Fenomeno Salis: Genova specchio della crisi della sinistra

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Genova è una città che, nonostante la sua popolazione non arrivi ai 600 mila abitanti, presenta caratteristiche interessanti per i sociologi ed i politologi, alcuni dei quali la considerano un campione significativo per tastare il polso della politica italiana.Dal Dopoguerra ad oggi, in sostanza, i genovesi sono per metà di destra e metà di sinistra, un po’ come accade in campo nazionale, mettendo per adesso da parte i risultati strettamente elettorali, caratterizzati ormai da una poderosa componente umorale e di protesta. In sostanza, quelli che incontriamo per strada ogni giorno sono, grosso modo, o destri o sinistri, con una trascurabile  componente di centristi, orfani di una Democrazia Cristiana che nessuno ha saputo finora far risorgere dalle proprie ceneri.Voto controUna causa del sempre più evidente scollamento tra esiti elettorali e “sentimento” del Paese è, appunto, questo: si vota per protesta e, soprattutto, si vota “contro” questo o quell’esponente che non ci sta simpatico per motivi che sempre meno hanno a che fare con il suo programma. Tramontate le idee, resta l’apparenza.Mettiamoci anche che questi non sono i tempi delle sottigliezze e delle variegate interpretazioni di un verbo che ormai anche i più ferventi sostenitori di uno schieramento politico non riescono più ad ascoltare nei loro rappresentanti. Sono le ideologie in genere ad essere in crisi, sopraffatte dalla praticità e dalla contingenza dei nostri giorni, ove tutto può succedere da un momento all’altro.Dominati dalla fretta di decidere, in una civiltà ove il fattore tempo prevale di gran lunga sul ragionamento analitico e l’attenta valutazione delle conseguenze delle nostre azioni, sempre più cadiamo nel manicheismo del “o di qua o di là”, incalzati sempre più dall’inesorabile RTC (real time clock) dei nostri computer, macchine che tutto ammettono tranne prendersi tempo per decidere.  Ma torniamo a Genova. Quando venne eletta a sindaco, Silvia Salis venne evidentemente ritenuta il cavallo vincente dalla sinistra ligure.  Ne ho parlato nel 2025  in questo articolo.I comunisti liguriReduce fresca fresca dallo “scandalo” dell’ ex governatore Giovanni Toti, il quale, in buona sostanza, venne imputato di operazioni non trasparenti e di presunti favoritismi ai potenti del Porto di Genova (ma poi assolto con formula piena per non aver commesso il fatto), Genova sentiva impellente il bisogno di un cambio di rotta.Credetemi, i liguri non ce l’avevano più di tanto nel col sindaco Bucci né col presidente della Regione Liguria, il citato Toti, e di sindaci pessimi i genovesi ne avevamo già visto passare ben più d’uno, mentre delle (limitate) competenze specifiche della Regione importa poco. Ai mugugnoni genovesi (categoria alla quale mi ascrivo con malcelato orgoglio) non va bene quando di Genova se ne parli poco, ma quando se ne parli troppo (a colpi di resoconti dalle aule di giustizia) proprio non lo tollerano.Noi genovesi siamo risaputamente riservati e poco o nulla avvezzi al chiacchiericcio. Verosimilmente non unici in Italia, ma a noi di più, c’interessa che chi ci governa lo faccia bene, ossia prendendosi cura delle cose spicce di tutti i giorni, che per noi contano assai più della ideologia.Ciò nondimeno, parlando della sinistra, le radici operaie dei tantissimi dipendenti delle (ex) grandi fabbriche metalmeccaniche e siderurgiche genovesi costituiscono lo zoccolo duro degli irriducibili comunisti liguri, per i quali la Cgil non è certamente la barzelletta di certe altre regioni italiane, ma un credo tenace ed apoditticamente sempre disposto a scendere in piazza soltanto perché convocati dal sindacato, ultimo rifugio sicuro dopo la morte del PCI. In Liguria i comunisti esistono ancora