Lunedì il Venezia, giovedì il Pafos in Conference League, domenica San Siro contro il Milan: l’Atalanta di Maurizio Sarri affronta tre partite in sei giorni, con la squadra decima in Serie A a quota nove punti. Un ritmo che lo stesso presidente UEFA Aleksander Ceferin ha ricondotto alle esigenze economiche dei club: “È un circolo vizioso“.Rose lunghe, infortuni e alibiPoco tempo per lavorare, molte rotazioni da gestire. Sarri parla di preparazioni più sbrigative e di un calcio che non lo entusiasma, ma al quale ci si deve adeguare. Dopo il Milan di domenica 18 attendono l’Ajax il 22 e il Frosinone il 25.Una lettura diversa arriva da Tony Damascelli, ospite di Radio Radio Mattino – Sport & News. “In linea teorica Sarri ha ragione, in linea pratica no“. Il nodo sono le rose: “A differenza di un tempo, oggi le squadre hanno un organico di 24 giocatori“. Poi c’è un fattore che pesa sul resto: “E c’è il problema degli infortuni“.La responsabilità, a suo dire, è dei club: “È esasperato il calcio con un calendario voluto dai club per fatturare, per incassare di più“.Diritti tv e battaglie perseSul giovedì europeo Damascelli rivendica un precedente: “Io feci una battaglia quando ero un piccolo impiegato dell’UEFA dicendo che non si può giocare il giovedì e poi la domenica“. Ma la partita la decidono gli equilibri commerciali: “Ovviamente la prevalenza ce l’hanno i diritti televisivi“.Il confronto con Nyon, aggiunge, ha un esito scritto: “Questa è una battaglia persa perché l’UEFA non ci sta“. I club, intanto, incassano i diritti tv senza guardare al pubblico, secondo Damascelli: “I tifosi, che sono i fruitori, sono la quota mercato, sono i clienti, sanno scegliere“. E il quadro, per lui, si chiude così: “Quindi è da una parte un’ipocrisia, dall’altra è un’esigenza commerciale“.Ascolta l’intervento integrale sul canale YouTube di Radio Radio Lo SportThe post Sarri si adegua, Damascelli no: “Calendario? Quando ero impiegato UEFA feci una battaglia” appeared first on Radio Radio.