Arrivato nelle sale l’8 ottobre 2026, L’Estranea di Paolo Strippoli è una delle sorprese più interessanti del cinema italiano recente. Un thriller psicologico che ci ha convinti per la sua originalità, la tensione costante e la capacità di affrontare temi complessi attraverso una storia tutt’altro che prevedibile. Era da tempo che un film italiano non riusciva a coinvolgerci così, tenendoci con il fiato sospeso fino all’ultima scena. Strippoli mescola thriller, horror e dramma familiare, costruendo un racconto inquietante che va ben oltre i confini del genere e lascia spazio a diverse interpretazioni.In un panorama cinematografico spesso legato a formule narrative già collaudate, L’Estranea dimostra che il cinema italiano sa ancora osare e sorprendere. Il regista sceglie di raccontare le fragilità umane, le ossessioni e i rapporti familiari senza ricorrere a soluzioni scontate. Il risultato è un film che abbiamo particolarmente apprezzato, capace di mantenere alta l’attenzione e di lasciare nello spettatore domande e riflessioni anche dopo i titoli di coda.L’Estranea: la trama e un cast che convinceLa storia si apre durante un violento temporale, quando Anna (Jasmine Trinca) si presenta senza preavviso a casa della figlia Alice (Romana Maggiora Vergano) per confessarle una verità rimasta nascosta per oltre vent’anni. La loro famiglia, apparentemente perfetta, si regge su una bugia: anni prima, Anna ha stretto un patto con una donna misteriosa, l’Estranea, per salvare la gamba della figlia dopo un incidente.Quella decisione ha però scatenato una serie di conseguenze drammatiche, trascinando l’intera famiglia in una spirale di sacrifici e tragedie. Adesso soltanto Alice sembra avere la possibilità di interrompere tutto, ma il prezzo da pagare potrebbe essere altissimo. Il cast è senza dubbio uno dei punti di forza del film. Accanto a Jasmine Trinca troviamo Adriano Giannini, nei panni del marito Walter, Filippo Scotti, che interpreta il figlio Tobia e Valeria Bruni Tedeschi, nel ruolo dell’enigmatica Estranea. Le interpretazioni riescono a restituire la complessità di una famiglia che, dietro un’immagine di successo e benessere, nasconde fragilità, frustrazioni e rapporti sempre più difficili. Particolarmente convincente è Jasmine Trinca, capace di dare vita a un personaggio contraddittorio, che alterna gesti apparentemente generosi a comportamenti profondamente egoistici. A rendere il risultato ancora più riuscito contribuiscono una fotografia estremamente curata e una colonna sonora perfettamente inserita nel racconto. Le immagini e la musica accompagnano la tensione senza ricorrere continuamente agli espedienti tipici dell’horror, costruendo un’atmosfera inquietante che attraversa l’intero film. Prodotto da Propaganda Italia con Rai Cinema, in associazione con Dinamo Film e in coproduzione con Kazak Productions e Tarantula, L’Estranea è distribuito da 01 Distribution.Foto: Ufficio StampaAddio a RJ Mitte, il volto di Breaking Bad morto a 34 anniL’estranea: Anna, una madre che sceglie per tutti ma pensa a se stessaIl personaggio che più ci ha portati a riflettere è senza dubbio quello di Anna. A una prima lettura potrebbe sembrare una madre disposta a tutto pur di proteggere i propri figli. E, in parte, lo è. Ma osservando le sue scelte emerge una personalità molto più contraddittoria. Anna prende continuamente decisioni per gli altri, convinta di sapere cosa sia meglio per la propria famiglia. Non lascia ai figli la possibilità di scegliere davvero, di sbagliare o di costruire un futuro diverso da quello che ha immaginato per loro.Il suo amore materno finisce così per trasformarsi in una forma di controllo, nella quale il benessere dei figli sembra passare in secondo piano rispetto alle sue aspettative. È un personaggio che, a nostro avviso, va compreso prima ancora che giudicato. Le sue paure sono umane, così come il desiderio di proteggere le persone che ama. Ma questo non significa che le sue azioni siano sempre giustificabili. Anna è profondamente egoriferita, anche quando sembra sacrificarsi per gli altri, finisce per mettere al centro se stessa e l’immagine che desidera conservare della propria vita.Lo