Pil, Confindustria: “In crescita dell’1% nel 2026, ma rallenta nel 2027”

Wait 5 sec.

L’economia italiana cresce più delle attese nel 2026, ma il rallentamento è già all’orizzonte e il costo dell’energia resta “la più importante vulnerabilità dell’economia”. Il Centro Studi Confindustria, nel Rapporto di previsione d’autunno, alza la stima di crescita del Pil per quest’anno rispetto a quella della scorsa primavera, portandola a +1%, in linea con le previsioni del governo. Nel 2027, invece, la crescita è attesa in rallentamento allo 0,6%, con il rischio di azzerarsi se i prezzi energetici dovessero restare elevati. “L’Italia è sempre riuscita a dimostrare meglio di quello che è. Noi faremo la nostra parte come al solito”, ha assicurato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, ma “il vero grande problema si concentra ancora sull’energia. Gli shock che possono arrivare ancora sono il tema principale”. Quindi, sottolinea il Csc, decisiva sarà la riapertura dello Stretto di Hormuz: se i transiti non vengono ripristinati, “il mondo sarà molto diverso”.Il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini (Foto Mauro Scrobogna/LaPresse)La revisione al rialzo, sottolinea il rapporto, riflette innanzitutto il buon andamento dell’economia nella prima metà del 2026, con il Pil in crescita dello 0,3% nel primo trimestre e dello 0,2% nel secondo. A sostenere la dinamica ha contribuito anche il +0,3% registrato nell’ultimo trimestre del 2025, insieme alla stabilità dei prezzi del gas prima dell’inizio della guerra. E un ruolo decisivo è stato svolto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, concluso a fine agosto, il cui contributo alla crescita del Pil è stimato dal Csc in +0,5 punti percentuali nel 2026.Caro energia e inflazione frenano consumi e impreseA contenere gli effetti della crisi energetica è stato finora anche il limitato trasferimento dei rincari ai prezzi degli altri beni e servizi. L’inflazione al netto di energia e alimentari si è attestata al 2% a settembre, dopo l’1,8% di agosto. Il petrolio, inoltre, ha risentito della frenata della domanda mondiale, soprattutto in Cina e Giappone, limitando l’impennata delle quotazioni nonostante la riduzione dell’offerta legata alla guerra nei Paesi del Golfo. Ma lo scenario cambia nella parte finale dell’anno. Il caro energia ha spinto l’inflazione al 4,2% a settembre, erodendo il potere d’acquisto delle famiglie e frenando i consumi. Il gas, inoltre, pesa sui costi industriali e sulla produzione di elettricità, aggravando le difficoltà delle imprese.L’elettricità in Italia costa sistematicamente più che nei principali concorrenti europei: nei primi nove mesi del 2026 il prezzo è stato superiore del 35% rispetto alla Germania. Rispetto a sei anni fa, l’incidenza dei costi energetici sui costi totali è aumentata del 34,5%, con un incremento del 40% nella sola manifattura.Lo Stretto di Hormuz (Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP)La crescita rischia di azzerarsi senza una riapertura di HormuzPer il 2027 il Csc prevede una graduale discesa delle quotazioni energetiche, fino a riportarle a fine anno sui livelli di gennaio 2026, a patto che ci sia una normalizzazione dei transiti attraverso Hormuz. “Se invece i prezzi non scendessero avremmo un mondo molto diverso”, ha avvertito Alessandro Fontana, direttore del Centro Studi Confindustria, illustrando le previsioni, già a maggio si esaurirebbero le riserve globali e sarebbe necessario ridurre la domanda.Questo articolo Pil, Confindustria: “In crescita dell’1% nel 2026, ma rallenta nel 2027” proviene da LaPresse