La Puglia conta oltre 1.700 addetti nell’industria farmaceutica, tra occupazione diretta e indotto, e 800 milioni di euro di esportazioni. Nel 2025 il settore ha rappresentato il 10% dell’export regionale e il 55% di quello hi-tech. Bari, con oltre 740 milioni di euro, rientra tra le prime 15 province italiane per export farmaceutico, mentre Brindisi è tra le prime 30 per incidenza dell’occupazione del comparto sul totale manifatturiero.L’evento di Farmindustria I dati sono stati presentati a Canosa di Puglia, nel corso dell’evento ‘Innovazione e produzione di valore. Industria farmaceutica in Italia, una leadership da difendere nel Mezzogiorno’, organizzato da Farmindustria presso lo stabilimento Farmalabor, che celebra il suo 25esimo anniversario. L’azienda, a capitale italiano, ha registrato nel 2025 un fatturato di circa 19,5 milioni di euro e conta 120 dipendenti, il 53% dei quali donne.Il ruolo della farmaceutica pugliese “La Puglia rappresenta una realtà di grande valore per l’industria farmaceutica in Italia, con competenze, capacità produttive ed export che concorrono alla leadership della nostra nazione”, dichiara Marcello Cattani, presidente di Farmindustria. Il settore, aggiunge, “ha contribuito alla performance del Mezzogiorno: nel 2025 il nostro è il primo settore per export nell’area del Sud e Isole”. Tra il 2020 e il 2025 “l’export è più che triplicato, passando da 3,4 a 11 miliardi di euro, pari al 18,4% del totale manifatturiero”.Marcello Cattani, presidente di FarmindustriaLe sfide della concorrenza internazionale Una crescita che, avverte Cattani, non mette al riparo dalla concorrenza internazionale. “La competizione internazionale sta cambiando a una velocità senza precedenti: la Cina cresce fortemente nella ricerca e nei trial clinici, mentre la politica della Most Favored Nation negli Stati Uniti rischia di spostare oltreoceano quote rilevanti di investimenti in ricerca, sviluppo e produzione”.Per il presidente di Farmindustria è quindi necessario intervenire sulla competitività del sistema italiano. “Gli aumenti dei costi di tutte le materie prime stanno incidendo fortemente ed è necessario difendere la sostenibilità degli investimenti”, afferma. Tra le priorità indicate il superamento del payback farmaceutico, con la proposta di “riportarlo al valore 2023, per poi eliminarlo”, e l’introduzione di “uno schema di early access efficace”, che permetta ai pazienti di accedere più tempestivamente alle nuove terapie mentre prosegue il percorso di valutazione e rimborsabilità.“La sfida non riguarda soltanto la farmaceutica, ma la capacità dell’Italia e dell’Europa di continuare a essere luoghi nei quali si sceglie di investire, fare ricerca e produrre”, conclude Cattani. “In uno scenario nel quale Stati Uniti e Cina si muovono rapidamente, ogni ritardo fa perdere investimenti, competenze e ricerca”.L’industria farmaceutica nazionale A livello nazionale nel 2025 l’industria farmaceutica ha raggiunto 74 miliardi di euro di produzione, con 69,2 miliardi di export, pari a oltre il 90% del totale. Gli investimenti annui in ricerca e produzione ammontano a 4,4 miliardi di euro, di cui 2,5 miliardi destinati alla ricerca e sviluppo. Gli addetti diretti sono 72.200, in aumento del 10% rispetto al 2019, mentre l’indotto supera le 300mila unità.Questo articolo Farmaceutica, in Puglia 800 milioni di export e 1.700 addetti proviene da LaPresse