Il calcio inglese è sempre più dipendente dai finanziamenti dei proprietari, al punto che una parte significativa delle società rischierebbe di non riuscire a proseguire le proprie attività nel caso in cui venisse meno il sostegno economico degli azionisti. È quanto emerge dallo State of the Game Report 2026, il documento pubblicato dall’Independent Football Regulator (IFR), il nuovo organismo indipendente incaricato di vigilare sulla sostenibilità finanziaria del calcio inglese.I numeri contenuti nel rapporto e consultati da Calcio e Finanza sono particolarmente significativi. Secondo l’indagine condotta dal regolatore, alla quale hanno partecipato 112 dei 116 club delle prime cinque divisioni del calcio maschile inglese, il 66% delle società non sarebbe in grado di sopravvivere per più di 90 giorni senza nuove immissioni di risorse da parte dei proprietari. Ancora più critica la situazione del 29% dei club, che non riuscirebbe a proseguire le proprie attività per oltre 30 giorni in assenza di ulteriori finanziamenti.Una situazione che evidenzia la fragilità finanziaria di un movimento capace di generare complessivamente circa 9 miliardi di sterline di ricavi annui, ma nel quale la crescita del fatturato non è stata accompagnata da un miglioramento della redditività.Calcio inglese, il 94% dei club è in perditaL’allarme sulla liquidità si inserisce in un contesto economico particolarmente complesso. Secondo il regolatore, nella stagione 2025/26 il 94% dei club delle prime cinque divisioni ha registrato un risultato ante imposte negativo, nonostante il livello record dei ricavi complessivi. In sostanza, soltanto sette delle 116 società considerate non hanno chiuso l’esercizio in perdita. Una situazione che interessa l’intero movimento, dalla Premier League alla National League, pur con differenze significative tra le varie categorie.In Premier League, ad esempio, la perdita media per società è più che raddoppiata negli ultimi cinque anni, passando da circa 20 milioni di sterline nel 2021/22 a 44 milioni nel 2025/26. In Championship, invece, il rosso medio ha raggiunto i 22 milioni di sterline, equivalenti a circa il 59% dei ricavi. Ancora più elevata, in termini percentuali, è l’incidenza delle perdite nelle categorie inferiori. In League One il risultato negativo medio si attesta a 7,5 milioni di sterline, oltre il 65% del fatturato, mentre in League Two raggiunge i 2,7 milioni, superando il 40% dei ricavi.Il rapporto sottolinea come il continuo aumento delle spese per calciatori, trasferimenti e gestione operativa abbia progressivamente assorbito la crescita delle entrate, alimentando un modello economico nel quale le perdite vengono coperte attraverso debiti o nuovi finanziamenti degli azionisti.I club dipendono dai proprietari: 28 società finanziate almeno una volta al meseUno degli aspetti più rilevanti emersi dall’indagine riguarda la frequenza con cui le società ricorrono ai finanziamenti dei propri azionisti per sostenere l’attività ordinaria. Molti club operano infatti secondo una logica definita just-in-time, ricevendo risorse dai proprietari in prossimità delle scadenze finanziarie, anziché disporre di riserve sufficienti a coprire autonomamente il fabbisogno nel medio periodo.Tra marzo 2025 e marzo 2026, 67 società hanno ricevuto almeno sei immissioni di risorse da parte degli azionisti, mentre 28 club hanno beneficiato di dodici o più interventi finanziari nell’arco di un anno. Un dato che, per queste ultime società, equivale in media ad almeno un versamento al mese. Secondo il regolatore, questa dipendenza espone il sistema a rischi significativi nel caso in cui un proprietario decida di interrompere i finanziamenti oppure non sia più nelle condizioni economiche di garantirli.A complicare ulteriormente il quadro è l’assenza di adeguati strumenti di protezione: la maggior parte delle società di EFL e National League non dispone infatti di un piano di emergenza per affrontare l’eventuale venir meno del sostegno finanziario della proprietà.Alle difficoltà di liquidità si aggiungono quelle patrimoniali. Secondo il rapporto, oltre il 60% dei club di EFL e National League presenta passività superiori al valore contabile delle attività, trovandosi quindi in una situazione di patrimonio netto negativo. La stessa condizione riguarda il 20% delle società di Premier League. Il regolatore parla di una situazione di insolvenza tecnica, che non coincide necessariamente con l’incapacità immediata di rispettare le scadenze dei debiti, ma rappresenta un segnale di debolezza della struttura patrimoniale.Il documento evidenzia inoltre che il 97% delle società di EFL e National League registra un EBITDA negativo, segnalando come l’attività operativa non sia generalmente in grado di produrre margini positivi prima di ammortamenti, interessi e imposte. Un altro elemento significativo riguarda il rapporto tra indebitamento e valore economico delle società: il 27% dei club delle categorie inferiori presenta debiti finanziari e da trasferimenti superiori al valore stimato di vendita dell’impresa. La combinazione tra perdite ricorrenti, scarsa liquidità e patrimonio netto negativo rende quindi numerose società particolarmente vulnerabili a eventuali difficoltà economiche degli azionisti.Il regolatore: «Alcuni club sono sull’orlo del disastro finanziario»A sottolineare la gravità della situazione è stato David Kogan, presidente dell’Independent Football Regulator, che ha evidenziato la contraddizione alla base del modello economico del calcio inglese: «Al centro del successo del calcio inglese c’è un’enorme contraddizione. Mentre alcuni dei nostri club sono tra i più ricchi e competitivi al mondo, altri si trovano sull’orlo del disastro finanziario», ha dichiarato.«La crescita vertiginosa dei ricavi è stata superata da quella dei costi, che a sua volta ha alimentato l’indebitamento, le perdite e un’eccessiva dipendenza dai finanziamenti dei proprietari. Un numero significativo di club ci ha dichiarato che non sopravvivrebbe se i propri azionisti decidessero di abbandonarli. Questa mancanza di resilienza non può più essere ignorata», ha aggiunto Kogan.Il rapporto richiama anche i casi di Bury, Derby County, Reading e Sheffield Wednesday, società che negli ultimi anni hanno affrontato gravi difficoltà finanziarie, evidenziando come la dipendenza dalla proprietà possa trasformarsi in un fattore di rischio per la stessa sopravvivenza dei club.Il nuovo regolatore indipendente punta a rafforzare la sostenibilitàIl rapporto rappresenta uno dei primi passaggi dell’attività dell’IFR, istituito attraverso il Football Governance Act del 2025 con l’obiettivo di tutelare la sostenibilità economica delle società e prevenire situazioni di crisi. Tra le novità previste dal nuovo quadro normativo figura l’introduzione di requisiti relativi alla disponibilità di risorse finanziarie adeguate, che i club dovranno rispettare entro maggio 2030.Secondo il regolatore, molte società attualmente non sarebbero in grado di soddisfare questi standard, proprio a causa della debolezza patrimoniale e della forte dipendenza dai finanziamenti esterni. L’IFR ritiene necessario intervenire anche sulla distribuzione delle risorse tra Premier League e categorie inferiori, ma sottolinea che maggiori trasferimenti finanziari dovranno essere accompagnati da controlli più efficaci sui costi, per evitare che le nuove entrate vengano assorbite da ulteriori incrementi della spesa.L’obiettivo è ridurre la dipendenza dei club dai finanziamenti dei proprietari, costruendo un sistema capace di sostenere le proprie attività anche in presenza di difficoltà economiche degli azionisti. Un passaggio che il regolatore considera fondamentale per evitare che i problemi finanziari delle proprietà possano mettere a rischio la continuità delle società calcistiche.