Corea del Nord, la sorella di Kim Jong-un minaccia Seul: più armi al confine e altoparlanti riaccesi

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PYONGYANG — Kim Yo-jong, sorella del leader nordcoreano Kim Jong-un e dirigente del Partito dei Lavoratori, ha annunciato che i vertici militari «stanno esaminando» lo schieramento di «altri mezzi d’attacco tattici» lungo il confine con la Corea del Sud e la ripresa delle trasmissioni con gli altoparlanti verso il Sud. La dichiarazione, diffusa in serata, ora coreana, dall’agenzia di Stato Kcna, parla di una «situazione grave» creata dal «comportamento sconsiderato» dei militari di Seul.Secondo Pyongyang, dal 1° agosto al 17 ottobre i soldati sudcoreani hanno diffuso 2.870 annunci con gli altoparlanti e sparato 201 colpi di avvertimento verso i militari del Nord che costruiscono barriere lungo la linea di demarcazione. Solo tra giovedì e sabato, oltre 350 annunci e più di 60 colpi. Gli episodi, scrive Kim Yo-jong, hanno superato «la linea rossa»: Seul «se ne pentirà e affronterà un pericolo terribile e incontrollabile».Il testo non specifica quali armi. Attacca invece il governo del presidente Lee Jae Myung, in carica dal 2025 con un programma di dialogo senza precondizioni: nelle manovre ostili, sostiene Kim Yo-jong, l’attuale amministrazione «supera di gran lunga» quella del conservatore Yoon Suk Yeol. Da Seul, secondo l’Associated Press, non è arrivata per ora alcuna replica dello Stato Maggiore congiunto né del ministero della Difesa, nessuna contromisura è stata annunciata e i numeri di Pyongyang non sono stati commentati. Il ministero dell’Unificazione, all’inizio di ottobre, aveva risposto a un precedente attacco della stessa Kim Yo-jong con un invito: «È ora di smettere gli scambi che alimentano odio e ostilità, e di incontrarsi».Gli spari denunciati dal Nord riguardano i cantieri delle fortificazioni. Seul accusa i soldati nordcoreani di aver oltrepassato più volte la linea di demarcazione mentre alzano muri e reticolati, e di aver risposto con avvertimenti sonori e colpi in aria. Pyongyang, dal 2024, considera quella linea un confine nazionale fra «due Stati ostili» e ha interrotto ogni legame con il Sud.Le mine di PajuIl 21 settembre due esplosioni nel settore occidentale della zona smilitarizzata, tra Paju e Yeoncheon, a nord di Seul, avevano ferito tre ufficiali della 25ª divisione di fanteria impegnati ad aprire un sentiero di pattuglia: un comandante di battaglione ha perso un piede. Il 5 ottobre lo Stato Maggiore congiunto sudcoreano, dopo un’indagine con il Comando Onu a guida statunitense e l’analisi dell’esplosivo sulle uniformi, ha concluso che erano mine antiuomo nordcoreane in resina, piazzate a sud della linea. Il vicepresidente dello Stato Maggiore ha chiesto «scuse sincere» e la rimozione immediata degli ordigni; il Comando Onu ha parlato di violazione dell’armistizio del 1953.Pyongyang nega. Kim Yo-jong aveva bollato l’accertamento come «una farsa cospirativa» e promesso «rappresaglie immediate e spietate» se il Sud avesse sparato sui soldati al lavoro sulle fortificazioni. Nel comunicato di oggi la minaccia è legata agli spari e agli annunci sudcoreani, non alle mine, che il Nord continua a non riconoscere. Proprio oggi un quarto ordigno sospetto nordcoreano è stato trovato sulla costa dell’isola di Boleum, nella contea di Ganghwa, e fatto brillare senza danni.Gli altoparlanti sono un’arma vecchia quanto la divisione della penisola. Risalgono alla guerra del 1950-53 e in passato il Nord minacciò di prenderli a cannonate. Nel 2024 Seul li aveva riaccesi dopo sei anni, con K-pop e notiziari, e Pyongyang aveva risposto con rumori molesti verso i villaggi di confine. Nel 2025 il governo Lee li ha spenti e ha smontato gli impianti come «misura pratica per ridurre la tensione», e il Nord ha fatto lo stesso.Nei mesi successivi Pyongyang ha intensificato i test di armi, fra cui un siluro «di nuovo tipo» guidato dall’intelligenza artificiale, mentre il presidente americano Donald Trump rilanciava l’offerta di un negoziato con Kim Jong-un.La zona smilitarizzata è lunga 248 chilometri e larga quattro, con circa 2 milioni di mine dentro e attorno, filo spinato, trappole anticarro e truppe da entrambi i lati. L’armistizio firmato a Panmunjom nel luglio 1953 fermò i combattimenti ma non è mai diventato un trattato di pace: formalmente, le due Coree sono ancora in guerra.