Iran, le sanzioni Usa tagliano i voli: per andare a Dubai servono 18 ore e 1.000 dollari

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TEHERAN — Amir ha 43 anni, vive in Illinois e ha la madre malata in Iran. Fino a settembre tornare a casa era questione di un volo e di una coincidenza nel Golfo. «Ora, per arrivare in Iran, dobbiamo volare a Istanbul e aspettare lì diverse ore o anche diversi giorni», racconta ad Al Jazeera, che oggi ha ricostruito che cosa resta dei collegamenti aerei del Paese. Comprare dall’estero un biglietto di una compagnia iraniana, aggiunge, è diventato quasi impossibile: «È completamente ingiusto».Tre settimane dopo l’entrata in vigore delle sanzioni americane sull’aviazione iraniana, la rete internazionale di Teheran si è ridotta a cinque destinazioni: Mosca, Najaf, Istanbul, Erevan e Guangzhou. Emirati Arabi Uniti, Azerbaigian e Georgia hanno sospeso i voli iraniani; sono saltati i collegamenti con Mascate e Baghdad e molti verso la Turchia. A fine settembre si volava diretti da Teheran a Dubai in meno di tre ore, con biglietti fra 100 e 200 dollari. Oggi lo stesso viaggio può richiedere fino a 18 ore e costare più di 1.000.Il primo segnale era arrivato il 24 settembre, quando un volo Teheran-Dushanbe, capitale del Tagikistan, era tornato indietro a metà rotta dopo il diniego di sorvolo del Turkmenistan. Da allora i passeggeri convivono con ritardi lunghi, cancellazioni all’ultimo momento e, in alcuni casi, con aerei dirottati all’aeroporto di partenza.La data che divide il prima dal dopo è il 23 settembre. Quel giorno è scaduta la licenza transitoria concessa dall’Ofac, l’ufficio sanzioni del Tesoro americano, dopo che l’8 settembre Washington aveva colpito 27 compagnie aeree operanti in Iran, fra cui Iran Air e Mahan Air, e nove società di supporto. La misura rientra nella «Operation Economic Outcast», la campagna annunciata ad agosto dall’amministrazione Trump e descritta dalla Casa Bianca come «una campagna senza precedenti per recidere ogni residua ancora di salvezza economica che sostiene la Repubblica islamica dell’Iran». L’accusa ufficiale ai vettori è il trasporto di armi e merci illecite; Mahan Air è sanzionata dal 2011 per i voli al servizio dei Guardiani della rivoluzione.La minaccia ai fornitoriIl meccanismo non colpisce solo le compagnie iraniane. Il segretario al Tesoro Scott Bessent, in un’intervista alla tv americana Cnbc il 21 settembre, ha avvertito che aeroporti, fornitori di carburante, società di assistenza a terra e venditori di biglietti che continuassero a servirle rischiano l’esclusione dal sistema del dollaro. «Il 23 settembre tutte le compagnie aeree iraniane saranno messe a terra a livello globale», ha detto, aggiungendo che i colloqui con le autorità finanziarie cinesi sul rispetto delle sanzioni erano stati positivi. È questa leva sulle terze parti, più che la lista dei vettori, a spiegare la sequenza delle chiusure: l’Azerbaigian ha sospeso i voli iraniani dal 22 settembre, Baghdad ha smesso di accettarli dalle prime ore del 23, come ha riferito il portavoce dell’aviazione civile iraniana Majid Akhavan, e il 24 gli Emirati hanno chiuso «fino a nuovo avviso».La previsione di Bessent non si è avverata alla lettera. Poche ore dopo la scadenza i tracciatori di volo mostravano ancora almeno sei partenze dall’Iran verso Bangkok, Phuket, Shanghai e Kabul, e un aereo Mahan decollato da Teheran è atterrato a Guangzhou. Cina e Russia non hanno chiuso i loro cieli. La gran parte delle compagnie straniere, che avevano già interrotto i collegamenti durante la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, non è però tornata.Il conto lo fanno gli operatori. Majid Hosseini-Nejad, fondatore di Alibaba Travel Group, una delle maggiori piattaforme iraniane di prenotazione, stima che «circa il 20% dei voli dall’Iran verso destinazioni internazionali è stato sospeso» e che «anche i ricavi delle compagnie sono scesi significativamente». Le agenzie di viaggio vendono meno e i biglietti costano di più.Teheran ha portato il dossier alle Nazioni Unite. In una lettera al Consiglio di sicurezza, diffusa dall’agenzia di Stato Irna, l’ambasciatore iraniano all’Onu Gholamhossein Darzi ha definito le sanzioni «terrorismo economico, punizione collettiva e crimine contro l’umanità» e ha sostenuto che violano la Carta dell’Onu e la Convenzione di Chicago, il trattato che regola l’aviazione civile. L’Alto consiglio iraniano per i diritti umani avverte che i limiti a ricambi, motori e apparati di navigazione mettono a rischio la sicurezza dei voli. L’11 ottobre il ministero degli Esteri ha fatto sapere che sta trattando con altri governi per riaprire le rotte.Washington non è tornata sul punto dopo le cancellazioni di ottobre. L’obiettivo, secondo Jack Roush, ricercatore della Iranian History Initiative della London School of Economics, è «intensificare l’isolamento economico dell’Iran, degradarne ulteriormente la capacità militare e spingerlo a una concessione o a un accordo favorevole agli Stati Uniti». Chi vola lo vede dal prezzo. Un pendolare fra Teheran e Mascate, anche lui di nome Amir, riassume: «Ogni viaggio ora richiede molto più tempo e costa molte volte di più. Non è chiaro quando la situazione cambierà, o se migliorerà».