dimostra il rapporto con Alice, che fin da piccola viene indirizzata verso il mondo della recitazione. Quello che dovrebbe essere un percorso di crescita personale diventa il tentativo di realizzare un’ambizione che appartiene soprattutto alla madre. Anna non sembra chiedersi davvero cosa desideri sua figlia. È più interessata a ciò che Alice potrebbe diventare e a quanto quel successo possa contribuire all’immagine di una famiglia perfetta. Quanto male possiamo fare agli altri, convincendoci di agire per amore? È una delle domande più interessanti che Strippoli pone attraverso questo personaggio, mettendo in discussione il confine tra protezione e possesso.Foto: Ufficio StampaMatilda De Angelis torna al cinema con Balcanica: la storia vera che emozionaL’Estranea e il tema delle apparenze: la perfezione a ogni costoSe dovessimo individuare un tema dominante, sceglieremmo quello delle apparenze. La famiglia raccontata da Strippoli vive costantemente sotto il peso delle aspettative sociali. La casa, il successo, i figli promettenti e il benessere economico sono tutti elementi di un’immagine che Anna cerca disperatamente di mantenere intatta. La sua ossessione non riguarda soltanto la felicità della famiglia, ma soprattutto il modo in cui quella felicità viene percepita dagli altri.Ogni decisione, anche la più estrema, sembra rispondere alla stessa esigenza: evitare che qualcosa possa incrinare quella perfezione costruita con tanta fatica. Il film racconta con grande efficacia quanto possa diventare pericoloso confondere ciò che siamo con ciò che vorremmo mostrare. Anna finisce per sacrificare la libertà e la serenità dei propri figli pur di non rinunciare all’idea di famiglia che ha costruito.È una critica alla borghesia e alle sue convenzioni, ma anche a un atteggiamento che va ben oltre il contesto sociale raccontato. Il bisogno di apparire felici, realizzati e sempre padroni della propria vita è qualcosa di estremamente contemporaneo. Anna non riesce ad accettare che la realtà possa essere diversa da come l’ha immaginata. Ed è proprio questa incapacità a trascinarla verso scelte sempre più drammatiche.Chi è davvero l’Estranea? Un personaggio che lascia qualche dubbioSe il film ci ha convinti quasi completamente, c’è un elemento sul quale conserviamo qualche perplessità: il personaggio dell’Estranea, interpretato da Valeria Bruni Tedeschi. È una figura insolita, diversa dalle presenze soprannaturali alle quali il cinema thriller e horror ci ha abituati. La sua ambiguità è interessante, così come il modo in cui entra nella vita di Anna e ne condiziona progressivamente le decisioni.Tuttavia, l’interpretazione di Valeria Bruni Tedeschi è quella che ci ha convinto meno all’interno del cast. Pur riconoscendo la particolarità del ruolo e la volontà di costruire una presenza disturbante, la sua recitazione non ci è sembrata sempre all’altezza delle altre interpretazioni. Anche l’identità stessa dell’Estranea ci ha lasciati piuttosto interdetti. Il film non chiarisce mai completamente chi sia questa donna, da dove provenga e quale sia la sua vera natura.Una scelta probabilmente voluta da Strippoli, che preferisce lasciare allo spettatore la libertà di interpretare ciò che ha visto, senza fornire una spiegazione definitiva. A nostro avviso, sono due le possibili letture. La prima è quella più immediata: l’Estranea potrebbe essere una personificazione del diavolo, una presenza che approfitta delle fragilità umane per proporre accordi apparentemente vantaggiosi, ma destinati a provocare conseguenze terribili.La seconda interpretazione, però, è quella che troviamo più affascinante: l’Estranea potrebbe rappresentare l’alter ego di Anna, la manifestazione delle sue paure, del suo egoismo e della sua ossessione per il controllo. In questo caso, non sarebbe una vera presenza esterna, ma la personificazione di quella parte di sé che Anna non vuole riconoscere e che, attraverso il patto, trova il modo di emergere.Foto: Ufficio StampaMaxton Hall 3, la stagione finale arriva il 9 dicembreIl finale dell’Estranea e l’impossibilità di cambiare il destinoÈ soprattutto la scena finale a suggerirci questa seconda interpretazione. Quando