“Costruiamo un futuro diverso”: questo è stato il titolo del 34° convegno internazionale dell’AIZO Rom e Sinti, associazione fondata e presieduta dalla sociologa Carla Osella che da 55 anni si occupa di quella che la stessa Commissione Europea riconosce essere la più numerosa minoranza etnica in Europa considerando che la popolazione romanì è stimata tra gli 11 e i 12 milioni di persone con un po’ più di 6 milioni nell’Unione Europea, cittadini per lo più residenti nell’area balcanica.In Italia si parla di 150/180 mila Rom, Sinti, Camminanti, di questi nei campi, destinati a chiusura per indicazione dell’Ue secondo i numeri dell’Unar, ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ne rimangono 12 mila, in forte calo dal 2015: si tratta di un popolo che nel complesso supererebbe numericamente altri popoli europei ma rimane il più colpito da pregiudizi che assumono la forma dell’antizingarismo.All’importante convegno di Torino, del 2 ottobre, aperto con l’inno “Gelem Gelem” suonato dalla violinista, oltre che artista e operatrice sociale, Rebeca Devora Covaciu, centrali sono stati i problemi e le loro evoluzioni che Carla Osella dal 1971 affronta da quando andò a vivere con una famiglia di Sinti piemontesi ed iniziò un cammino, quello che durante l’intervista alla giornalista Maria Teresa Maetinengo è stato definito un sogno che diventa storia.Nei saluti gli assessori del Comune Torinese, che ha patrocinato l’evento, Jacopo Rosatelli e Francesco Tresso, tra l’altro quest’ultimo obiettore AIZO in gioventù, hanno indicato parole utili sia per la popria esperienza personale che istituzionale, come “schierarsi” da parte dei vulnerabili, “diversità” da accogliere, “cittadinanza” i cui problemi diventano enormi, “ostacoli” da rimuovere a cui sono dedicati i servizi municipali contro marginalità ed emergenze.Una delle grandi questioni l’ha toccata nel suo intervento la professoressa Marianna Filandri, sociologa, Università degli Studi di Torino, ossia il valore della casa: occorre focalizzare il fatto che la questione del “tetto” è legata al benessere generale e in realtà nessun Paese europeo l’ha risolta, emergendo i problemi legati al reddito e al sovraffolamento, cioè le case col calo demografico ci sarebbero ma ne è difficile l’accesso a quelle che siano adeguate e a prezzi sostenibili per cui diventa rilevante l’intervento pubblico per calmierare.Tra le altre cose la professoressa ha sottolineato l’importanza della scelta politica, perché non è irrilevante l’approccio diverso secondo l’assessorato o il ministero sotto cui la casa viene messa, affari sociali o lavori pubblici, differenza che aiuta o meno a focalizzarsi su quelle disuguaglianze su cui l’AIZO ha lavorato, come affermato nella presentazione al convegno dal presidente della sezione trentina Gian Luca Magagni, anche per sostenere il successo personale di coloro a cui si è stati accanto come stile e metodo.Il direttore UNAR Mattia Peradotto ha descritto il lavoro dell’ufficio nazionale tra progetti e piattafome rinnovati e nuovi, partendo dal collegamento con Agenda 2030 sulla sostenibilità, collegato alla riduzione della disuguaglianza, che non può prescindere dal dialogo con gli enti locali insito nella Strategia 2021/2030: ha sottolineato come l’antizingarismo sia un elemento molto trasversale con la percezione delle comunità dei Rom e Sinti così insufficiente da portare a dinamiche di esclusione nei diversi settori della vita comunitaria.Lo sguardo deve essere complessivo non potendo essere utili dei microservizi, con gli enti che si occupano dei diversi aspetti, dal sanitario, allo scolastico, fino ai comuni che devono operare delle prese in carico che siano efficaci: su questo punto Osella ha parlato di necessario dialogo tra istituzioni e realtà come l’associazione nazionale che presiede che in anni passati fu anche protagonista nella redazione delle prime leggi regionali sui campi sosta per arrivare alle questioni di oggi come quella della apolidia, affrontata dal direttore che ha indicato l’impegno per superare tale tema con 2500 apolidi tracciati attraverso una iniziativa puntuale per avviare percorsi di inclusione che non possono prescindere dal lavoro e dal dialogo tra l’UNAR e le Regioni che hanno in capo le politiche lavorative.Tutto ciò basta? No, il contrasto all’antizingarismo può farsi solo se si recupera l’elemento del racconto e del raccordo delle comunità romanì nel contesto europeo, dunque centrale è quel tema culturale che Peradotto indica e i convegni internazionali AIZO rappresentano.Quest’anno la dimensione europea è stata garantita dalla presenza spagnola, svedese e tedesca, che, presentando le rispettive esperienze, ponendole all’attenzione di un salone gremito ed attento composto di esperti, esponenti di associazioni e istituzioni, giovani Rom e Sinti, ha permesso paragoni, approfondimenti e quella visione complessiva che proprio AIZO ha fin dalle origini, con la sua adesione al World Roma Organization e all’I.R.U. International Romani Union, e che è fondamentale come banco di prova per quel processo democratico innescato ad Helsinky da Aldo Moro per la stessa Unione Europea: sono state ascoltate dunque le esponenti dell’Associazione Fakali della Spagna, Paese dove la cultura gitana ha influenzato ad esempio la musica, associazione che è partita riguardando la salute delle donne, che oggi esprime la vice presidente della realtà consultiva creata dal governo.L’esperienza in Svezia l’ha portata Marcela Kovacsova che ha creato un’associazione per informare e insegnare e rivendicare diritti in un Paese dove l’integrazione è significativa ma non mancano diseguaglianze che portano ad avere, come Rom, successo fino ad un certo punto, mentre Jasna Kosanovic, dalla Germania, ha parlato in particolare della sua attività di scrittrice che fa memoria del genocidio dei Rom e Sinti nei campi di sterminio nazisti.La presentazione, in dialogo con la consigliera regionale piemontese Gianna Pentenero, di un progetto di villaggio di 10 casette ripetibile, che prende atto del desiderio di molte famiglie allargate di voler vivere insieme, da parte dell’architetto Dario Guazzo, creato con AIZO, ha permesso di affrontare il tema della sicurezza fuori dalla mera emergenza e legandolo alla qualità della vita incrociando una sempre più necessaria solidarietà istituzionale orizzontale e verticale. In ultimo la lettura da parte di Naomi, giovane Rom di Torino, della lettera ai docenti “Guardatemi come tutti gli altri: la scuola che vorrei” con una esplicita richiesta di pari opportunità e la tavola rotonda “dalle esperienze alle prospettive: risultati conseguiti e sfide ancora aperte” che ha fatto confrontare dirigenti pubblici, esponenti associativi e mediatori culturali, non hanno chiuso il convegno ma idealmente rilanciato verso la dimensione quotidiana collaborazioni e azioni per il futuro.L’onore di moderare questa intensa giornata mi porta ad una riflessione conclusiva: accanto alla conservazione dell’umanità grazie a Carla, che ha avuto, sostenuta dalla sua fede, come progetto di vita quello di “esserci” accanto al più escluso dei popoli per cui c’è da lottare ancora oggi per i diritti fondamentali come poter avere documenti in regola, si pone la sfida di far sventolare la bandiera romanì tra quelle europee soprattutto come simbolo non legato al solito pacifismo militante o all’esasperato e ottuso nazionalismo, che non è amor di Patria, bensì educante alla pace da parte di quelli che furono un tempo figli del vento, che non hanno mai fatto una guerra: come hanno cantato Tozzi e Raf “i sogni sanno attraversare ogni confine…”.