ed esiteranno sempre.Una perfetta sconosciutaSilvia Salis in tre parole? Capitata al momento “giusto” senza avversari di reale caratura politica, ha vinto con un bel 41,41 per cento sul suo avversario diretto di centrodestra, un anodino avvocato Pietro Picioccchi, fermatosi al 44,20 per cento. Bene, quello voleva la sinistra genovese, nonostante che sedere a Palazzo Tursi non fosse una novità, e quello ha avuto, potremmo dire, sulla base del vuoto pneumatico.La vittoria di una perfetta sconosciuta, estranea a precedenti attività o cariche amministrative ma figlia di un personaggio, ormai defunto, piuttosto noto negli ambienti della sinistra per le sue posizioni ultra-comuniste e la cui memoria è stata ampiamente utilizzata in campagna elettorale, strizzando  l’occhio al famoso zoccolo duro cui sopra.Il perfetto risultato politico, anzi partitico. Ha vinto uno zombie, lo scomparso PCI, quello realmente operaio e degli scioperi ad oltranza, contro la politica dei Toti e Bucci, ossia quella degli imprenditori di successo coi loro yacht (rivelatisi poi il peggior luogo possibile ove parlare di affari e di politica), comunque i soli che sono stati capaci di far ripartire Genova dopo lunghi anni di oblio e poco lavoro.Agli irriducibili comunisti, che la nuova stagione di Genova portasse o meno nuovo lavoro interessava poco o niente, ma a quel modello veniva contestato che la rinascita genovese (per intenderci, quella del maestoso ma controverso Water Front di Levante) venne partorita negli studi newyorchesi degli archistar e presentata nei salotti eleganti più che nelle assemblee di quartiere.Due modi diametralmente opposti di immaginare una città di cui, chiunque la governi, l’Italia ha realmente bisogno, se non altro perché del suo porto, che si vorrebbe far tornare primo nel Mediterraneo, ha bisogno come del pane per stare al passo col resto del mondo.Tuttavia è stata, quella dei genovesi, una scelta fortemente legata all’aspetto esteriore e simbolico di una Silvia Salis indiscutibilmente piacevole alla vista e sempre elegante anche quando veste casual, contrapposta ad un lungagnone di nessun appeal, pur se (bravo) vicesindaco uscente.La sinistra voleva un personaggio di spicco e di forte impatto visivo da spingere in campo, e la Salis è capitata al momento giusto, almeno per i suoi referenti di partito, che non possiamo escludere, data la tempistica, che già vedessero con lei ben altro bersaglio da colpire (perché a loro di Genova importa sottozero) e cercassero, con un ragionamento di ampio respiro, una donna dinamica e piacevole alla vista come lo è Giorgia Meloni, trovandone una mezzo metro più alta!Sembrava un buon affare e la ex atleta olimpionica, in un momento in cui l’atletica italiana è probabilmente l’unica soddisfazione sportiva che ci sia dato toglierci, da contrapporre al solito avvocato (e nemmeno di gran nome, almeno per il grande pubblico) poteva dimostrarsi la scelta migliore, anche perché l’outsider ha il non trascurabile vantaggio di non aver fatto danni in precedenti amministrazioni.La (forse) comunista non indossa il parka in stile Schlein, ha il suo stile, si presenta più che bene nelle occasioni ufficiali perché sa che quelle cose contano e le sceglie con cura. Un capolavoro di marketing.Programma? Poco e confuso, ma che importa? Secondo gli elettori di sinistra a fare il sindaco della sesta principale città italiana si può imparare sul campo. Vittoria quasi a tavolino sul povero Piciocchi. A proposito di povertà: la bella Salis (per non confonderla con la Salis diversamente bella) proviene da famiglia operaia. Perfetto.Problemi irrisoltiChe, poi, e da subito, la nuova sindaco si sia dimostrata poco apprezzata dai cittadini è, paradossalmente cosa secondaria. Con una squadra di governo cittadino un po’ raffazzonata, piena di assessori con quell’espressione