Virtus ex alto. Il cardinale Giovanni Battista Re, fedele “servitore” di più Papi

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“Penso di non sbagliare dicendo che lei, Eminenza, è stato ed è uno dei servitori della Santa Sede più conosciuti e stimati”. C’è tanto, forse tutto, in questo passaggio della lettera di Papa Leone XIV, datata 11 ottobre 2026, mediante cui ha inteso ringraziare pubblicamente il cardinale Giovanni Battista Re per aver svolto “egregiamente” l’incarico di Decano del Collegio Cardinalizio. Il “cuore” del testo è, però, altrove: nella rilettura di un’intera esistenza sacerdotale, che è stata, e continua ad essere, “una edificante testimonianza di amore alla Chiesa e al Papa”.Si tratta di una storia iniziata lontano dai palazzi apostolici, precisamente a Borno, in Val Camonica, dove Re nasce nel 1934. Ordinato sacerdote nel 1957, passa per la Pontificia Accademia ecclesiastica e per le nunziature a Panama e in Iran, prima di rientrare in Segreteria di Stato nel 1971 come segretario particolare dell’allora Sostituto, l’arcivescovo Giovanni Benelli. Sette i Pontefici che ha conosciuto e servito, con responsabilità diverse e crescenti. È con San Giovanni Paolo II che diventa, nelle parole di Leone XIV, “collaboratore fidato dei Sommi Pontefici” per eccellenza. Wojtyla lo nomina Assessore nel 1979, Segretario della Congregazione per i Vescovi nel 1987 e, due anni dopo, Sostituto della Segreteria di Stato. Nel 2000 arriva alla guida della Congregazione per i Vescovi, insieme alla presidenza della Pontificia Commissione per l’America Latina; l’anno dopo l’elevazione alla dignità cardinalizia. Il suo impegno ultradecennale – dapprima, in qualità di Segretario – nel presentare alla scelta del Papa i candidati all’episcopato gli ha “permesso di acquisire una straordinaria conoscenza della Chiesa universale, arricchita da moltissime relazioni personali”. Nella lettera, il Santo Padre ha messo in rilievo anche “lo stile aperto, cordiale, franco, e la capacità di affrontare le situazioni e i problemi con saggezza e concretezza, sempre fedele agli insegnamenti della Chiesa e con grande amore per il Successore di Pietro”.Lasciato il Dicastero nel 2010, Re non esce di scena. Nel marzo 2013 è lui, come primo dei cardinali vescovi elettori, a presiedere il Conclave che elegge il cardinale Jorge Mario Bergoglio. Nel 2020 diventa Decano. Nel gennaio 2023 celebra all’altare le esequie di Benedetto XVI; il 26 aprile 2025 presiede quelle di Francesco. Il 7 maggio 2025, nella Messa pro eligendo Romano Pontifice, invoca un Papa che meglio sappia “risvegliare le coscienze di tutti e le energie morali e spirituali” della società, richiamando a un’unità “che non significa uniformità, ma salda e profonda comunione nelle diversità”. Tre giorni dopo, nel primo incontro con il Collegio, Leone XIV gli rende omaggio pubblicamente.Nel concludere sull’uomo, il Papa ha scritto: “Tutti abbiamo ammirato in Lei il vigore della fede e dello zelo così ben fusi con le doti di operosità attinte dalle Sue radici familiari e dell’amata Val Camonica”. Una possibile chiave di lettura, suggerisce Leone XIV, sta nel motto scelto al momento dell’elezione alla dignità episcopale, Virtus ex alto, che attesta quanto abbia sempre “saputo invocare e ricevere forza dal Signore e dalla sua Grazia”. Un motto che dà ragione del suo aver servito la Chiesa senza mai servirsi di essa. Un vero “uomo di Chiesa” e “uomo di Dio”, sincero e coerente. Ha onorato e onora la summenzionata terra nativa, di grandi e radicate tradizioni cristiane, nel campo ecclesiale e nell’apostolato laicale, ricevendo nel corso degli anni diversi riconocimenti legati al territorio, partecipando alla vita di quelle comunità come nel caso del 7 luglio 2018 quando – nel centenario della Grande Guerra – l’Adamello è stato proclamato Vetta Sacra alla Patria.Senza tema di smentita, si può sostenere – utilizzando le parole della sua omelia del 2002, in occasione del XX anniversario della scomparsa del cardinale Giovanni Benelli – che il suo “amore alla Chiesa e alle anime lo (abbia spinto) ad affrontare con ardore e coraggio i problemi anche più difficili, senza badare al proprio tornaconto, ma guardando a ciò che la coscienza gli (ha indicato, di volta in volta) come scelta giusta e doverosa”. Insomma, non si può non rivolgergli un grazie per quello che ha fatto, anche per il nostro Paese, quale “testimone di Cristo e servitore del Vangelo per la speranza del mondo”.