Israele, l’estrema destra vuole una seconda Nakba

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In vista del voto del 27 ottobre si potrebbe riassumere il programma elettorale dell’estrema destra israeliana con «Basta con le buone maniere». Secondo gli ultimi sondaggi Otzma Yehudit di Itamar Ben Gvir, il Partito Sionista Religioso di Bezalel Smotrich, Zehut di Moshe Feiglin e Amcha Yisrael di Ofer Winter controllano complessivamente quasi 20 dei 120 seggi della Knesset, cosa mai avvenuta prima, eppure non lo ritengono abbastanza.Negli ultimi anni, il governo più di estrema destra della storia di Israele ha raggiunto una lunga lista di obiettivi che coltivava da tempo, compiendo passi in precedenza impensabili. Dal 7 ottobre 2023 politiche un tempo confinate alle frange più estremiste della società sono state pienamente legittimate, mentre gran parte dell’opinione pubblica e dei media israeliani non ha potuto fare altro che adeguarsi. Basti citare la devastazione di Gaza, lo sfollamento forzato di decine di migliaia di palestinesi in Cisgiordania, l’accelerazione senza precedenti dell’occupazione da parte dei coloni in Cisgiordania e l’introduzione della pena di morte riservata esclusivamente ai palestinesi.Eppure, invece di sentirsi soddisfatti, i leader di estrema destra non fanno che ripetere che i palestinesi sono ancora presenti a Gaza e in Cisgiordania, Hamas ed Hezbollah esistono ancora e che la posizione internazionale di Israele è peggiorata. In effetti la posizione internazionale di Israele è peggiorata drasticamente non soltanto in Europa, a cui Netanyahu e la destra non hanno mai prestato particolare attenzione, ma anche negli Stati Uniti. Un sondaggio della Cnn ha rilevato che quasi un quarto degli americani sotto i 45 anni considera Israele un nemico. E questo a ridosso delle elezioni di mid-term che potrebbero consegnare ai democratici il controllo della Camera bassa o forse di tutte e due le Camere del Congresso.Le mosse della prossima fase della politica israeliana, se la destra post-elettorale sarà vincente come sono in molti a pronosticare, si baseranno su un principio: se una forza senza precedenti non è riuscita a garantire la «vittoria totale», la soluzione è ricorrere a una violenza ancora maggiore.Ofer Winter, l’ex generale dell’Idf entrato in politica quest’anno alla guida del partito di destra nazionalista Amcha Yisrael (Popolo di Israele), ha dichiarato che «in questa guerra ci sono stati e continuano a esserci molti risultati, ma non c’è stata una vittoria decisiva: non c’è stata un’emigrazione volontaria». Ma la «emigrazione dei palestinesi da Gaza» è un eufemismo dal momento che il piano del trasferimento forzato di massa della popolazione rappresenta per la destra israeliana una priorità assoluta.Dopo essersi unito al Partito Sionista Religioso di Bezalel Smotrich, Moshe Feiglin continua a deridere la «vittoria totale» promessa da Netanyahu per tutta la durata della guerra. «Una vera vittoria nella Striscia di Gaza richiede l’occupazione dell’intera Striscia e l’espulsione completa di tutti i suoi abitanti: donne, bambini, anziani e combattenti allo stesso modo» ha affermato in un’intervista. Ha inoltre proposto di radere al suolo ogni villaggio della Cisgiordania da cui venga sferrato un attacco e di espellerne tutti gli abitanti. Anche Itamar Ben Gvir invoca un programma di «migrazione volontaria» per i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania, insieme a un ulteriore allentamento delle regole d’ingaggio dell’Idf. E se sarà lui il prossimo ministro della Difesa lo farà (attualmente Gvir è il ministro della sicurezza nazionale). Nel frattempo, Gvir ha trasformato le carceri israeliane in luoghi di tortura e sta preparando il patibolo per il primo palestinese condannato a morte.Bezalel Smotrich invece è quello che si atteggia ad «adulto responsabile della destra». Non insiste sull’occupazione di Gaza e sull’espulsione dei suoi abitanti, anzi sembra disposto a mantenere lo status quo nella Striscia, in virtù della sua vecchia convinzione che Hamas sia «una risorsa da impiegare». Rivolge invece l’attenzione a una nuova frontiera per Israele: esportare in Galilea il modello usato in Cisgiordania, basato sulla creazione di insediamenti sulle colline, espropriando i palestinesi. In Cisgiordania Smotrich ha supervisionato la creazione di centinaia di nuovi insediamenti, avamposti e fattorie dei coloni, mentre i coloni, accompagnati e sostenuti dall’esercito, hanno espulso decine di comunità palestinesi. E all’interno del Likud, l’attuale ministro della Difesa Israel Katz continua a sostenere l’espulsione, dichiarando che se Hamas rapisse anche solo un altro soldato o un civile, un milione di palestinesi verrebbero espulsi da Gaza e ciò che resta ancora in piedi sarebbe raso al suolo.Queste dichiarazioni non sono da interpretare come semplice retorica elettorale: il prossimo governo israeliano sarà il «governo della seconda Nakba».Netanyahu ha affidato il «dossier palestinese» a due importanti sostenitori di una nuova Nakba: Smotrich al di là della Linea Verde e Ben Gvir al suo interno. Nella loro visione del mondo, condivisa dai loro alleati politici, la pulizia etnica dei palestinesi potrà procedere di pari passo con l’eliminazione di ciò che rimane ancora della democrazia israeliana.La debolezza ideologica del «Blocco del Cambiamento», l’alleanza politica di diversi partiti israeliani di opposizione che cercano di porre fine al governo di Benjamin Netanyahu e costruire una maggioranza alternativa, il cui principale esponente è Yair Lapid, rafforza ulteriormente questa logica. Nessun grande partito di opposizione, nemmeno i Democratici, mette radicalmente in discussione il presupposto secondo cui la forza sarebbe l’unico linguaggio che Israele dovrebbe usare nei confronti dei palestinesi e del Medio Oriente in generale. Il dibattito riguarda più che altro «quanta forza impiegare».Molti analisti internazionali sostengono che il governo Netanyahu abbia sfruttato il massacro del 7 ottobre per trasformare in politica concreta il potenziale di una nuova Nakba, già prevista nei suoi piani. Il campo liberale, le cui proteste di massa erano riuscite a ritardare, e in parte a congelare la riforma giudiziaria, dopo il 7 ottobre ha ormai abbandonato questo terreno di confronto, lasciandolo a Smotrich, Ben Gvir e ai loro alleati.A Gaza sono state uccise più di 70mila persone e le città sono state rase al suolo. Circa un milione di gazawi vivono ancora nelle tende, senza acqua pulita e neppure altre infrastrutture essenziali. Le ripetute affermazioni secondo cui nella Striscia «non esistono innocenti» e che la «migrazione volontaria» sarebbe la soluzione alla questione di Gaza sono diventate un mantra. Ma la reazione israeliana di rigetto nei confronti del documentario Naza mostra quanto profondamente le idee, un tempo confinate solo nella destra radicale, abbiano contaminato l’opinione pubblica israeliana.