sul viso che sembra dire “ma chi me l’ha fatto fare?” e qualche forse inevitabile inciampo, possiamo dire che la povera Salis starebbe anche imparando a fare il sindaco di Genova se non si fosse palesemente lasciata attrarre dalle lusinghe pelose di misteriosi compagni di partito, che addirittura la vedrebbero bene al posto di Giorgia Meloni.Chi, di preciso, la stia spingendo a fare la più grossa fesseria della vita non si sa, ma pare sia così. Questa cosa non piace affatto ai genovesi, da sempre piuttosto disinteressati a ciò che accade nelle alte sfere romane ma puntigliosi ed esigenti per quanto riguardi la città.Incazzatissimi per i problemi della sua municipalizzata dei trasporti (AMT) praticamente fallita e relativi forti disagi quotidiani con i bus e gli scuolabus, devono persino digerire che la neo-sindaco abbia speso (in questi tempi di vacche magre) quasi un milione mezzo di danaro pubblico per il concerto di Capodanno 2026 in Piazza della Vittoria, dove si tenne il concerto dei Pinguini Tattici Nucleari – un gruppo musicale che, pur essendo caro ai giovani di sinistra, non è propriamente tra i più apprezzati e prominenti del panorama musicale italiano.Altro punto drammatico è la sicurezza: la città è notoriamente tra le più problematiche, e non soltanto nel suo centro storico. Le aggressioni, il vandalismo quotidiano, lo spaccio a cielo aperto la rendono oggettivamente pericolosa. Non parliamo dei trasporti extraurbani e della viabilità autostradale, passaggio obbligato per entrare ed uscire da Genova. Un disastro totale.Tutto rimasto come prima, anzi, peggiora ogni giorno e la povera Salis non riesce a farci nulla. Questo conta, purtroppo per lei, anche se, evidentemente, per qualcuno del nutrito staff di consulenti della ex atleta, la strategia del panem et circenses paga sempre.Oltretutto, della vicenda degli strapagati Pinguini stanno occupandosene in questi giorni Tar  e Consiglio di Stato poiché, a quanto si apprende dalla stampa, vi furono irregolarità nell’appalto per l’assegnazione dello spettacolo di fine 2025. Insediata da poco e già nei guai, ma che importa? La figur(ina) è potente ed è pronta per essere giocata contro l’asso pigliatutto che, al momento, reca l’immagine dell’attuale presidente del Consiglio, unica donna capace di tenere testa ai grandi della Terra, cosa che alla miglior Salis immaginabile potrebbe eventualmente capitare dopo molti autotreni pieni di panini da mangiare, come si diceva una volta.Ambizione frenataL’ambizione sfrenata della sindaco di Genova è qualcosa d’inedito e singolare e, a quanto pare, la prima ad esserne quasi sorpresa è l’attuale segretario nazionale del Pd, Elly Schlein, la quale non poteva immaginare tanta entusiastica disponibilità a candidarsi alla massima carica del governo italiano da parte di una vera e propria terza incomoda quale la Salis.Che non sia uno scherzo lo dice lei stessa nel suo recentissimo libro, presentato pochi giorni fa alla Feltrinelli di Genova, chiarendo come il suo nome sia diventato una conseguenza delle aspettative altrui (ma di chi non lo dice…) per un rinnovamento politico… bla bla bla… affermando tuttavia  di essere “concentrata sul suo ruolo istituzionale e sulla coalizione piuttosto che su una scalata personale”.Silvia ed EllyInsomma, un chiaro caso di “se proprio mi volete, mi sacrificherò per la Patria”. Dejà vu. D’altra parte, lasciando perdere le ovvie pubbliche manifestazioni di amicizia e profonda stima reciproca, tra le due campionesse della sinistra ben poco v’è in comune e non stupisce affatto che sia così.Di famiglia ricchissima Elly, figlia di Melvin Schlein, di religione ebraica askenazita e professore emerito di storia e scienze politiche della Franklin University di Lugano; di origini operaie Silvia, figlia del custode dello stadio di atletica genovese nel quale si allenava.