Le app sono finite? Dobbiamo parlarne - Cookies del 15 ottobre 2026

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Nel Cookies di questa settimana partiamo da una notizia che avrete già sentito: una suite gratuita che ricalca i programmi di Adobe, scritta da uno sviluppatore con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Ma dove andremo a finire?Dopo il ragionamento di apertura trovate le notizie della settimana, dalle novità di Gemini a un malware preoccupante. Il nostro video le racconta tutte in sequenza. Lo sviluppatore ha usato agenti di intelligenza artificiale per replicare programmi come Photoshop, Premiere e Lightroom. Il software è scaricabile, esiste anche per Linux e non è ancora completo: il lavoro prosegue pubblicamente su GitHub, aggiornato in buona parte dagli agenti stessi.Adobe non si è mossa con gli avvocati (da quello che sappiamo), e secondo noi il motivo è che non c'è stato reverse engineering, cioè smontare le app per leggerne il codice. Gli agenti hanno osservato come funzionano i programmi e li hanno replicati, un po' come GIMP rispetto a Photoshop. Il rischio che vediamo è un circolo vizioso: se ogni nuova funzione venisse copiata gratis poco dopo, perché le aziende dovrebbero innovare?Con modelli sempre più capaci, forse chiunque potrà chiedere il proprio programma su misura, senza le funzioni che non usa. Oggi il risultato sarebbe lontanissimo da quello ottenuto da questo sviluppatore, ma la direzione ci pare tracciata.Il nostro grosso dubbio riguarda il costo dei token, cioè quanto si paga per far lavorare questi sistemi. Lo sviluppatore avrà speso qualche migliaio di euro, e abbonamenti da 20 o 200 euro al mese sono cifre insostenibili sul lungo periodo: costano poco per conquistare il mercato. Se i prezzi salissero, pagare un abbonamento ad Adobe potrebbe tornare ad avere senso, così come per Adobe pagare sviluppatori invece che spostare tutto il prezzo sui token AI. Google Gemini 4: è il nuovo modello, atteso a lungo, più agentico e orientato ai compiti, con una modalità in cui lavora anche mentre non interagiamo. Nella versione gratuita sparisce la scelta del modello: resta auto, che usa il modello leggero ma può passare a uno superiore per le domande complesse.WhatsApp e smartphone vecchi: smette di funzionare su Android 6 e precedenti e su iOS da 15.1 in giù. Il controllo vale per nonni e zii, perché la disattivazione avviene lato server e non basta evitare l'aggiornamento.WhatsApp come prova: gli screenshot delle chat sono validi in giudizio, ma non bastano da soli perché si possono manomettere. Serve anche il dispositivo con la chat.Apple Home View: un dispositivo per la casa simile a un enorme Apple Watch su una base, con sistema operativo dedicato e riconoscimento delle persone. Per ora non arriva in Italia.MacBook touch: secondo i rumor arrivano a fine ottobre, e siamo curiosi di capire come Apple concilierà macOS con il tocco. La prima è VoiceBox, uno strumento che funziona offline e promette di clonare una voce con un campione di soli 3 secondi. Non sarà perfetto, ma per una telefonata truffa conta provarci con tanti, e un messaggio vocale o una storia Instagram bastano.La seconda, ancora più allarmante nell'immediato, è Midnight Mimosa: un malware preinstallato su smartphone Android, soprattutto nei cloni di modelli famosi. Si finge un componente di sistema, installa app a nostra insaputa e disattiva i servizi Google il tempo necessario per aggirare i controlli. L'Italia sarebbe tra i paesi dove questi telefoni sono stati venduti di più, quindi conviene verificare con l'app indicata nell'articolo collegato.L'articolo Le app sono finite? Dobbiamo parlarne - Cookies del 15 ottobre 2026 sembra essere il primo su Smartworld.