PARIGI — Una mano sinistra persa a 15 anni, e con lei diverse dita della destra. È quello che resta a Evan, studente di falegnameria di un liceo professionale di Lens, nel nord della Francia, colpito il 5 ottobre da una granata assordante durante una protesta davanti alla scuola. È ancora in ospedale «in condizioni molto difficili», dice il suo avvocato: «Le sue ferite assomigliano a ferite di guerra».Il caso di Lens non è isolato. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha riferito al Senato che l’ispettorato della polizia ha aperto 36 indagini interne su presunte violenze degli agenti contro il movimento dei liceali, che da metà settembre blocca centinaia di scuole in tutto il Paese: quattro minorenni «mutilati» da armi esplosive, altri sei con «ferite significative», più denunce per colpi, insulti e una presunta aggressione sessuale. Davanti ai parlamentari lo stesso Nuñez ha però negato ogni eccesso: nessuna «repressione poliziesca», ha detto.I casi li ha ricostruiti il Guardian, raccogliendo le testimonianze delle famiglie e dei loro legali. A Saint-Ouen-l’Aumône, alle porte nord-occidentali di Parigi, Eden, 14 anni, ha riportato una doppia frattura della mandibola, ha perso i denti inferiori e ha tutti quelli superiori rotti: un colpo di lanciagranate sparato da un metro e mezzo. In un video un agente lo colpisce col manganello, il ragazzo scalcia, poi parte il colpo. L’agente è stato sospeso e indagato; la famiglia ha denunciato per tentato omicidio.A Tours, nella valle della Loira, Maël, 16 anni, ha perso l’uso di un occhio dopo un tiro con un lanciatore di proiettili di gomma, l’arma già finita sotto accusa ai tempi dei gilet gialli. Questa settimana un agente è stato incriminato per violenze aggravate; nega l’addebito. L’avvocato della famiglia sostiene che il ragazzo non si trovava negli scontri.Per Evan le versioni divergono: la procura di Béthune sostiene che la granata fosse stata raccolta da terra dal ragazzo, il suo avvocato Bertrand Wattez respinge quella lettura e la famiglia ha presentato denuncia penale. I sindacati di polizia e la prefettura di Parigi non hanno finora replicato alle accuse delle famiglie.Le granate sospeseIl governo si è mosso già una settimana fa. Il 7 ottobre Nuñez ha annunciato alla radio la sospensione dell’uso delle granate contro i cortei studenteschi finché non sarà chiarito il caso di Lens. La stessa sera il premier Sébastien Lecornu, in un discorso televisivo, ha negato di aver dato ordini di «andare allo scontro», ha ammesso che «la rabbia dei giovani non nasce dal nulla» e ha promesso per fine ottobre un piano con «risposte concrete, rapide e finanziate». Ha definito le proteste le più violente da decenni.Il presidente Emmanuel Macron, al Salone dell’auto di Parigi, ha parlato di «questioni che meritano tempo, consultazioni, discussione e rispetto». La portavoce del governo Maud Bregeon ha giudicato «legittime» le inquietudini dei ragazzi, ma «strumentalizzate politicamente e trasformate in violenza urbana». Il ministero conta otto agenti feriti nella sola giornata di lunedì, soprattutto nella regione parigina, a Bordeaux e a Lione.Il movimento chiede più insegnanti, classi meno numerose, edifici capaci di reggere le ondate di calore e 10 miliardi di euro per scuola e università. Martedì sono scese in piazza 161.500 persone secondo l’Interno, 480.000 secondo i sindacati, più del doppio della settimana precedente. Sabato è in programma una giornata nazionale che unisce studenti, agricoltori, pompieri, insegnanti e pensionati sotto lo slogan «Gilet gialli e gioventù, le nostre lotte si incontrano». La Cgt, il maggiore sindacato di sinistra, chiama allo sciopero «ovunque ci siano le condizioni»; Cfdt e Fo restano fuori. Tutto questo a sei mesi dal voto per il successore di Macron.Sul tavolo c’è anche il conto dei fermi. Dall’inizio del movimento, secondo il ministero della Giustizia, 6.773 minorenni sono passati per la custodia di polizia e oltre mille sono stati rilasciati senza accuse. I procedimenti aperti sono 2.190, quasi 2.000 le misure alternative come un corso di cittadinanza. Nathalie Tehio, presidente della Ligue des droits de l’Homme, la principale associazione francese per i diritti civili, ne trae una conclusione: se solo una minoranza arriva davanti a un giudice, molti di quei fermi potrebbero essere stati infondati.