BAKU — Quando il presidente israeliano Isaac Herzog ha preso la parola nella plenaria del vertice asiatico ospitato a Baku, 13 delegazioni su 28 si sono alzate e sono uscite dall’aula. In testa l’Iran, con il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi; dietro, tra le altre, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Pakistan, Indonesia e la delegazione palestinese. Lo riferisce WANA, agenzia iraniana con sede a Teheran, con un video della sala che si svuota. Dalla delegazione israeliana nessuna reazione, dalla presidenza azera nessun commento.È il settimo vertice della Conferenza per l’interazione e le misure di fiducia in Asia, la Cica, un foro di 28 Stati nato nel 1992 su proposta dell’allora presidente kazako Nursultan Nazarbayev. Il padrone di casa, il presidente azero Ilham Aliyev, aveva riunito per la prima volta dall’inizio della guerra con l’Iran, a fine febbraio, i rappresentanti dei Paesi in conflitto sotto lo stesso tetto: Herzog, Gharibabadi, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, il russo Sergej Lavrov, il cinese Wang Yi, l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al-Thani, la ministra degli Esteri palestinese Varsen Aghabekian Shahin. Israeliani e iraniani hanno condiviso la sala, non il tavolo: non risulta alcun contatto diretto tra le due delegazioni.Nel discorso interrotto dall’uscita, Herzog ha lodato il Paese ospite. «È molto significativo che si tenga il vertice Cica in Azerbaigian, perché l’Azerbaigian è un Paese molto tollerante», ha detto, congratulandosi con Aliyev per la presidenza del foro, prolungata fino al 2028.Herzog era arrivato mercoledì a bordo di un volo di linea della Azerbaijan Airlines, una scelta che gli ha permesso di attraversare lo spazio aereo turco, secondo Euronews. Al Palazzo presidenziale ha incontrato Aliyev, che ha chiamato «amico», e su X ha definito l’Azerbaigian «un partner importante di Israele nella nostra regione», con cui «abbiamo discusso di come approfondire le nostre relazioni strategiche» e dei «recenti eventi nella regione». Ha poi avuto quello che ha descritto come «un incontro eccellente» con il ministro degli Esteri del Bahrein, Abdul Latif bin Rashid Al Zayani, sull’«importanza degli Accordi di Abramo, guidati dagli Stati Uniti». Il Bahrein, dall’inizio della guerra, è stato pesantemente bombardato dall’Iran.Le parole di TrumpMentre a Baku le sedie si svuotavano, il presidente americano Donald Trump parlava ai cronisti prima di lasciare l’Arizona per un comizio in Montana. «L’Iran finirà molto presto. Sarà finita molto presto, e i vostri prezzi dell’energia scenderanno molto rapidamente», ha detto. «Ho dovuto fare un’escursione fin giù in Iran per togliere l’arma nucleare. E l’abbiamo fatto. Non avranno un’arma nucleare». Ha aggiunto che il traffico petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz si è ripreso nonostante gli scontri. La Casa Bianca non ha collegato le sue parole al vertice di Baku.È una promessa già fatta. Il 2 ottobre, al comizio di Mobile, in Alabama, Trump aveva detto che la guerra sarebbe finita «probabilmente subito dopo le elezioni di metà mandato» di novembre, prevedendo un crollo del prezzo del petrolio. Quello stesso giorno due navi erano state colpite nei pressi di Hormuz e il presidente aveva indicato in 18 i militari americani morti dall’inizio dell’operazione «Epic Fury», avviata più di sei mesi fa.Teheran descrive uno Stretto diverso. «Lo Stretto di Hormuz è chiuso, il passaggio richiede coordinamento», ha dichiarato il contrammiraglio Habibollah Sayyari attraverso la stessa agenzia WANA, che titola sugli attacchi alle superpetroliere come «nuova equazione iraniana». Gharibabadi, nei giorni scorsi, in una serie di interviste a media arabi e russi, ha detto che l’Iran sta finalizzando la risposta alle posizioni americane, che continuerà a partecipare ai colloqui con Washington ma resta pronto «sia alla diplomazia sia al confronto militare», e che se gli Stati Uniti sceglieranno di nuovo le armi «le conseguenze si estenderanno oltre la regione».Baku ha incassato la foto di tutti nella stessa sala, non quella di tutti seduti ad ascoltare. Aliyev, nel discorso d’apertura, ha rivendicato il metodo: «La cooperazione del nostro Paese con molti Stati in formati bilaterali e multilaterali rafforza il sistema di sicurezza nella nostra regione».