esami che potrebbero trasformare il Dna «da un indizio a una prova». Claudia lo incalza: anche se il Dna fosse suo, come si dimostrerebbe il collegamento con l’omicidio? È il nodo che attraversa le conversazioni: non soltanto l’origine di una traccia, ma il suo possibile significato sul piano investigativo.Il 15 aprile arriva un altro vocale. I giornali, dice Claudia, continueranno «a scrivere quello che vogliono», ancora per un mese. L’attenzione si concentra così sia sugli accertamenti sia sul modo in cui la vicenda viene raccontata all’esterno.Impronta 33 a Garlasco, l’ipotesi della mano appoggiata al muroA maggio il discorso si sposta sull’impronta rilevata sulla parete. Il 22 Claudia registra due messaggi vocali per Sempio e gli pone una domanda diretta: quella traccia può essere «esclusivamente tua»? E se fosse stata lasciata scendendo le scale, appoggiandosi al muro, non potrebbe essere rimasta lì perché quel punto non veniva lavato, magari per molto tempo? È un’ipotesi formulata da una persona che non è un’esperta, non una ricostruzione scientifica. Ma mostra come, nelle conversazioni private, si cerchino già possibili spiegazioni alternative.Lo stesso Andrea, in un altro passaggio, ragiona su oggetti e superfici che potrebbero essere stati toccati quella mattina. «O magari… ma se lei quella mattina li ha sceso le scale toccando il corrimano… una cagata così», dice, ipotizzando un gesto quotidiano come possibile origine di una traccia. Poi distingue gli oggetti che ricorda di aver utilizzato da quelli che, assicura, non avrebbe toccato: «il telecomando della INC… li usavo anche io quei robi lì», mentre su «il fruttolo e l’estatè» e su una tazzina afferma di essere tranquillo proprio perché, sostiene, non li avrebbe mai toccati.Sempio e la strategia difensiva: gli elementi dell’inchiestaLa conversazione si allarga quindi al confronto con Angela e a un possibile passaggio in dibattimento. Sempio riferisce che, durante una discussione con Stefano Civardi, sarebbe stato evocato il processo. Angela avrebbe domandato perché fosse necessario arrivare al dibattimento e se esistessero già elementi non indicati che potessero condurre in quella direzione. Secondo il racconto di Andrea, alla richiesta di chiarimenti sarebbe arrivata una risposta negativa. Lui insiste sul punto: «perchè gli elementi che voi avete dovete darli anche a noi perchè… senno non ci può essere una strategia difensiva».Il tema, dunque, non è soltanto che cosa possano rivelare un’impronta o una traccia di Dna, ma anche quali elementi siano disponibili e come possano essere utilizzati per costruire una strategia difensiva. Le conversazioni restituiscono domande, timori e ipotesi di chi si trova coinvolto nella vicenda; non dimostrano, da sole, né l’innocenza né la colpevolezza di Andrea Sempio. Le spiegazioni prospettate al telefono restano tali finché non vengono confrontate con gli accertamenti tecnici.Andrea Sempio in tv: «L’impronta 33 non è attribuibile a nessuno»Quella domanda, oggi, ha una risposta pubblica. Intervistato da Sky Tg24, Sempio sostiene che l’impronta 33 non sia attribuibile «né a me né a nessuno». Anche volendola attribuire a lui, dice, si trova su un tratto di muro dove altre persone hanno lasciato la mano, perché semplicemente ci si appoggiava scendendo le scale: la stessa ipotesi che Claudia abbozzava mesi fa nei vocali. Sempio aggiunge che le minuzie necessarie non si trovano e che la difesa pensa di poter dimostrare che non fosse un’impronta insanguinata.Il numero di scarpe e gli altri elementi contestati da SempioSulle scarpe rivendica di aver sempre calzato il 44 dai 17-18 anni, e dice di sentirsi forte su quell’impronta perché sarebbero stati fatti esami mai fatti prima: un tecnico calzaturiero ha lavorato sul modello attribuito all’assassino, un esperto di un altro settore ha lavorato alla cieca, e i due sarebbero arrivati allo stesso risultato.Sul resto, Sempio dice di non sapere se sia indagato anche per la parte sulla corruzione: la richiesta è stata fatta, manca la risposta. Nel fascicolo, ricorda l’intervista, resta indagato il padre Giuseppe. Quanto ai presunti depistaggi del Ris di Parma nel 2007, afferma che se ci sono stati errori fanno bene a indagare, mentre non ne vede nella nuova inchiesta. Nega di aver visto i video intimi di Chiara e Alberto, appresi dai media, e definisce Chiara una figura distante dal gruppo di amici. Parla di una «vita realmente sospesa» e dice che avrebbe voluto incontrare i genitori di Chiara, pur capendo che ora non è il caso. Con la Procura che ha chiuso per la seconda volta le indagini e il rinvio a giudizio all’orizzonte, spera di arrivare in fretta almeno all’udienza preliminare, per «spiegare tutto».L'articolo Garlasco, i dubbi della cugina di Sempio sull’impronta 33: «Esclusivamente tua?» proviene da La Verità.