Doveva essere una manifestazione contro il carovita. È finita con le bombe carta, le barricate, le auto delle forze dell’ordine danneggiate e piazza Duomo trasformata in un campo di battaglia. Ecco. A Milano, sabato 17 ottobre, la protesta è degenerata in una giornata di guerriglia urbana. Con una particolarità: tra i protagonisti degli scontri ci sono soprattutto giovanissimi, molti dei quali minorenni.Premessa. Protestare contro il prezzo della benzina, gli stipendi bassi, le bollette e le difficoltà delle famiglie è sacrosanto. Come lo è contestare il governo Meloni. Ci mancherebbe. Però qualcuno dovrebbe spiegare cosa c’entrino tutte queste rivendicazioni con il lancio di cubetti di porfido contro gli agenti, i negozi saccheggiati e i tavolini dei bar utilizzati per costruire barricate.La guerriglia nel cuore di MilanoLa manifestazione di «Italia in Piazza» aveva raccolto oltre cinquemila persone. I primi scontri sono scoppiati in via Broletto, all’altezza di via San Tomaso. Sassi, bombe carta e altri oggetti contro i poliziotti in tenuta antisommossa, che hanno risposto con cariche di alleggerimento. Il corteo si è diviso e la tensione si è spostata verso Cordusio e piazza Duomo.Qui la situazione è ulteriormente precipitata. Gruppi di ragazzi vestiti di nero e con il volto coperto hanno attaccato ripetutamente gli schieramenti della polizia. Sono state divelte transenne, danneggiate pensiline e vetrate, incendiate barricate improvvisate. Un’auto dei carabinieri è stata assaltata e danneggiata. Gli agenti sono intervenuti anche con lacrimogeni e idranti per riprendere il controllo della piazza.Secondo le ricostruzioni giornalistiche, circa cinquanta persone sono state fermate, molte delle quali minorenni. L’Ansa ha riferito di diversi agenti feriti e di una ventina di persone soccorse dal 118 nella zona degli scontri. Due poliziotti sono stati colpiti alla testa da cubetti di porfido e hanno avuto bisogno di punti di sutura. Non proprio una pacifica passeggiata di protesta.Chi sono i ragazzi della rivolta?Un altro dettaglio merita attenzione. Secondo la ricostruzione dell’Ansa, non si trattava necessariamente dei tradizionali black bloc organizzati. Molti ragazzi sarebbero arrivati dalle periferie milanesi, dall’hinterland e da altre province, muovendosi in piccoli gruppi. Italiani e giovani di origine straniera. Alcuni hanno sventolato bandiere albanesi, richiamando le proteste in corso a Tirana.Per rivivere la giornata, qui puoi leggere la ricostruzione degli scontri nel centro di Milano, tra lanci di oggetti, danni e interventi delle forze dell’ordine.Meloni e il silenzio che diventa un problema politicoLa presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato le violenze, ricordando che manifestare è un diritto ma devastare le città non lo è. E ha chiesto alle opposizioni di prendere posizione senza ambiguità. Il sindaco Giuseppe Sala, invece, ha riconosciuto la legittimità delle ragioni della protesta, definendo però ingiustificabili le violenze e i danni alla città.Il punto, però, non è trasformare ogni sassaiola in uno scontro tra destra e sinistra. È molto più semplice. Si può essere contrari al governo, criticare la gestione dell’ordine pubblico. Ma chi prende a sassate un agente non sta esercitando il diritto di manifestare. Sta commettendo una violenza che deve essere accertata e sanzionata secondo la legge.E allora una domanda viene spontanea. Che cosa dovrebbe fare lo Stato quando gruppi di incappucciati lanciano bombe carta, incendiano barricate e assaltano i mezzi delle forze dell’ordine? Lasciare loro piazza Duomo?Il carovita è un problema serio. Gli stipendi bassi sono un problema serio. Le difficoltà dei giovani sono un problema serio. Usarli come alibi per trasformare Milano in un campo di battaglia, invece, non risolve nulla. Semmai aggiunge un altro problema a quelli che già abbiamo.E a pagare, come sempre, sono i cittadini.L'articolo MILANO A FERRO E FUOCO: POLIZIOTTI IN OSPEDALE proviene da Nicolaporro.it.