PYONGYANG — Lo scafo nero del «Hero Kim Kun Ok» emerge a metà nelle foto diffuse giovedì dalla Kcna, l’agenzia di Stato nordcoreana: il mare grigio al largo della costa orientale, una scia di fumo che sale in verticale, un’altra più bassa e obliqua. Sul ponte due uomini in uniforme, Kim Jong-sik della Commissione militare centrale del Partito dei lavoratori e Jang Chang-ha, direttore dell’Amministrazione missilistica. Kim Jong-un non c’è.La notizia sta in quelle due scie. Mercoledì 14 ottobre la Corea del Nord ha lanciato due missili da crociera «strategici», capaci nel lessico di Pyongyang di portare una testata nucleare, dal sottomarino da 3.000 tonnellate varato nel settembre 2023 come «primo sottomarino d’attacco nucleare tattico» del Paese. È la prima volta che quel battello spara un’arma: per tre anni era rimasto fermo, un silenzio che gli analisti di Seul attribuiscono a problemi tecnici.Secondo la Kcna il test «mirava a esaminare l’attuale postura di mobilitazione dei sistemi di combattimento subacquei» e ha mostrato «alta affidabilità e capacità dei deterrenti di guerra» nordcoreani, senza «alcun impatto negativo sulla sicurezza dei Paesi vicini». L’agenzia non ha indicato né la gittata né la piattaforma di lancio. Uno dei due missili è un Pulhwasal-3-31, lo stesso modello provato da terra la settimana scorsa.Seul ha confermato. Lo Stato maggiore congiunto sudcoreano ha detto giovedì di aver seguito i missili «dal pre-lancio alla fase di crociera fino alla fine del volo» e di aver visto un lancio da un tubo verticale e uno da un tubo lanciasiluri, compatibili con un sottomarino. Il portavoce, un capitano di vascello, non ha voluto dire con quali mezzi, per «riservatezza con gli Stati Uniti». Il comando delle forze americane in Corea non ha risposto alle richieste di commento; da Tokyo nessun comunicato.Tre anni in banchinaIl giorno del varo, il 6 settembre 2023, Kim Jong-un aveva detto che armare la marina di testate nucleari «non ammette altri rinvii». Il battello non aveva poi lanciato nulla. L’unico test subacqueo nordcoreano degli ultimi anni risaliva al gennaio 2024, da un sottomarino più piccolo: due Pulhwasal-3-31 in volo per circa due ore verso un bersaglio su un’isola.Per Shin Jong-woo, segretario generale del Korea Defense and Security Forum, centro studi di Seul, Pyongyang «sta testando i sistemi di combattimento per rendere operativo il sottomarino», e il passo successivo saranno i missili balistici lanciati da sott’acqua. Hong Min, del Korea Institute for National Unification, ha spiegato all’Afp che i due angoli di lancio hanno un «significato tattico»: il tiro verticale allunga la gittata, quello inclinato fa volare il missile basso, «rendendolo più difficile da individuare e intercettare».Il lancio arriva al termine di una settimana fitta sulla penisola. Lunedì 12 ottobre due missili balistici erano partiti dall’area di Pyongyang e avevano volato oltre 900 chilometri. Il 3 ottobre il Nord aveva provato un vettore ipersonico a raggio intermedio; cinque giorni dopo il Sud aveva risposto col suo primo test ipersonico, seguito dal presidente Lee Jae-myung. Tutto a meno di un mese dall’esplosione di una mina nella zona smilitarizzata, il 21 settembre, con tre soldati sudcoreani feriti: il Comando Onu ha accertato una violazione dell’armistizio, Pyongyang nega di averla piazzata.Il test arriva, scrive Bloomberg, dopo nuove aperture di Donald Trump a un incontro con Kim. La risposta di Pyongyang è che il leader non vedrà un presidente americano finché Washington chiederà la denuclearizzazione, ribadita a settembre dal segretario di Stato Marco Rubio in una dichiarazione congiunta con Seul e Tokyo.Venerdì il ministero della Difesa sudcoreano ha dovuto rispondere anche a una frecciata. Jang Chang-ha, lo stesso generale che assisteva al lancio dal sottomarino, aveva sostenuto sulla Kcna che il missile ipersonico del Sud non poteva aver raggiunto la velocità dichiarata, perché nelle foto «la vernice è intatta, non macchiata di fuliggine». Seul ha replicato che l’ogiva è rivestita di materiali termoresistenti di produzione nazionale.