TIRANA — «I governi si cambiano con elezioni democratiche. L’anno scorso abbiamo avuto elezioni, non una rivoluzione». Così il primo ministro albanese Edi Rama, al potere dal 2013 e al quarto mandato, ha risposto giovedì in una serie di risposte scritte a Reuters all’ultimatum dei gruppi studenteschi, che gli avevano dato tempo fino alle 13 per dimettersi. La scadenza è passata con la capitale già in fiamme per il terzo giorno consecutivo.La contestazione, partita martedì, si è allargata giovedì a Elbasan e Scutari, mentre i liceali hanno boicottato le lezioni e sfilato al grido di «Rama Resign!». Mercoledì decine di migliaia di persone erano scese in strada, un edificio governativo e due banche erano stati incendiati e il Parlamento aveva annullato la seduta. Il bilancio di quella giornata, secondo il ministero della Salute, è di 89 feriti, di cui 61 poliziotti; la polizia conta 65 arresti per attacchi ad agenti e proprietà.Giovedì gli agenti hanno usato lacrimogeni e idranti lungo le arterie principali. I manifestanti hanno lanciato sassi davanti al ministero dell’Istruzione e verso il Parlamento, riferisce un cronista dell’AFP. In piazza Skanderbeg, il cuore della città, la polizia ha colpito con i manganelli manifestanti in fuga mentre i turisti guardavano. Le strade sono rimaste coperte di cassonetti bruciati, pensiline e semafori distrutti.Rama ha scelto di mostrarsi per la prima volta in un video su Facebook, in piedi tra le macerie dell’ufficio del College of Europe nel campus universitario di Tirana. «Fino a ieri questo era l’ufficio della scuola di un’Europa unita. Oggi questa è la rovina lasciata da mani che non sono, e non potranno mai essere, le mani degli studenti», ha detto, accusando esponenti dell’opposizione e promettendo che «chiunque abbia avuto una mano in questo caos pagherà». Il ministro dell’Interno Ervin Demo riconosce le ragioni degli studenti ma parla di «folla mascherata» e di «mani malevole di estranei».La laguna dei fenicotteriIn piazza il bersaglio ha un nome solo. «Il nostro primo ministro è il significato della parola corruzione. Trovi lavoro nel tuo campo solo se conosci uno che conosce uno», ha detto a Reuters una studentessa con il volto coperto, Kiara. Un avvocato, Lulzim Tanushi, accusa il premier di avere «abusato e rovinato la vita della gente».La rabbia viene da lontano. Da fine maggio l’Albania vive proteste quotidiane contro un resort di lusso a Zvërnec, laguna protetta nel sud-ovest, un progetto da oltre 4 miliardi di dollari legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump, in un Paese con un prodotto interno lordo di circa 27 miliardi di euro. L’area era stata tolta nel 2024 alla protezione speciale per consentire i lavori; il piano è impugnato in tribunale. Il movimento si è battezzato «rivoluzione dei fenicotteri rosa», dagli uccelli della laguna, e il 4 luglio, compleanno di Rama, ha riempito Tirana di cartelli «L’Albania non è in vendita». Nessuna prova di illeciti riguarda Kushner, che non è parte della disputa.Il governo nega ogni corruzione: «Come la stessa Ue ha appena riconosciuto, l’Albania la sta affrontando come mai prima», scrive Rama, che si dice pronto a discutere del costo dell’istruzione ma non ad accettare che «la violenza faccia deragliare il futuro europeo dell’Albania». Il Partito Democratico, principale forza di opposizione, appoggia gli studenti e chiede un governo tecnico ed elezioni anticipate: «una rivolta contro un modello di governo costruito da Edi Rama che ha tolto speranza ai giovani».Afrim Krasniqi, dell’Istituto di Studi Politici di Tirana, ricorda che per mesi le proteste erano rimaste pacifiche «ma le loro richieste sono state ampiamente ignorate, mentre il governo ha risposto con campagne di discredito invece che con un dialogo vero». Sokol Lleshi, politologo della University of New York Tirana, frena invece sui paragoni con il movimento di massa del dicembre 2018, che a suo giudizio la protesta attuale «non sembra replicare».La delegazione dell’Unione europea a Tirana ha condannato «la violenta escalation» e chiesto ai manifestanti moderazione, perché «il dialogo costruttivo è l’unica via». La Commissione punta a chiudere il negoziato di adesione entro il 2027, e Rama ha costruito su quella data il mandato vinto nel 2025: ogni notte di fuoco in piazza Skanderbeg pesa a Bruxelles quanto a Tirana. Il premier dice di non temerlo: «Nessuno può prendere l’Albania per la gola».Teftalia Papa, studentessa di giornalismo, risponde dalla strada: «Chiediamo un cambiamento vero, non promesse vuote. Vogliamo un governo che lavori per la sua gente, non contro».