BOCCIATO

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Non ci siamo, Ernesto Maria, non ci siamo affatto. Se l’obiettivo era accreditarsi come il nuovo volto saggio, istituzionale e moderato della scena politica, la prima uscita ufficiale è un disastro totale. Anzi, un vero e proprio autogol.L’esordio di Ruffini da aspirante leader politico — o comunque da timoniere di un nuovo soggetto — è da dimenticare in fretta. Il motivo? Semplice: il solito vizietto di una certa sinistra non muore mai e, alla prima occasione utile, si torna all’antico, ricorrendo al solito, infallibile cliché. Quello per cui chi non vota a sinistra, chi lavora in proprio, chi ha una bottega, una partita IVA o semplicemente strizza l’occhio al centrodestra viene bollato, senza se e senza ma, come un potenziale evasore fiscale.Ospite nel salotto buono di Lilli Gruber, l’ex capo dell’Agenzia delle Entrate si è lasciato andare a una definizione che pesa come un macigno. Alla domanda sul «target» degli elettori di Giorgia Meloni, prima si è trincerato dietro un eufemismo — “tendente a risparmiare…” — poi, di fronte all’insistenza della conduttrice, che evocava apertamente l’evasione fiscale, ha annuito senza mezzi termini: “Sì, diciamo di sì”.Ecco il ritratto che i neocampolarghisti — anche quelli che vestono i panni civici o tecnici — sembrano riservare a milioni di italiani. Per Ruffini e per la carovana pseudo-progressista, chi sceglie il centrodestra non è un cittadino che chiede meno tasse, meno burocrazia o maggiore giustizia tributaria: no, è semplicemente uno che ha il proprio “target” sintonizzato sull’illecito. È la solita, trita e ritrita superiorità antropologica della sinistra, che guarda alle partite IVA, ai professionisti, ai commercianti e alla gente comune con il sospetto di chi siede sullo scranno del moralismo fiscale.Questo incidente di percorso svela la reala cifra politica di Ruffini. Quando scendi nell’arena della politica attiva, la prima regola d’oro dovrebbe essere il rispetto per gli elettori: per tutti gli elettori, compresi i milioni di italiani che hanno dato fiducia al governo in carica. Dipingere il popolo del centrodestra come un insieme di potenziali evasori non è soltanto una caduta di stile imperdonabile: è il segnale che, al di là dei proclami sulla Costituzione e sul principio di uguaglianza, persiste una mentalità di fondo che alimenta la diffidenza verso il ceto produttivo.Un leader che punta a unire il Paese non può permettersi di alienarsi una fetta così ampia dell’elettorato, riducendola a una categoria criminale o moralmente difettosa. Un “saggio” che scende in politica dovrebbe sapere che una delle tasse più inique è quella imposta dall’arroganza ideologica.Partire così significa mettersi fuori strada prima ancora di aver ingranato la prima marcia. Se il buongiorno si vede dal mattino, la discesa in campo di Ruffini somiglia più a un tonfo clamoroso che all’inizio di un percorso politico credibile. Bocciato. L'articolo BOCCIATO proviene da Nicolaporro.it.