Alice osserva la fotografia di famiglia e scopre che al posto della madre compare proprio l’Estranea, il film sembra suggerire che le due figure siano molto più legate di quanto abbiamo immaginato fino a quel momento. Forse l’Estranea è sempre stata una parte di Anna. Forse è il volto più oscuro delle sue ambizioni, quello che ha cercato di nascondere dietro l’immagine di una madre amorevole e di una famiglia perfetta. Oppure potrebbe essere il segno che, a forza di stringere compromessi e rinunciare alla propria autenticità, Anna abbia finito per perdere completamente se stessa. Sono interpretazioni che non si escludono necessariamente e che rendono il finale particolarmente interessante. Ma c’è un altro tema che, secondo noi, attraversa l’intera storia: l’impossibilità di modificare il corso naturale degli eventi senza doverne affrontare le conseguenze. Anna non accetta il dolore, la malattia, il fallimento o l’imprevisto. Vuole intervenire sul destino, correggere ciò che non le piace e impedire che la vita prenda una direzione diversa da quella che ha programmato. Ogni volta che cerca di risolvere un problema, però, ne crea un altro. Il suo tentativo di proteggere la famiglia finisce per alimentare proprio quella sofferenza dalla quale vorrebbe salvarla. È come se Strippoli volesse ricordarci che non tutto può essere controllato e che, per quanto sia difficile accettarlo, alcune cose devono semplicemente seguire il proprio corso. Il desiderio di eliminare qualsiasi forma di dolore rischia di trasformarsi in una condanna ancora più grande.L’Estranea, un thriller italiano che riesce finalmente a sorprendereQuello che abbiamo apprezzato maggiormente di L’Estranea è la sua capacità di distinguersi dai thriller più convenzionali. Non è un film che cerca di spaventare soltanto attraverso scene improvvise o colpi di scena costruiti per sorprendere lo spettatore. La tensione nasce soprattutto dalle scelte dei personaggi, dai loro silenzi e dalla sensazione che qualcosa di terribile possa accadere in qualsiasi momento. Un altro elemento particolarmente riuscito è la costruzione narrativa. Strippoli alterna il presente, ambientato nell’appartamento romano di Alice durante un violento temporale, ai ricordi delle estati baresi, quando la famiglia Colonna sembrava avere tutto sotto controllo.Il contrasto tra gli ambienti freddi e claustrofobici del presente e quelli luminosi del passato rende ancora più evidente il progressivo sgretolarsi di quella perfezione tanto desiderata. Anche il ritmo segue una struttura a spirale, con sequenze sempre più incalzanti che accompagnano lo spettatore verso la verità. La narrazione procede senza diventare prevedibile e riesce a mantenere viva l’attenzione anche quando si concentra sulle dinamiche familiari e psicologiche.Strippoli utilizza gli elementi dell’horror per raccontare qualcosa di molto più vicino alla realtà: la paura di perdere ciò che abbiamo, il bisogno di essere accettati e la difficoltà di riconoscere i nostri limiti. Non tutte le scelte narrative ci hanno convinti allo stesso modo, soprattutto per quanto riguarda la costruzione dell’Estranea, ma questo non compromette il nostro giudizio complessivo. Anzi, il fatto di essere usciti dalla visione con ancora tante domande è parte di ciò che rende il film interessante.L’Estranea è uno di quei film che continuano a lavorare nella mente dello spettatore anche dopo i titoli di coda. Spinge a ripensare alle scene, a riconsiderare le intenzioni dei personaggi e a cercare significati che durante la visione potrebbero essere sfuggiti. Per noi rappresenta una delle sorprese più interessanti del cinema italiano recente. Un film coraggioso, ben costruito, visivamente riuscito e capace di affrontare temi complessi senza rinunciare alla tensione del thriller. Paolo Strippoli è riuscito a realizzare qualcosa che, a nostro avviso, mancava da tempo: un film italiano che non si accontenta di raccontare una storia, ma osa mettere in discussione lo spettatore e le sue certezze. Forse è proprio questa la sua qualità migliore: non offrirci tutte le risposte, ma lasciarci con il desiderio di continuare a cercarle.| Da Rumors.it