SANAA — Una mappa pubblicata su X, con il bersaglio cerchiato attorno al deposito della Yemen Petroleum Company e alla stazione di servizio di al-Sabaha, alla periferia ovest di Sanaa, e l’invito a lasciare la zona «per la sicurezza dei civili». L’ha diffusa nel pomeriggio il portavoce della coalizione a guida saudita, il generale di brigata Turki al-Maliki. È il primo ordine di evacuazione sulla capitale yemenita da quando la guerra con gli Houthi si è riaccesa. Poco dopo un corrispondente dell’AFP ha sentito un’esplosione e la tv degli Houthi Al-Masirah ha parlato di un raid saudita contro la compagnia petrolifera.Il sito sorge su una collina che domina la capitale, in un’area non abitata, ma il distributore accanto serve il pubblico. Testimoni hanno riferito esplosioni all’Associated Press, senza che sia chiaro che cosa sia stato colpito, e Al-Masirah non ha mostrato immagini. Alle 17 non c’era alcun bilancio né una conferma dell’attacco da parte di Riad.La risposta degli Houthi è arrivata quasi subito, con lo stesso vocabolario. Il portavoce militare del movimento, il generale Yahya Saree, ha scritto su Telegram che ogni attacco su Sanaa avrà una risposta «dura e dolorosa» nella capitale nemica e che «tutte le installazioni Aramco sono obiettivi legittimi per le nostre forze», con l’invito a dipendenti e civili a evacuarle. Ha minacciato di nuovo l’aeroporto internazionale di Riad e ha rinnovato l’avviso a compagnie aeree, equipaggi e passeggeri a evitare scali e spazio aereo sauditi, con l’eccezione della Mecca e di Medina. Aramco, la compagnia petrolifera di Stato saudita, non ha commentato.Il ministero degli Esteri di Sanaa, attraverso l’agenzia Saba controllata dagli Houthi, ha definito l’Arabia Saudita «Regno del Corno di Satana»: «Sicurezza, stabilità e sovranità devono valere per tutti, altrimenti non ne godrà nessuno».Riad con l’aeroporto chiusoDall’altra parte del confine la giornata si è aperta con tre droni intercettati a nord di Riad. L’aeroporto King Khalid resta chiuso fino alle 21 GMT (le 23 in Italia) di sabato 17 ottobre: l’autorità saudita per l’aviazione civile ha spiegato di volere «completare le procedure di sicurezza e prontezza operativa». Sabato un attacco aveva ucciso 13 persone e ferito più di 300; giovedì erano morte tre persone, fra cui un pilota, domenica una, con 11 feriti. Saree aveva rivendicato «quattro operazioni qualitative in 24 ore» con missili balistici, cruise e droni, anche su Dammam e su due impianti Aramco. Il ministro saudita dell’Energia aveva promesso una risposta «seria».L’ordine di sgomberare un impianto petrolifero a Sanaa e la minaccia sugli impianti Aramco sono le due facce della stessa partita, in cui ciascuno colpisce o promette di colpire il petrolio dell’altro. La guerra si è riaccesa dopo che gli Houthi hanno preso aree chiave lungo lo stretto di Bab el-Mandeb, all’imbocco meridionale del Mar Rosso, passaggio obbligato per il greggio del Golfo; la coalizione sostiene dal 2015 il governo yemenita riconosciuto.Le ambasciate hanno preso atto. Quella francese a Riad ha «fortemente sconsigliato» ai propri cittadini di recarsi o transitare negli aeroporti di Riad, Gedda e Dammam, e di viaggiare nelle tre città «se non necessario». Il Dipartimento di Stato americano ha portato lunedì l’Arabia Saudita al livello 3, «riconsiderare il viaggio», per il «rischio di attacchi con droni e missili contro interessi americani da parte dell’Iran e degli Houthi sostenuti dall’Iran»: i dipendenti del governo Usa devono chiedere un’autorizzazione speciale per usare qualsiasi aeroporto saudita e non possono avvicinarsi a meno di 32 chilometri dal confine yemenita.Washington fornisce intelligence, identificazione dei bersagli e pianificazione all’offensiva saudita, ma finora non ha colpito gli Houthi, e Riad chiede un sostegno militare più diretto. Teheran non ha reagito all’attacco su Sanaa. Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, al telefono con l’omologo iraniano Abbas Araghchi, ha chiesto lo stop immediato degli attacchi contro l’Arabia Saudita: «Non c’è giustificazione per questi attacchi, e non possono essere accettati». Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha telefonato al principe ereditario Mohammed bin Salman per assicurare che la Turchia sta con Riad.Il Brent ha chiuso la seduta intorno ai 105 dollari al barile, in calo di circa due dollari. Goldman Sachs ha alzato di 5 dollari, a 90, la stima per dicembre, citando rischi persistenti all’offerta mediorientale, mentre il prodotto interno lordo saudita è atteso in contrazione del 3,6% nel 2026. Gli amministratori delegati di ExxonMobil, TotalEnergies, Shell, Chevron e BP sono spariti dal programma del World Petroleum Congress, in calendario in Arabia Saudita.