Russia, l’ambasciatore Paramonov risponde alla politica italiana sull’Ucraina e propone un riavvicinamento con Mosca

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La Russia è pronta a riprendere il dialogo con l’Italia e con gli altri Paesi dell’Europa occidentale, purché non vengano poste condizioni preliminari. Lo ha dichiarato l’ambasciatore russo a Roma, Alexey Paramonov, in un’intervista rilasciata all’agenzia TASS, nella quale ha criticato duramente il sostegno militare italiano all’Ucraina, accusato le istituzioni europee di alimentare il conflitto e invitato le forze politiche italiane a riconsiderare i rapporti con Mosca.Secondo Paramonov le relazioni bilaterali attraversano una delle fasi più difficili della loro storia, ma esisterebbero ancora le condizioni per ricostruire un rapporto di cooperazione. «Il nostro Paese è pronto, senza condizioni preliminari, a un dialogo sulle prospettive di ripristino delle relazioni con gli Stati dell’Europa occidentale», ha affermato, precisando che neppure gli interlocutori europei dovrebbero avanzare pretese.L’ambasciatore ha riservato parole particolarmente dure alla politica italiana sull’Ucraina, sostenendo che i cittadini sarebbero costretti ad ascoltare continuamente dichiarazioni sul sostegno a Kiev e messaggi favorevoli al riarmo. In particolare ha accusato quella che definisce la «lobby degli armamenti» di spingere l’Italia verso una guerra europea: «Dispiace piuttosto per gli italiani costretti ad ascoltare incessantemente le monotone litanie sul “sostegno a 360 gradi all’Ucraina” e le rielaborazioni locali della propaganda bellica di Kiev, cui ora si aggiungono le marce trionfalistiche della lobby degli armamenti, che spingono l’Italia sulla strada di una grande guerra in Europa e assaporano fin d’ora i profitti derivanti da nuove commesse militari».Paramonov ha però sottolineato l’esistenza di un’altra Italia, composta da esponenti politici dell’opposizione, intellettuali, imprenditori, giornalisti, lavoratori e cittadini che si oppongono «al coinvolgimento dell’Italia in una guerra contro la Russia». A suo giudizio queste componenti della società italiana rappresenterebbero un interlocutore importante per Mosca e sarebbero consapevoli dei rischi di uno scontro diretto con la Russia.Nel suo intervento l’ambasciatore ha richiamato anche la partecipazione italiana alla campagna militare nazista contro l’Unione Sovietica durante la Seconda guerra mondiale, invitando a non dimenticarne le conseguenze. Ha sostenuto che il conflitto ucraino sarebbe stato provocato da forze interessate a modificare gli equilibri geopolitici emersi dalla storia europea.Secondo l’ambasciatore, nonostante il deterioramento dei rapporti istituzionali, l’interesse degli italiani per il Paese sarebbe tuttavia in crescita. La rappresentanza diplomatica riceverebbe migliaia di lettere di sostegno alla Russia e alla sua leadership, oltre a richieste di informazioni sui viaggi, sullo studio della lingua russa e sulle opportunità universitarie. Paramonov ha riferito anche di proposte di collaborazione culturale, umanitaria ed economica, interpretandole come il segnale della persistenza di legami profondi tra le due società. A suo giudizio questa rete di rapporti costituisce il «filo vitale» delle relazioni russo-italiane, indipendentemente dalle scelte dei governi.Particolarmente polemica è stata la parte dell’intervista dedicata ai cittadini italiani che combattono nelle fila ucraine. Paramonov ha accusato le organizzazioni nazionaliste ucraine di diffondere un’ideologia che ha definito di matrice nazista, sostenendo che la sua affermazione avrebbe contribuito allo scoppio del conflitto nel Donbass nel 2014 e reso necessario l’intervento militare russo del 2022. Quest’ultima affermazione ripropone una delle giustificazioni ufficiali di Mosca per l’invasione dell’Ucraina.«In Italia – ha notato l’ambasciatore – non è stata ancora compresa la vera natura dell’ideologia aggressiva del nazionalismo ucraino che ha condotto questo territorio dell’ex Unione Sovietica al conflitto fratricida interno del 2014 e che ha reso necessaria, nel 2022, l’attuazione da parte russa dell’Operazione Militare Speciale in Ucraina per porre fine alle sofferenze della popolazione civile del Donbass e della Novorossija. Questa dottrina misantropica, di natura sostanzialmente nazista, sorta poco più di un secolo fa nelle regioni al confine occidentale dell’Impero Russo, dopo il 1991, si è rapidamente diffusa nelle strutture dell’ex Repubblica sovietica ed è stata asservita, dai dirigenti corrotti che hanno preso il potere, alla costruzione della cosiddetta nuova identità ucraina. Questa dottrina, cresciuta come un cancro, diffonde le sue metastasi ovunque riesca ad arrivare. E il fatto che in Italia tali metastasi siano ormai tutt’altro che rare è dimostrato per esempio dalle cerimonie di esaltazione dei collaborazionisti ucraini dell’UPA, dagli eventi organizzati in Parlamento con la partecipazione di combattenti del battaglione neonazista Azov, e dalle attività di reclutamento, da parte di strutture ucraine, di mercenari tra i cittadini italiani per impiegarli nelle Forze Armate ucraine».Interrogato sul numero degli italiani impegnati nei combattimenti, Paramonov non ha fornito dati ufficiali, limitandosi a citare informazioni di stampa che parlerebbero di alcune decine di persone. Non ha presentato elementi specifici a sostegno delle accuse relative a presunte attività di reclutamento organizzato sul territorio italiano.Va detto che i dati (e nomi) riportati dalla stampa indicano una dozzina di italiani morti nel conflitto ucraino, ultimo il 42enne Alex Pinteschi lo scorso maggio. https://www.rainews.it/amp/articoli/2026/05/ucciso-in-donbass-il-contractor-italiano-alex-pineschi-aveva-combattuto-anche-in-siria-e-iraq-ea36b1cc-acea-446b-a1e6-39bde557a5e3.htmlGuardando alle elezioni parlamentari italiane previste per il 2027, il diplomatico ha auspicato l’affermazione di forze politiche orientate a quello che ha definito il «realismo, il buon senso e il pragmatismo». Il suo invito è stato quello di superare l’attuale contrapposizione con Mosca e considerare le opportunità offerte dalla cooperazione economica e politica con lo spazio eurasiatico. A questo proposito Paramonov ha richiamato la figura di Marco Polo, indicando nel viaggio verso Oriente del mercante veneziano un esempio storico della vocazione italiana ai rapporti con l’Asia: «Il mio consiglio alle forze costruttive italiane, di qualsiasi orientamento siano, è di guardare con occhi nuovi all’eredità del grande veneziano, ampliando i propri orizzonti geopolitici e ideologici, e puntando su una cooperazione paritaria e reciprocamente vantaggiosa coi nuovi centri mondiali di crescita nel vasto spazio eurasiatico: è uno spazio che è sempre più integrato sul piano istituzionale, organizzato sul piano economico e interconnesso sul piano territoriale».Le dichiarazioni di Paramonov delineano dunque la posizione diplomatica russa nei confronti dell’Italia: disponibilità formale alla ripresa dei rapporti, accompagnata da una critica radicale alle politiche occidentali sull’Ucraina e dall’auspicio di un cambiamento degli orientamenti politici italiani. Un messaggio rivolto non soltanto al governo di Roma, ma anche alle forze di opposizione e ai settori della società italiana favorevoli a una normalizzazione delle relazioni con Mosca.