Francesco Totti apre nuovamente una porta alla Roma. In una lunga intervista al Corriere della Sera, l’ex capitano giallorosso ha ripercorso alcuni dei passaggi più delicati della propria vita, dall’addio al calcio al difficile periodo successivo al ritiro, fino al rapporto con Spalletti, al mancato trasferimento al Real Madrid e alla possibilità di tornare un giorno nel club. Con una certezza che non è mai cambiata: “La Roma è stata, è e sarà sempre tutto per me. È la mia seconda pelle, forse persino la prima. Tornare alla Roma? Mai dire mai”.Il giorno dell’addio al calcio è stato il più bello o il più brutto della tua vita?“Da una parte più bello, perché mi aspettava, oltre quella porta, una festa clamorosa, unica. Ma dall’altra c’era tanta malinconia, perché finiva la mia carriera. Ero morto dentro, perché per noi calciatori, quando finisce il campo da gioco, cambia tutto, si chiude un ciclo della vita. Ero frastornato, non mi riconoscevo”.Dopo l’addio al calcio hai sfiorato la depressione?“Sì, c’è stato un momento in cui ho rischiato la depressione. Che è una parola pesante, che spaventa. Ma non riuscivo a ritrovare il senso delle cose. (…) Improvvisamente arrivava il vuoto. Mi sentivo solo in mezzo all’oceano. Mi sembrava che il vuoto mi soffocasse. Non ero pronto, improvvisamente mi mancava la terra sotto ai piedi”.In quel periodo anche tu sei stato male, davvero male.“Ho rischiato di morire. Morire di Covid, come mio padre. Stavano per ricoverarmi, avevo 87 di saturazione e una broncopolmonite fortissima. Ho passato 21 giorni con la febbre a trentanove e non respiravo. Poi mi ha chiamato il professor Zangrillo che mi ha suggerito di dormire con il torace sul letto, in modo da aprire i polmoni. Ne sono uscito, ma me la sono vista brutta”.Di Gian Piero Gasperini cosa pensi?“Di lui ho un’opinione bellissima, è riuscito a far innamorare il popolo giallorosso, a costruire un gruppo unito, solido, che ha voglia di dimostrare e voglia di vincere. Quando al timone c’è un personaggio simile, tutto è possibile”.Ti sei davvero riappacificato con Spalletti?“Abbiamo solo fatto uno spot insieme. Ci siamo divertiti. Io e lui avevamo un rapporto bellissimo, che andava oltre il calcio. Nell’ultimo anno ci sono stati problemi, attriti velenosi che secondo me venivano dall’alto, dalla società. Qualcuno lo ha convinto che io abbia tramato per mandarlo via. Ma è vero il contrario. Lui mi faceva giocare anche con una gamba sola. Mi trovavo benissimo con lui. (…) Per me, credo di averlo dimostrato, veniva prima di tutto l’interesse della Roma, della squadra, dei tifosi”.Ai tempi dei Sensi hai rinunciato allo stipendio per aiutare i dipendenti?“Ora posso dirlo. C’è stato un anno tempestoso in cui i Sensi erano in grande difficoltà. Al presidente e a Rosella io volevo molto bene. Per molti mesi non ho preso lo stipendio per darlo ai dipendenti, alle persone che lavoravano per la Roma e che certo avevano meno possibilità rispetto a noi giocatori. Ho fatto tante cose così senza farle sapere. Il mio rapporto con la Roma è di simbiosi. Ho dato tanto e ho ricevuto tanto”.Quanto ti sei pentito di aver detto di no al Real Madrid?“Pentito no, ma un po’ di rammarico c’è stato. Nel 2004 nei Galacticos, che si chiamavano così non per caso, giocavano Beckham, Zidane. Avrei vinto tutto. Forse anche il Pallone d’oro. Ma è andata bene così. Anche lì abbiamo deciso insieme io e il cuore. E la pensavamo allo stesso modo”.Se la Roma ti offrisse un ruolo non di rappresentanza accetteresti?“Ai tempi di Pallotta io ho lasciato tre anni e mezzo di contratto perché non volevo fare la bella statuina. Mi sembrava naturale che uno come me fosse coinvolto nell’area tecnica. (…) Quando ero nella Roma come dirigente mi chiamavano solo quando c’erano problemi, per mettere pezze. Io mi sentivo parte e volevo essere nel progetto, non un uomo immagine. E anche ora questo non voglio fare. (…) Se hanno bisogno della mia conoscenza del calcio, sono qui. Comunque il centenario lo festeggerò, con la gente di Roma, con i romanisti”.Il giorno più bello della tua vita? Lo scudetto, il Mondiale?“No, quando è nato Cristian. Ero a giocare a Messina e sono arrivato in ospedale che lui era già venuto al mondo. Quando l’ho preso in braccio, ho capito cosa vuol dire la parola felicità”.FONTE: Corriere della SeraL'articolo L’INTERVISTA | Totti: “Ho rischiato la depressione. Con il Covid ho pensato di morire. Vorrei tornare alla Roma, ma…” proviene da Giallorossi.net | Notizie AS Roma, Calciomercato ed Esclusive.