SOFIA — Quattro navi colpite in sette giorni, due sul fondo, undici marinai dispersi. Con questo conto il primo ministro bulgaro Rumen Radev si è presentato mercoledì davanti al Parlamento di Sofia per parlare dei droni che da una settimana colpiscono i mercantili lungo la costa bulgara del Mar Nero. «Non c’è alcuna logica nel fatto che l’Ucraina attacchi le proprie navi e i propri equipaggi, dato che l’esito di tutti questi attacchi favorisce la Russia», ha detto, riferisce l’Associated Press. «Il problema è che non possiamo provarlo».Sofia ha chiesto assistenza internazionale per l’inchiesta e sostegno della Nato per la sorveglianza e la difesa antidrone. Una settimana fa, dopo la prima ondata, Radev si era limitato a dire che i droni erano «o ucraini o russi»; ora indica Mosca come la parte che ne trae vantaggio, pur senza una prova in mano.L’ultima ondata ha colpito nella notte tra lunedì e martedì. Il cargo HS Dignity, bandiera della Guinea-Bissau, partito dall’Algeria e diretto al porto fluviale romeno di Brăila, sul Danubio, è stato centrato all’1:20 (le 0:20 in Italia) a 17 miglia da Krapets, un villaggio vicino al confine con la Romania, ed è affondato con 16 uomini a bordo, quasi tutti siriani. Cinque sono stati recuperati, undici mancano all’appello. Dieci minuti dopo, più a sud, al largo di Byala, tre droni aerei hanno colpito ponte e scafo del Chelsea 3, bandiera maltese e armatore di Odessa: i 15 dell’equipaggio, ucraini e azeri, sono tutti in salvo.Quattro dei naufraghi dell’HS Dignity, tre siriani e un egiziano, sono sbarcati a Varna, il principale porto bulgaro. Il governatore del distretto li ha descritti «tutti e quattro in condizioni relativamente buone e senza ferite»; un quinto era atteso in giornata. Le ricerche degli altri continuano.Fuori dalle acque territorialiIl 6 ottobre, a circa 70 miglia dalla costa, droni navali e aerei avevano già colpito due navi. L’Alfa Watan, bandiera del Togo, era affondata con dieci uomini, dati per dispersi dopo la sospensione delle ricerche. L’Able, carica di grano, aveva preso fuoco: un traghetto bulgaro aveva salvato i 18 a bordo. Il giorno prima, nelle acque romene, era colata a picco la Royad Mammadov, con due morti.Tutti gli attacchi sono avvenuti nella zona economica esclusiva, non nelle acque territoriali, che finiscono a 12 miglia dalla costa. La zona economica dà allo Stato diritti su pesca, gas e fondali, non la sovranità: per questo la difesa collettiva dell’Alleanza non scatta da sola e Sofia deve chiederla. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha telefonato a Radev; dopo la prima ondata l’Alleanza aveva rinviato ogni domanda al governo bulgaro.L’ambasciatrice russa a Sofia, Eleonora Mitrofanova, convocata martedì da Radev, ha detto di capire il ragionamento ma di non avere informazioni dal ministero della Difesa di Mosca, e non ha escluso «una provocazione da parte di un Paese terzo». Dal Cremlino non è arrivato alcun commento ufficiale. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, già dopo il 6 ottobre, aveva parlato di «un attacco russo combinato con droni marittimi e aerei», verificato dalla marina ucraina insieme a Sofia, e di uno sforzo di Mosca «per rendere il Mar Nero occidentale completamente inadatto alla navigazione».Da oltre quattro anni e mezzo la Russia bombarda i porti ucraini del Mar Nero. Kiev ha spostato una parte dell’export sui porti del Danubio e su rotte che corrono lungo le coste di Romania e Bulgaria, e colpisce a sua volta le navi russe cariche di grano nel Mar Nero e nel Mar d’Azov. Le acque bulgare sono così diventate il corridoio di una guerra di cui la Bulgaria non fa parte.La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha scritto su X che «il Mar Nero è diventato un altro fronte di escalation della guerra russa in Ucraina». Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha annunciato che le attività ibride russe saranno discusse al vertice dei leader di giovedì e venerdì a Bruxelles. La presidente bulgara Iliana Yotova ha chiesto in tv «una moratoria sull’uso dei droni sul Mar Nero contro le infrastrutture commerciali e civili» e ha detto di aver coordinato i passi con Romania e Turchia.«Pur non essendo parte in guerra, la Bulgaria subisce danni economici e finanziari significativi», si legge in un comunicato del governo citato da Bloomberg: premi assicurativi più alti e «perfino rifiuti di trasportare carichi verso i porti bulgari». Il prezzo del grano martedì è rimasto stabile. Preslav Raykov, trading manager della società di commercio agricolo Magic Flame Group, avverte che gli attacchi cominciano a pesare sulla percezione del rischio dei trader nuovi alla regione e che un’intensificazione colpirebbe l’export di Romania e Bulgaria, grande esportatrice netta di grano.