Cisgiordania, l’acqua dei palestinesi finisce nella piscina dei coloni. Israele investe un milione di dollari

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«La nostra fornitura d’acqua è ancora interrotta, privandoci di quella di cui abbiamo bisogno per le case, i mezzi di sostentamento e i terreni agricoli». Saad Nemer, agricoltore di Fasayil, nella Valle del Giordano, lo racconta a Reuters. La sua famiglia dipende da quella sorgente da generazioni. Da giugno 2026, quando una conduttura è stata deviata per riempire un antico bacino vicino all’insediamento israeliano di Petza’el, i suoi campi sono rimasti a secco.I coloni promuovono la piscina come attrazione turistica e l’hanno ribattezzata «piscina di Erode», richiamando il sovrano della Giudea del I secolo a.C. Gli archeologi non hanno confermato l’attribuzione. Il sito, secondo i documenti esaminati da Reuters, sorge su terreni di proprietà di Nemer e della sua famiglia.Il caso ha assunto subito una dimensione politica. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha annunciato un finanziamento di oltre tre milioni di shekel (circa un milione di dollari) per valorizzare l’area. Il ministro del Patrimonio Amichai Eliyahu ha sostenuto il progetto. Il 5 ottobre Smotrich ha proclamato l’avvio dei lavori di sviluppo e conservazione.Il contrasto è netto: mentre un agricoltore non riesce più a irrigare, le autorità israeliane investono per trasformare il bacino in una destinazione turistica. Non si tratta solo di una sorgente, ma di chi controlla la terra e decide come usarne le risorse in un territorio occupato.Lo stesso COGAT, l’organismo militare israeliano che gestisce gli affari civili nei Territori, ha riconosciuto che l’acqua è stata deviata «senza autorizzazione» e ha promesso un’indagine, come riferito dall’Associated Press. Un riconoscimento che non ha ancora portato all’individuazione dei responsabili né alla restituzione dell’acqua ai campi.La vicenda rientra in un quadro più ampio. Nel luglio 2026 l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha documentato circa 160 strutture palestinesi legate all’acqua e ai servizi igienico-sanitari danneggiate, distrutte o sequestrate in Cisgiordania nel corso dell’anno. Per le comunità rurali, perdere una conduttura significa mettere a rischio raccolti, redditi e la possibilità stessa di restare sulla propria terra.Anche il significato dei luoghi è conteso. Alon Arad, direttore di Emek Shaveh, organizzazione israeliana critica dell’uso politico dell’archeologia, ha dichiarato a Reuters che si assiste spesso all’impiego dell’archeologia «per creare la sensazione che la Cisgiordania sia esclusivamente ebraica».In Cisgiordania il controllo del territorio passa anche da una sorgente. Quando l’acqua di una comunità agricola viene dirottata verso una piscina per i visitatori, la questione non è più soltanto chi possa fare il bagno. È chi detiene il potere di decidere chi continuerà a coltivare la propria terra.