I medici di famiglia potranno prescrivere fin dalla prima somministrazione i farmaci per il diabete inclusi nella Nota 100 dell’Aifa, relativa alle terapie per il diabete mellito di tipo 2 a carico del Ssn. Il Tar del Lazio ha infatti annullato le disposizioni con cui la Regione riservava agli specialisti la prima prescrizione, lasciando ai medici di base il solo rinnovo. A presentare il ricorso era stata la sezione laziale della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale. La sentenza del Tar Le Regioni, evidenziano i giudici amministrativi nella sentenza, “non possono incidere sull’individuazione dei soggetti legittimati alla prescrizione quando tale individuazione sia stata già operata dall’Aifa”. Un provvedimento accolto con favore dalla Fimmg: “Si afferma un principio che ha rilevanza per tutto il Paese”, commenta Niccolò Biancalani, neoeletto segretario nazionale della Federazione.Al centro della controversia il sistema informatico regionale WebCare, che impediva ai medici di medicina generale di effettuare la prima prescrizione dei farmaci interessati, consentita invece dalla disciplina Aifa. Il Tar ha annullato gli atti impugnati nella parte in cui escludevano questa possibilità. “Questa pronuncia richiama un principio fondamentale: le Regioni non possono introdurre disposizioni più restrittive o in contrasto con le regole nazionali sulla prescrivibilità dei farmaci. Una funzione riconosciuta al medico dalla disciplina nazionale deve poter essere esercitata concretamente”, commenta Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Il contesto nazionale “Nella maggior parte delle Regioni italiane il medico di medicina generale può prescrivere i farmaci antidiabetici anche in prima battuta. È nella Regione Lazio che esiste il sistema di monitoraggio Webcare a cui, a un certo punto, la medicina generale non ha avuto più accesso. Non siamo contrari alla sentenza del Tar, purché le prescrizioni siano effettuate in maniera appropriata, rispettando le indicazioni dell’Aifa”, chiarisce Raffaella Buzzetti, presidente della Società italiana di diabetologia. “Le Note Aifa hanno efficacia nazionale e le Regioni sono tenute a rispettarne le disposizioni, anche per quanto riguarda i soggetti abilitati alla prescrizione”, aggiunge Biancalani. Alle Regioni spetta dunque il compito di organizzare la distribuzione e il monitoraggio dei farmaci, non quello di restringere autonomamente i prescrittori. “Servono strumenti di presa in cura uniformi su tutto il territorio nazionale”, prosegue Biancalani. “Ritardare l’avvio di una terapia appropriata può significare più complicanze, più ricoveri e maggiori costi per il Servizio sanitario. Chi governa la spesa deve guardare ai costi dell’intero percorso e non solo alla prescrizione”. La presa in cura del diabete di tipo 2 “avviene soprattutto sul territorio, con il medico di famiglia nelle Aft e le regole non possono cambiare a seconda dei confini regionali”, ribadisce la Fimmg con una nota. “Il medico di medicina generale deve poter esercitare pienamente le proprie competenze cliniche e prescrittivi, senza limitazioni non previste dalle disposizioni nazionali che possano apparire discriminanti per il medico e i pazienti. Difendere l’autonomia e la responsabilità del medico – conclude Anelli – significa tutelare il paziente. Significa consentire al professionista che lo conosce, ne segue la storia clinica e ne valuta i bisogni di individuare il trattamento appropriato, nel rispetto delle evidenze scientifiche e delle condizioni stabilite dall’Aifa”.Questo articolo Farmaci per il diabete, la decisione del Tar del Lazio e il plauso dei medici di famiglia proviene da LaPresse