IL CAIRO — «Se ce lo chiederanno». È la condizione che il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha ripetuto sabato davanti ai cadetti dell’Accademia militare, chiedendo al parlamento di riunirsi in sessione d’emergenza per autorizzarlo ad accogliere eventuali richieste di assistenza difensiva dall’Arabia Saudita. «Non parlo perché si combatta o si attacchi qualcuno. Parlo solo di difesa», ha detto, in un discorso riferito da Al Jazeera e ripreso da Bloomberg.La richiesta arriva dopo la settimana più sanguinosa per il regno da oltre un decennio: l’aeroporto King Khalid di Riad è stato colpito quattro volte in cinque giorni dai missili e dai droni houthi, e sabato 10 ottobre un solo attacco ha ucciso 13 persone e ferito più di 300. Il Cairo si candida così a entrare nella difesa saudita accanto a Pakistan e Turchia, legati a Riad dal patto firmato alla Mecca in agosto.Quando si riunirà il parlamento, Sisi non lo ha detto. «So che la questione richiede l’approvazione del parlamento egiziano, e spero che si riunisca in sessione d’emergenza per darci questa autorizzazione», ha aggiunto. Nessuna convocazione è stata annunciata e Riad non ha reso nota alcuna richiesta formale.Che cosa significhi «difesa» resta nelle parole del presidente: l’Egitto compirà «qualsiasi misura per proteggere» il regno «in conformità con le direttive di Sua Maestà re Salman e del principe ereditario Mohammed bin Salman». Il terreno era stato preparato un mese fa: il 15 settembre, ricevendo il principe ereditario al Cairo, la presidenza egiziana aveva dichiarato che «la sicurezza dell’Arabia Saudita e degli Stati del Golfo è parte integrante della sicurezza nazionale egiziana».Da che cosa vada difeso il regno lo dice la cronaca di ottobre. Oltre a Riad sono stati colpiti gli aeroporti di Abha, con due morti e 28 feriti, di Jazan e di Najran; gli houthi hanno rivendicato anche un attacco su Dammam, nell’est petrolifero. Lufthansa ha sospeso i voli sulla capitale, Air France-KLM li ha cancellati fino a fine mese, Londra, Parigi e Berlino sconsigliano di recarsi a Riad. Il ministro saudita dell’Energia, il principe Abdulaziz bin Salman, ha detto che la resilienza del regno è stata «messa alla prova» e che la risposta sarà «altrettanto seria».La guerra in YemenLa risposta è già cominciata. Il 4 ottobre il governo yemenita riconosciuto ha lanciato l’operazione «Alba dello Yemen» per riprendere i territori houthi, compresa la capitale Sanaa, in mano al gruppo dal 2014. Riad ha ammesso raid aerei sullo Yemen per la prima volta dalla tregua Onu del 2022. Giovedì i missili houthi sono caduti accanto al palazzo presidenziale di Aden, la capitale provvisoria del governo: almeno cinque morti, il premier Shaya al-Zindani presente e illeso. Il portavoce militare houthi ha detto di aver colpito un quartier generale operativo.Chi stia dietro l’escalation è la domanda su cui le capitali si dividono. Riad accusa l’Iran di incoraggiare gli attacchi; Teheran respinge l’accusa e il 12 ottobre, in una telefonata con l’omologo saudita, il capo della diplomazia iraniana ha offerto assistenza per fermare il conflitto. Gli houthi, al momento, non hanno reagito all’annuncio del Cairo.Perché proprio l’Egitto lo spiegano le carte geografiche. A settembre gli houthi hanno preso la costa yemenita sul Mar Rosso e lo stretto di Bab al-Mandeb, la porta meridionale del canale di Suez: secondo gli analisti sentiti da Al Jazeera, Riad cerca chi protegga il regno e il traffico marittimo, e l’Egitto, le cui entrate da Suez dipendono dalle stesse navi, è il partner naturale.Hisham al-Omeisy, analista di conflitti e consigliere dell’European Institute of Peace, non vede margini per una pausa: gli houthi «hanno superato quella linea», ha detto, «e fermarsi davanti a un aeroporto civile non è uno dei loro calcoli». Prevede che i prossimi bersagli siano gli oleodotti e gli impianti energetici.Riad, intanto, non ha spostato il calendario: il congresso mondiale del petrolio si è tenuto come previsto e la Future Investment Initiative, la vetrina degli investitori del regno, è confermata dal 26 al 29 ottobre.