(Molto) malvestita la Schlein, nonostante il patetico episodio iniziale della “armocromista” che doveva consigliarla su come abbinare almeno i colori del vestiario e (molto) elegante la Salis, che salta agilmente dalla scarpa col tacco Louboutin alle sneakers informali che accompagnano tenute sportive assolutamente impeccabili. Omosessuale professa e senza figli la prima ed eterosessuale, sposata e con prole la seconda.Insomma, potremmo dire che se entrambe sono l’espressione migliore della donna di sinistra di oggi, lo sono in modo tanto diverso dal rappresentare i due estremi dei cosiddetti progressisti del terzo millennio, accomunate però da una scarsa capacità di armonizzarsi con tutto il baraccone del Campo largo, ai quali nessuna delle due sta simpatica e delle quali farebbero volentieri a meno.V’è poi da dire che difficilmente la Schlein potrebbe risentirsi per la possibile candidatura al governo da parte dell’ultima arrivata, poiché non risulta che l’attuale segretario del Pd sia tra i candidati alla corsa verso Palazzo Chigi e che difficilmente potrebbe esserlo in futuro. Reato di lesa maestà?Non possiamo escluderlo e non stupirebbe di certo che la portatrice di jeans stazzonati finisse col vendicarsi su quella figurina della Salis, che ipoteticamente potrebbe bruciare sul filo di lana i Conte, i Renzi ed altre espressioni di quello schieramento allargato che fatalmente dovrà presto contrapporsi alla longeva Meloni.Le chance di SalisLe donne sono imprevedibili, anche in politica. Prima o poi qualche sassolino dalle calzature (più o meno col tacco) finiscono per toglierselo, e spesso lo fanno con una spietata determinazione di cui la maggior parte degli uomini sono incapaci, perché le donne, per quanto possano talvolta essere soavi e romantiche, non sono mai bonaccione come noi. Loro si vendicano.Tra le due beniamine (o presunte tali) della sinistra italica non v’è molto da spartire ma, per gli strani giri della politica di oggi, potrebbe verificarsi un inaspettato successo di Salis a Roma, ripetendo il successo basato pressoché sul nulla che ebbe a Genova.L’aspetto esteriore e l’atteggiamento col quale ci si pone, conta oggi più che mai e man mano che le ideologie vanno annacquandosi entrano in gioco fattori che più attengono, di norma, al mondo dello spettacolo e dello sport. L’atleta di bell’aspetto trascina dietro di sé orde di fans, mentre quello brutto, goffo e malvestito (se mai n’esistessero ancora) non se lo fila nessuno.Citofonare agli immensi Juan Quadrado o Franck Ribèry per conferma. Viviamo l’epoca in cui l’estetica nulla ha più a che fare con la filosofia e lo studio dei criteri del bello ed ormai si confonde comunemente con l’assecondare uno stile di bellezza preconfezionato e quasi sempre conforme ai gusti giovanili, per cui se una donna sia in politica, non essendo più giovane e aggiornatissima sulle tendenze della moda, perderà sempre nei confronti della belloccia di turno.Per quanto, a parole, ai comunisti piacciano quelle “belle dentro”, si mandano in prima fila quelle belle fuori perché la politica è sempre più marketing ed apparenza. Tanto, siamo sinceri, quanti degli elettori sono in grado di valutare il pensiero profondo e la linea programmatica di certi candidati usciti dal nulla?Come è successo a Genova, la Salis potrebbe trovarsi al posto giusto nel momento giusto e spuntarla per quel maledetto desiderio di cambiare a tutti i costi che affligge larga parte della nostra popolazione come una maledizione divina. Questo sembrano dirci le urne. E, comunque, resta il sospetto che il presentarsi bene e muoversi con eleganza non basti affatto, anche di questi tempi. Alla fine, una su mille ce la fa, come diceva Gianni Morandi.L'articolo Fenomeno Salis: Genova specchio della crisi della sinistra proviene da Nicolaporro.it.