PECHINO — L’economia cinese è cresciuta del 4,5% nel terzo trimestre, più del previsto, mentre le famiglie cinesi spendono poco e il mattone continua a franare: a tenere in piedi il conto è il resto del mondo. Il dato, diffuso lunedì mattina dall’Ufficio nazionale di statistica, batte il +4,4% previsto dagli economisti interpellati da Reuters e segna un’accelerazione rispetto al +4,3% del trimestre precedente, il minimo da oltre tre anni.A settembre le esportazioni sono salite del 36% su base annua e il surplus commerciale ha toccato il record mensile di 133,5 miliardi di dollari. Dall’inizio dell’anno l’avanzo con l’estero supera i 938 miliardi ed è in rotta per battere il primato di 1.200 miliardi del 2025. A trainare sono chip, elettronica e apparecchiature per i centri dati dell’intelligenza artificiale.Dentro i confini i numeri raccontano un’altra economia. Gli investimenti fissi sono scesi del 7,2% nei primi nove mesi; quelli immobiliari del 20,2%, al quinto anno di crisi di un settore in cui è immobilizzato circa il 70% della ricchezza delle famiglie. Le vendite al dettaglio di settembre sono cresciute dell’1,1%, il ritmo più rapido da marzo, un trentesimo del passo dell’export. La disoccupazione urbana è al 5,2%.Il governo legge i dati come una prova superata. Mao Shengyong, vicedirettore dell’Ufficio nazionale di statistica, ha detto in conferenza stampa che l’economia «è andata avanti sotto pressione e si è sviluppata in una direzione nuova e migliore, con un aumento dei cambiamenti positivi negli indicatori chiave». Nei primi nove mesi la crescita è del 4,6%, dentro l’obiettivo annuo del governo, fissato fra il 4,5 e il 5%. La produzione industriale di settembre è salita del 5,5%.Gli economisti vedono invece un divario che si allarga. «È chiaro che gli squilibri interni fra offerta e domanda continuano ad aumentare», ha scritto Eswar Prasad, professore di economia alla Cornell University, in una nota diffusa dopo il dato. Il rischio, secondo Prasad, è che il governo «diventi più compiacente e mantenga un approccio passivo, invece di iniettare stimolo in parallelo con le riforme necessarie».La pausa dei daziIl trimestre è coinciso con una tregua commerciale. L’offensiva tariffaria di Donald Trump è ferma dal 28 settembre, quando Washington e Pechino hanno concordato una sospensione con tagli ai dazi per 60 miliardi di dollari; la guerra fra Stati Uniti e Iran ha frenato altri Paesi più della Cina. Tianchen Xu, economista senior dell’Economist Intelligence Unit, ha detto a CNBC che «il rimbalzo di settembre ha salvato la performance tiepida di luglio e agosto», e stima per il 2026 una crescita del 4,7%.La contropartita di quel surplus si vede nelle capitali dei clienti. Gli industriali americani ed europei denunciano la concorrenza dei beni cinesi a basso costo e le tensioni crescono: l’Unione europea ha appena concordato un’intesa che frena l’export cinese di auto ibride verso l’Europa, con effetti attesi sul comparto. Né Washington né Bruxelles hanno commentato il dato di lunedì.Sul fronte interno Pechino ha scelto finora interventi mirati. A fine settembre ha varato un pacchetto di tagli selettivi dei tassi e sussidi sui mutui, e gli analisti si aspettano che la Banca popolare cinese lasci fermi i tassi di riferimento, affidando il lavoro alla spesa pubblica. Il sondaggio Reuters vede il 2026 chiudere al 4,5%, dal 5% del 2025, e il 2027 al 4,4%. Il calendario della settimana prevede il Financial Street Forum a Pechino dal 19 al 22 ottobre e la riunione dei ministri delle Finanze dell’Apec, il forum economico dell’Asia-Pacifico, a Hong Kong il 20 e 21.Sotto la debolezza dei consumi c’è una curva più lunga. Il Beijing Daily, organo ufficiale della municipalità, ha scritto sabato che la capitale sarà «super-anziana» entro il 2035, con un residente su tre di almeno 60 anni; a fine 2025 gli over 60 erano 5,29 milioni, quasi un quarto della città, e il governo locale alza la pensione di base e gli aiuti agli anziani. La popolazione cinese cala dal 2022 e le misure a sostegno delle nascite potrebbero costare quest’anno circa 180 miliardi di yuan, quasi 27 miliardi di dollari.Demografi ed economisti citati da Reuters mettono in fila le due cose: meno figli oggi significa meno nuclei familiari e consumi più lenti domani. Gli investimenti immobiliari, nel frattempo, sono scesi di un quinto in nove mesi.