La Colombia apre l’ambasciata a Gerusalemme, decimo Paese al mondo: cancellata la rottura con Israele voluta da Petro

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GERUSALEMME — La Colombia ha aperto mercoledì la sua ambasciata a Gerusalemme, decimo Paese al mondo a farlo. Il ministro degli Esteri colombiano Omar Bula Escobar e l’omologo israeliano Gideon Sa’ar hanno scoperto la targa all’ingresso di un palazzo di tre piani di Rabbi Akiva Street, nel centro della città, e Sa’ar ha affisso sullo stipite una mezuzah, l’astuccio con i versetti della Torah che nella tradizione ebraica segna le porte di casa. Il giorno prima i due governi avevano rimesso in vigore l’accordo di libero scambio cancellato dal precedente presidente colombiano, Gustavo Petro.È il capitolo più visibile dell’inversione decisa dal nuovo presidente Abelardo de la Espriella, in carica da agosto e definito «di destra» da Reuters, che in due mesi ha smontato uno per uno gli atti con cui Petro aveva rotto con Israele. «Compiamo un passo concreto verso il ripristino di relazioni che non si sarebbero mai dovute interrompere», ha detto Escobar alla cerimonia. «Israele è un partner strategico. Lo è sempre stato e d’ora in poi lo sarà ancora di più».Con lui ha preso servizio la nuova ambasciatrice, Tania Gilinski, dopo tre anni in cui la Colombia non ha avuto un rappresentante in Israele. Sa’ar ha parlato di «un giorno di festa per le relazioni Israele-Colombia, ma anche per Gerusalemme, la capitale»: «Quando sono entrato in carica, meno di due anni fa, le ambasciate qui erano solo cinque». Il ministro ha annunciato che la Repubblica Democratica del Congo aprirà «molto presto» la sua e ha chiesto al sindaco Moshe Lion, presente alla cerimonia, di accelerare la costruzione di uffici per ospitarne altre.La lista dei dieci dice quanto la scelta resti isolata. Dal 2018, quando gli Stati Uniti di Donald Trump spostarono la loro sede da Tel Aviv, hanno seguito Guatemala, Paraguay, Kosovo, Honduras, Papua Nuova Guinea, Fiji, Nauru e il Somaliland, riconosciuto come Stato dal solo Israele. Tutti gli altri Paesi tengono l’ambasciata a Tel Aviv, perché la comunità internazionale non riconosce Gerusalemme come capitale israeliana e i palestinesi rivendicano la parte orientale della città per un loro futuro Stato. In questo quadro la Colombia, che un anno fa espelleva gli ultimi diplomatici israeliani, è per il governo Netanyahu il trofeo più visibile della lista.La rottura di PetroL’Autorità palestinese non ha commentato nell’immediato. Petro sì, dalla sua posizione di ex presidente: «Avviare relazioni con Israele e dimenticare il genocidio palestinese come si dimentica il genocidio colombiano è un invito a ripeterlo», ha detto ad Al Jazeera, che definisce il governo De la Espriella «di estrema destra». Il 7 ottobre, nel terzo anniversario dell’attacco di Hamas, centinaia di persone hanno marciato a Bogotà dall’ambasciata israeliana contro il trasloco a Gerusalemme. «Il nostro governo non traccia più una linea contro le atrocità commesse in Palestina», ha detto un manifestante.Quella linea Petro l’aveva tracciata nel maggio 2024, quando ruppe le relazioni diplomatiche per la condotta israeliana a Gaza, chiuse l’ambasciata a Tel Aviv e richiamò l’ambasciatore, attaccando per nome il premier Benjamin Netanyahu. Israele parlò allora di una mossa antisemita e di un premio a Hamas. Seguirono il blocco delle esportazioni di carbone, di cui la Colombia era un fornitore importante per Israele, il sostegno alla causa del Sudafrica contro Israele alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia e l’apertura di una missione colombiana a Ramallah, sede dell’Autorità palestinese. Nell’ottobre 2025 Petro espulse anche la delegazione israeliana rimasta a Bogotà.De la Espriella aveva promesso in campagna elettorale di trasferire «immediatamente» l’ambasciata a Gerusalemme, e Sa’ar lo ha ricordato dal podio. Il 10 agosto, pochi giorni dopo l’insediamento, la Colombia ha riconosciuto la sovranità israeliana sulle alture del Golan, il rilievo strappato alla Siria nel 1967, come «componente essenziale» della sicurezza di Israele. Poi il carbone, martedì il libero scambio, oggi la sede diplomatica. «In due mesi abbiamo rovesciato gran parte delle conseguenze negative dell’amministrazione Petro», ha detto Sa’ar, ringraziando De la Espriella.La targa colombiana è stata avvitata su un edificio che ha un secolo di storia alle spalle. Il palazzo Salameh fu costruito negli anni Venti, nella Gerusalemme del mandato britannico, da Constantine Salameh, un uomo d’affari arabo cristiano della città. Sa’ar, nel discorso, ha definito l’apertura dell’ambasciata «il riconoscimento di una verità storica che nessuna persona onesta può negare».