Dal 1° ottobre Rai Scuola non è più visibile sul canale 57 del digitale terrestre.Viene sostituita da un nuovo canale chiamato “Italiana”, dedicato ai territori del Paese, mentre l’archivio del vecchio canale sopravvive solo su RaiPlay, sotto l’etichetta di progetto di e-learning. A sostegno della scelta l’azienda ha portato i bassi ascolti, ma la decisione ha raccolto molte critiche da accademici, mondo della scuola e opposizione, con un’interrogazione parlamentare del Partito Democratico e una petizione su Change.org che ha superato le 11mila firme. Sullo sfondo resta una domanda più grande: che spazio ha oggi la divulgazione scientifica nel servizio pubblico? Per capire cosa si è spento davvero sul 57 bisogna tornare indietro di qualche anno, come ricostruisce in diretta Davide Coero Borga, tra i volti e gli autori più presenti della programmazione scientifica del canale: “Rai Scuola era l’erede di Rai Educational, quella resa macchiettistica da Corrado Guzzanti con la mitica Vulvia, e raccoglieva lezioni e approfondimenti per gli studenti. Poi nel 2013 succede qualcosa. Già da qualche anno Superquark di Piero Angela era stato relegato alla fascia estiva, con una programmazione simile a quella di Jessica Fletcher, perché non faceva più gli ascolti di una volta. Esistevano altri programmi di divulgazione con bravissimi narratori, penso ad Alberto Angela, a Mario Tozzi, a Voyager, criticato all’inizio e poi diventato un grande programma, con narratori in stile BBC che parlano guardando in macchina. Mancava però quello che faceva Piero Angela: sedersi con qualcuno, intervistarlo, approfondire, portare ricercatrici e ricercatori magari per la prima volta davanti a una telecamera”.L’inizio, poi la svolta della pandemiaA colmare quel vuoto furono gli stessi scienziati. “I presidenti dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e l’allora presidente del CNR, il più grande degli enti di ricerca, andarono in Rai a chiedere: perché non fate delle trasmissioni su questa roba qua? Così un programma nato per parlare di letteratura e arte diventò un programma di divulgazione scientifica. Io ci finii dentro: si chiamava Nautilus, lo conduceva il mitico Federico Taddia, in studio c’eravamo io e Silvia Bencivelli, che si occupava soprattutto di salute e medicina. Venivano scienziati e ricercatori, facevano dei talk, alcuni degli esperimenti. Negli anni è diventata la principale forma di narrazione di Rai Scuola, tanto che nel 2017-2018 si è parlato di cambiare nome al canale, che ormai non faceva più scuola ma scienza, e chiamarlo Rai Scienza, come esiste Rai Storia”.Poi la pandemia ha rimescolato le carte, e il canale ha ritrovato per un periodo la sua vocazione originaria. “Con il Covid la Rai si è ricordata di fare servizio pubblico, e sono tornate lezioni e approfondimenti per gli studenti. Io registravo dalla hall di un albergo: non si poteva entrare negli studi, ma si poteva accedere alle regie. È stata un’avventura bellissima. Poi siamo tornati a fare scienza, ma a un certo punto si è capito che la divulgazione in televisione stava passando un brutto momento. E infine è arrivato lo switch off verso RaiPlay, dove peraltro siamo sempre stati, e Rai Scuola è diventata Italiana, un canale con tutt’altre caratteristiche, che racconta sagre, prodotti tipici, made in Italy. Anche la ricerca, a dirla tutta, è molto made in Italy: potremmo starci anche noi”.La tv è morta? L’obiezione più diffusa arriva da un insegnante che segue la trasmissione: la tv come rito, sostiene, sta morendo, gli studenti non la guardano più e preferiscono piattaforme più veloci e meno di approfondimento, e la chiusura di Rai Scuola sarebbe solo l’anticipo di quello che toccherà a tutte le generaliste, dalla Rai a Mediaset. La replica parte dai dati: “La televisione ancora oggi fa numeri irraggiungibili da qualsiasi piattaforma, anche quando un contenuto diventa virale. Penso a Newton, il programma di approfondimento scientifico che ho condotto negli ultimi cinque o sei anni. Ci mandavano in onda nelle finestre più sguarnite del palinsesto, un po’ come si fa con Tom e Jerry: il giovedì notte su Rai 3 all’una e mezza, poi il sabato e la domenica alle sei e mezza del mattino. Eppure, per chi si occupa di questi temi, sono numeri ragguardevoli: all’una e mezza di notte facevamo 350.000 spettatori. Quanti festival della scienza deve fare uno scienziato per incontrare un pubblico del genere?”.E i giovani non sono affatto un pubblico perso. “Ce ne sono di due tipi. Quelli interessati motu proprio, che si appassionano a questi temi e cercano i divulgatori ovunque: se li scrollano sul telefono, li vanno a cercare in tv, alla radio. E poi quelli pungolati, con i genitori che guardano una trasmissione e dicono: guarda, questa roba non è malissimo, prova a vederla anche tu. La cosa bella della televisione è che incontra un pubblico così largo che chiunque può appassionarsi”.La terza missioneL’obiezione viene spontanea: i grandi ascolti li fanno Grande Fratello e Temptation Island, i numeri della divulgazione restano bassi rispetto ai milioni di quarant’anni fa e gli studenti confermano di non accendere la tv. “Confermo, e non vorrei aver passato il messaggio sbagliato. L’azienda ha preso una decisione corretta nell’organizzare i contenuti per temi su RaiPlay: è il posto giusto per incontrare gli studenti. La domanda però è un’altra. In un momento in cui senza scienza e tecnologia non combiniamo niente, molti dei soldi che versiamo come contribuenti finiscono nella ricerca, e ricercatrici e ricercatori sono obbligati per legge a raccontarci cosa fanno e come spendono quei soldi. Si chiama terza missione. Davvero non vogliamo avere in tv, che è ancora un mezzo così potente, un posto dove possano portarci per mano sul bordo dell’orizzonte? Non per vedere cosa sta per succedere, ma almeno come si stanno muovendo le cose, per darci un’idea della complessità che affrontano e che tocca a noi affrontare ogni giorno come cittadini. Così, magari, quando andiamo nell’urna esercitiamo il nostro dovere tenendo conto di cose su cui, se non altro, abbiamo imparato a farci delle domande”.The post Ufficiale l’addio a Rai Scuola: la TV sta morendo? | Intervista a Davide Coero Borga appeared first on Radio Radio.