Trump appoggia Netanyahu a 9 giorni dal voto in Israele: «Con un altro leader l’Iran toccherà a noi»

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WASHINGTON — Giovedì Donald Trump diceva a Newsmax di non fidarsi «di nessuno, onestamente, nel mondo della politica». Domenica, a nove giorni dalle elezioni israeliane del 27 ottobre, il presidente americano ha pubblicato su Truth Social una lettera «al grande popolo d’Israele» con il suo «appoggio completo e totale» a Benjamin Netanyahu, il primo ministro che il voto mette in bilico.Il testo chiama Netanyahu «un grande primo ministro guerriero e un partner ancora più grande per la pace nel combattere la Repubblica islamica dell’Iran», «forte, coraggioso e brillante di fronte a un’opposizione enorme, anche dentro Israele». E contiene un avvertimento: «Se Israele avrà il leader sbagliato, cioè chiunque non sia Bibi, l’America dovrà fare da sola questo lavoro, e non sono incline a farlo». Il lavoro è l’Iran, che gli Stati Uniti, scrive Trump, potrebbero «presto finire».Netanyahu ha risposto nel pomeriggio (le 14 in Italia): «Grazie, presidente Trump, per il suo enorme sostegno e per la partnership. Insieme completeremo la missione!». Per il premier, al potere dal 2009 dopo un primo mandato negli anni Novanta, è la prima elezione dopo il 7 ottobre 2023, e Trump gli accredita gli attacchi congiunti all’Iran dello scorso febbraio.Il cambio di rotta è di tre giorni. Martedì, ai cronisti, Trump aveva detto «non ci abbiamo nemmeno pensato»; a inizio ottobre, alla rivista Time, si era definito «non coinvolto» nella politica israeliana; giovedì aveva aggiunto che se si candidasse lui «il 99 per cento» degli israeliani lo voterebbe. Ancora martedì Yousef Munayyer, direttore del programma Palestina-Israele dell’Arab Center di Washington, osservava su Al Jazeera che il presidente «sembra tenersi più distante di quanto si penserebbe».L’intervento arriva quando i sondaggi danno i due blocchi appaiati. Maariv, domenica, misura 51 seggi contro 51 tra la coalizione di Netanyahu e l’opposizione; la media di quattro rilevazioni calcolata dal Jerusalem Post dà 51,25 a 51. La Knesset ha 120 seggi, la maggioranza è a 61, e il premier non lo scelgono gli elettori ma la coalizione che si forma dopo il voto. Nel confronto diretto per la guida del governo Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell’esercito, batte Netanyahu 48 a 41.Il Likud dietro EisenkotIl partito di Eisenkot, Yashar, è il primo nelle rilevazioni del Times of Israel con 26 seggi, contro i 20 del Likud di Netanyahu; in altri sondaggi il Likud scende a 18. Il blocco di governo preme sui piccoli partiti di destra sotto la soglia del 3,25 per cento perché si ritirino e non disperdano voti. L’esercito valuta di annullare le licenze ai militari nel giorno del voto.L’opposizione non ha alzato i toni. Naftali Bennett, ex primo ministro e capo della lista B’Yachad con Yair Lapid, ha detto di poter lavorare con Trump nonostante l’endorsement. Eisenkot non ha commentato. Dentro la maggioranza, invece, Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale e leader della destra di Otzma Yehudit, ha sostenuto che Netanyahu avrebbe promesso a funzionari europei di escluderlo dal prossimo governo e ha letto la lettera di Trump come un mandato per una coalizione di destra: «Non contate sulla sinistra in Israele».NBC News avverte che l’effetto sulle urne non è scontato, perché il consenso degli israeliani verso Trump è calato per i dissidi sull’Iran. La lettera, in ogni caso, trasforma il 27 ottobre in un voto su chi dovrà occuparsi di Teheran: Israele con Netanyahu, oppure l’America da sola.Sullo sfondo resta Gaza, dove da mercoledì non entra più merce commerciale. Il Cogat, l’organismo militare israeliano per i territori, attribuisce lo stop ai commercianti palestinesi, che si rifiuterebbero di pagare una tassa di Hamas di 10.000 shekel a camion; il capo del sindacato dei trasportatori di Gaza replica all’Associated Press che «sono gli israeliani ad aver imposto le restrizioni» e il governo della Striscia nega l’esistenza della tassa. A Jabalia, nel nord, un cartone di uova è passato da 35 a 70 shekel, circa 21 dollari, e l’Unicef chiede che i valichi restino aperti.