Colombia, dietro la svolta con Israele gli interessi militari e commerciali

Wait 5 sec.

La Colombia abbandona il Gruppo dell’Aia, la coalizione internazionale che aveva contribuito a fondare per coordinare iniziative diplomatiche e giuridiche contro le politiche israeliane nei territori palestinesi. La decisione, annunciata il 15 ottobre dal governo di Abelardo de la Espriella, segue il ripristino delle relazioni con Israele, la riattivazione dell’accordo di libero scambio e l’apertura dell’ambasciata colombiana a Gerusalemme. È un cambiamento che segna la distanza dalla politica dell’ex presidente Gustavo Petro e riporta al centro della diplomazia di Bogotá la cooperazione militare, gli interessi economici e il rapporto con Washington.Il comunicato ufficiale presenta l’uscita dal Gruppo dell’Aia come un rifiuto delle iniziative volte a isolare Israele. Dietro la decisione emergono tuttavia interessi concreti, soprattutto nei settori della sicurezza e del commercio.Il primo riguarda la cooperazione militare. Già a settembre il ministro colombiano Omar Bula aveva indicato tra le priorità del riavvicinamento a Israele lo scambio di informazioni strategiche, il contrasto alle organizzazioni criminali, la sicurezza informatica e il monitoraggio delle reti finanziarie illecite.Sono obiettivi dichiarati dal governo, che considera la collaborazione tecnologica e d’intelligence uno strumento per affrontare le minacce alla sicurezza interna.La Colombia ha sviluppato nel corso dei decenni una parte significativa delle proprie capacità militari attraverso forniture israeliane. I caccia Kfir e i fucili Galil rappresentano due esempi di una relazione che comprende anche manutenzione, ricambi, addestramento e aggiornamenti tecnologici.La rottura diplomatica del 2024 aveva posto il problema della continuità di questi rapporti e della possibile sostituzione degli equipaggiamenti. Una riconversione richiede investimenti e tempi di adattamento, soprattutto quando coinvolge sistemi già integrati nell’organizzazione delle forze armate.Questa dipendenza tecnica attribuisce ai fornitori israeliani un potenziale peso negoziale. Non dimostra però che Tel Aviv abbia utilizzato tale posizione per ottenere il ritiro colombiano dal Gruppo dell’Aia.Spiega piuttosto perché un governo che assegna priorità al contrasto delle organizzazioni armate possa considerare strategicamente conveniente ristabilire una cooperazione militare consolidata.Il secondo elemento riguarda il commercio. Il 13 ottobre è stato ripristinato l’accordo di libero scambio tra Colombia e Israele, riaprendo prospettive di collaborazione economica e tecnologica.Secondo il ministero degli Esteri israeliano, la ripresa dei rapporti commerciali deriva anche da intese raggiunte tra Omar Bula e il ministro israeliano Gideon Sa’ar durante un incontro a Washington il 15 luglio 2026, prima dell’insediamento di de la Espriella.Il dato indica che il riavvicinamento era stato preparato prima del cambio di governo. La sede americana dell’incontro non costituisce tuttavia una prova di imposizioni da parte degli Stati Uniti.Tra gli interessi economici coinvolti figura il carbone. Secondo i dati commerciali internazionali riportati dalla Banca mondiale, nel 2023 le esportazioni colombiane di carbone verso Israele avevano raggiunto circa 447 milioni di dollari.La cifra precede la rottura diplomatica e non permette di prevedere il valore delle future forniture. Mostra però l’importanza di un settore che potrebbe beneficiare della normalizzazione commerciale.L’agenda bilaterale comprende anche agricoltura, gestione delle risorse idriche, innovazione, investimenti e trasferimento tecnologico. Sono opportunità annunciate, la cui portata effettiva dipenderà dai contratti conclusi e dai progetti realizzati.Per Bogotá, il riavvicinamento può quindi essere presentato come una scelta capace di produrre vantaggi economici oltre che militari.La dimensione geopolitica riguarda invece il rapporto con Washington. Gli Stati Uniti avevano già manifestato pubblicamente la propria opposizione al Gruppo dell’Aia.Nel luglio 2025, in una dichiarazione riportata da Drop Site, il Dipartimento di Stato americano aveva criticato la riunione della coalizione a Bogotá, accusandola di utilizzare il diritto internazionale contro Israele e gli interessi occidentali. Washington aveva inoltre invitato i Paesi amici a sostenere la propria posizione.Queste dichiarazioni documentano una pressione politica americana contro il gruppo, ma non dimostrano l’esistenza di un ultimatum rivolto alla Colombia nell’ottobre 2026.Non risultano, sulla base degli elementi citati, prove di uno scambio esplicito tra l’uscita dalla coalizione e la concessione di nuove forniture militari, aiuti finanziari o vantaggi commerciali.La distinzione è importante perché un riallineamento diplomatico può derivare da pressioni esterne, interessi economici oppure dalla convergenza politica tra governi.Nel caso colombiano, quest’ultimo fattore assume un peso particolare. Sa’ar ha dichiarato che de la Espriella gli aveva promesso il trasferimento dell’ambasciata a Gerusalemme già prima dell’elezione.Si tratta della ricostruzione del ministro israeliano, coerente con l’orientamento successivamente adottato dal nuovo presidente colombiano. Attribuire la decisione esclusivamente a Washington significherebbe quindi trascurare le scelte politiche autonome dell’esecutivo di Bogotá.Per Israele, il risultato ha un valore che supera gli scambi commerciali.L’abbandono del Gruppo dell’Aia da parte di uno dei suoi fondatori indebolisce la capacità della coalizione di presentarsi come un fronte diplomatico compatto. L’apertura dell’ambasciata a Gerusalemme costituisce inoltre un riconoscimento politico di particolare rilievo, considerando il carattere controverso dello status della città nel diritto e nella diplomazia internazionale.Israele recupera così un partner sudamericano con il quale aveva sviluppato rapporti consolidati nella difesa e nella tecnologia, mentre la Colombia ottiene la possibilità di riattivare canali commerciali e di sicurezza.Il costo politico riguarda la rinuncia alla posizione di primo piano precedentemente assunta da Bogotá nelle iniziative internazionali relative alla guerra di Gaza e alle responsabilità israeliane.L’uscita dal Gruppo dell’Aia non modifica tuttavia automaticamente gli obblighi internazionali della Colombia.La coalizione rappresenta uno strumento di coordinamento politico tra Stati e non un organismo giudiziario. Gli impegni derivanti dallo Statuto di Roma e dalla cooperazione con la Corte penale internazionale hanno una base giuridica distinta.Il cambiamento colombiano deve quindi essere valutato soprattutto come una ridefinizione delle priorità diplomatiche.De la Espriella sceglie di rafforzare le relazioni con Israele e di avvicinare la politica estera colombiana agli orientamenti di Washington, puntando su sicurezza, tecnologia e commercio.La scelta può produrre benefici concreti, ma comporta anche la perdita del ruolo diplomatico che Bogotá aveva costruito nella coalizione critica verso Israele.La questione decisiva sarà verificare se i vantaggi militari ed economici annunciati si tradurranno in risultati effettivi e quale margine di autonomia conserverà la Colombia nei rapporti con i propri partner internazionali.Le pressioni americane contro il Gruppo dell’Aia sono documentate. Un’imposizione specifica sul ritiro colombiano, invece, resta da dimostrare. La responsabilità politica della svolta appartiene dunque, sulla base degli elementi disponibili, al nuovo governo di Bogotá.