Etiopia, il premier Abiy nomina un governo provvisorio per il Tigray: elezioni entro 6 mesi mentre si combatte

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ADDIS ABEBA — Il premier etiope Abiy Ahmed ha nominato oggi un governo provvisorio per il Tigray con il compito di portare la regione alle urne entro sei mesi. Lo stesso Tigray dove, da tre settimane, l’esercito federale combatte contro il Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf) e dove le due parti, ancora ieri, rivendicavano la stessa città.L’ufficio del primo ministro, riferisce Reuters, spiega che l’amministrazione resterà in carica sei mesi per creare «un clima politico stabile per elezioni libere e trasparenti». Il decreto del Consiglio dei ministri, che segue una delibera della Camera della Federazione (la seconda camera del parlamento etiope, quella delle regioni), non fissa però alcuna data per il voto.Al posto di un presidente regionale ci sono cinque nominati con poteri distribuiti: un capo esecutivo per l’amministrazione, un responsabile per economia e ricostruzione, uno per gli affari politici, il sindaco del capoluogo Mekelle e un generale di brigata per pace e sicurezza. Quest’ultimo, Gebre-Egziabher Beyene, comanda la Tigray Peace Force, la milizia tigrina schierata con Addis Abeba contro il Tplf. I cinque sostituiscono l’amministrazione ad interim del tenente generale Tadesse Werede, in carica dall’aprile 2025.Il mandato elenca il ripristino dell’ordine fino al livello di circoscrizione, il rientro degli sfollati, la raccolta delle armi dei gruppi armati e il reinserimento dei combattenti, la rifondazione dell’apparato di sicurezza regionale. Lo stesso testo limita però il nuovo governo all’ordinaria amministrazione, vieta scelte «con implicazioni strategiche di lungo periodo» e lo pone sotto «direzione e guida del governo federale». La nomina sposta il confronto dal campo di battaglia al terreno giuridico: Addis Abeba si dà un interlocutore legittimo in Tigray prima ancora di controllarne il territorio.Abiy Addi contesaIl governo etiope accusa la dirigenza del Tplf di aver fatto saltare l’accordo di pace di Pretoria, firmato nel novembre 2022 con la mediazione dell’Unione africana dopo due anni di guerra, e di aver riaperto le ostilità con un’offensiva il 23 settembre, «il quarto tentativo fallito» del movimento di fare la guerra. Il Tplf, che il 4 ottobre aveva confermato il ritiro da Mekelle e lo spostamento «temporaneo» della propria amministrazione, non ha commentato il decreto. Il suo braccio armato, le Tigray Defense Forces, ha rivendicato ieri sui social la riconquista di Abiy Addi e di altri due centri del Tembien, nel Tigray centrale; una settimana prima la stessa Abiy Addi era stata dichiarata presa dalla milizia filo-governativa.Il Tplf si era già opposto in aprile alla proroga dell’amministrazione ad interim e il 19 aprile il suo comitato centrale aveva reinsediato il consiglio regionale eletto nel 2020. Quel voto, tenuto contro il parere di Addis Abeba, fu annullato dalla Camera della Federazione il 7 novembre dello stesso anno, sei giorni prima che un commissario federale prendesse il posto del governo tigrino: lo schema che il decreto di oggi ripete.Sul fronte settentrionale c’è un secondo esercito. Le forze federali e alleate sono entrate ad Axum, la città santa del cristianesimo etiope, e il portavoce della Tigray Peace Force sostiene che le truppe eritree si siano ritirate verso il confine con gravi perdite; il ministro dell’Informazione di Asmara, Yemane Gebremeskel, smentisce. Addis Abeba accusa Eritrea, Sudan ed Egitto di sostenere un’alleanza di sette gruppi ribelli; i tre governi negano. L’Eritrea, che ha rotto le relazioni diplomatiche a inizio ottobre dopo l’espulsione di dieci suoi diplomatici, ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di condannare una «deplorevole dichiarazione di guerra» etiope.A Zalambessa, cittadina sul confine, un abitante ha descritto all’AFP una settimana senza acqua né luce: «Le truppe etiopi sono da una parte, quelle eritree dall’altra. Siamo in mezzo e viviamo in profonda angoscia». Human Rights Watch riferisce di vittime civili per i bombardamenti nel sud della regione.Mercoledì il segretario di Stato americano Marco Rubio ha telefonato ad Abiy, primo intervento di alto livello di Washington nella nuova crisi: «Tutti i Paesi del Corno d’Africa devono rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dei vicini ed evitare incursioni transfrontaliere», ha detto, richiamando l’accordo di pace etiope-eritreo del 2018. Il Tigray non ha votato alle elezioni nazionali di giugno, vinte dal Prosperity Party di Abiy; il decreto chiede ai cinque di dare priorità a «l’interesse nazionale dell’Etiopia, l’integrità territoriale e gli interessi fondamentali del popolo del Tigray».