Cisgiordania, 80 coloni assaltano la raccolta delle olive: picchiata la fotografa del Washington Post Heidi Levine

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RAMALLAH — Heidi Levine, 64 anni, fotografa americana che da decenni lavora in Medio Oriente per il Washington Post, è nell’ospedale governativo di Ramallah con la mano sinistra fasciata e una ferita a una gamba. Stamattina indossava casco e giubbotto antiproiettile con la scritta Press davanti e dietro, quando un gruppo di coloni israeliani l’ha buttata a terra e presa a calci e bastonate negli uliveti di Abu Falah, villaggio palestinese a nord-est di Ramallah. «Per fortuna avevo il giubbotto e il casco, altrimenti probabilmente non sarei nemmeno qui», ha detto dal letto d’ospedale.L’aggressione è avvenuta durante un assalto alla raccolta delle olive, il periodo dell’anno in cui la violenza dei coloni in Cisgiordania tocca il culmine. Circa 80 uomini vestiti di nero, molti col volto coperto e alcuni con taniche di carburante, sono scesi da una collina sopra i terrazzamenti dove gli abitanti stavano raccogliendo, hanno incendiato gli alberi e lanciato pietre con le fionde; almeno uno, armato, ha sparato, riferisce Reuters, che aveva una propria inviata sul posto. La Mezzaluna Rossa palestinese ha curato tre feriti ad Abu Falah, uno dei quali colpito da un proiettile alla coscia, e altri quattro nel vicino villaggio di Burqa.Levine racconta di essere stata colpita «circa 50 volte». «Dopo dieci minuti hanno provato a farmi alzare, mi hanno rispinta a terra e hanno continuato», ha detto ai giornalisti in ospedale. Le hanno strappato la borsa con le macchine fotografiche, il passaporto e il telefono che portava legato al collo. A fermare il pestaggio, dice, sono stati i colleghi palestinesi. In un video girato subito dopo da un giornalista indipendente presente sul posto la si vede portata via di peso mentre ripete: «Mi hanno preso tutto», «Non sto bene».Lo stesso testimone descrive la fotografa «a terra, circondata da gente che la picchiava, la bastonava, la derubava, la rialzava per picchiarla ancora». I soldati, aggiunge, sono arrivati dopo l’assalto e hanno sparato e lanciato lacrimogeni contro i palestinesi. «I coloni vogliono aggredirci e cacciarci dalle nostre case», ha detto Moutaz Abdelhadi, 42 anni, uno degli agricoltori di Abu Falah.L’esercito apre un’indagineL’esercito israeliano sostiene di aver mandato militari e polizia di frontiera ad Abu Falah dopo la segnalazione di uno «scontro violento» e di averlo disperso «con mezzi antisommossa»; in un punto vicino i soldati hanno sparato in aria e poi contro un uomo che «correva verso di loro con un oggetto affilato». La portavoce militare Ariella Mazor ha detto al Washington Post che, da una prima verifica, i soldati non hanno assistito all’aggressione a Levine; esercito e polizia hanno aperto indagini separate e sono state schierate truppe aggiuntive. Il consiglio regionale di Binyamin, l’ente che rappresenta le colonie della zona, parla invece di una «provocazione pianificata» dall’Autorità palestinese, con «centinaia di terroristi e anarchici» che lanciavano pietre; i giornalisti presenti hanno smentito questa versione.Il direttore esecutivo del Washington Post, Matt Murray, si è detto «indignato per questo attacco ingiustificato a una giornalista che faceva il suo lavoro» e ha chiesto «un’indagine approfondita e conseguenze». L’Associazione della stampa estera in Israele ha invitato il comando militare per la Cisgiordania a «smettere di cercare scuse e fare il proprio lavoro». Con una cittadina americana con la scritta Press sul giubbotto, la violenza dei coloni, finora un dossier di ong e agenzie Onu, arriva sul tavolo del principale alleato di Israele. Dal Dipartimento di Stato e dall’ambasciata americana a Gerusalemme non è arrivato finora alcun commento.Anche in Israele l’episodio ha avuto un’eco. Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore oggi deputato, ha definito «inaccettabili» le immagini: «Questa manciata di teppisti non rappresenta il pubblico israeliano, macchia un intero Paese». Ha chiesto alla polizia «misure forti contro questa violenza criminale».La giornata di Abu Falah non è isolata. A Turmus Ayya, a nord di Ramallah, i coloni hanno bruciato ulivi e tre auto, fra cui un mezzo della Protezione civile palestinese; a Birzeit è stato aggredito un uomo di 70 anni. L’ong israeliana Yesh Din conta almeno 170 attacchi di coloni dal 27 settembre, inizio della stagione della raccolta; l’Onu ne ha registrati oltre 1.600 fra gennaio e agosto. Dieci giorni fa un fotografo dell’Afp era stato picchiato col calcio dei fucili vicino ad Aqraba, e Levine aveva firmato con un collega il pezzo del Post su quell’episodio.«Non ho visto nessuno che provasse a fermarli», ha detto la fotografa. «Purtroppo nessuno di loro verrà processato. Ne sono sicura».