Albania, il premier Rama resiste al sesto giorno di scontri e denuncia «una mano straniera»: 272 feriti

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TIRANA — Gli escavatori sono arrivati prima dei cortei. Domenica mattina hanno divelto il selciato davanti all’ufficio del primo ministro Edi Rama, per togliere ai manifestanti le pietre da lanciare, mentre negozi e uffici del centro calavano le saracinesche metalliche. Nel pomeriggio, davanti al ministero dell’Istruzione, migliaia di giovani hanno trovato comunque sassi da scagliare contro la polizia antisommossa, che ha risposto con lacrimogeni, idranti e proiettili di gomma. Il coro era uno solo: «Rama, dimettiti».È il sesto giorno di scontri nella capitale albanese e il premier, al governo dal 2013 e al quarto mandato dopo le elezioni del 2025, ha detto che non lascerà. Il bilancio del ministero della Salute parla di 65 feriti nella sola giornata, 37 dei quali agenti, e di 272 dall’inizio delle proteste, martedì. La polizia ha incriminato 388 persone, riferisce Reuters.Rama ha scelto una diretta su Facebook. «Non sono io a essere messo in discussione, non è il governo, non è una maggioranza o un partito che ha vinto le elezioni: è un percorso, è una missione», ha detto. Poi la domanda agli albanesi: «Devono pensarci con molta chiarezza: vogliono questo, vogliono quello, o vogliono l’Ue?». Il premier si è detto pronto a discutere con gli studenti i costi dell’istruzione, a condizione che chi ha distrutto risponda dei danni.Sulla violenza, Rama ha ripetuto quello che va dicendo da giovedì: «Questo non è un fenomeno studentesco». Ha denunciato un tentato attacco con un drone contro il suo ufficio, questa settimana, e ha parlato di «una mano straniera», senza indicare quale: «Non ci sono giovani, studenti o minorenni che penserebbero di realizzare questo piano».La protesta era nata nelle università, contro le tasse, gli edifici fatiscenti, la mancanza di lavoro e la corruzione. Nel giro di pochi giorni si è saldata al movimento «Flamingo», sorto a maggio contro un complesso turistico di lusso sulla costa meridionale legato alla società d’investimento fondata da Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump. Da lì il salto dai cortei studenteschi agli assalti a edifici pubblici e all’area dell’ufficio del premier.La valigia bruciataSabato, nel cortile del ministero dell’Istruzione, i manifestanti hanno dato fuoco a una valigia e l’hanno lanciata oltre il cancello: il simbolo del rifiuto di emigrare, in un Paese che da trent’anni esporta i suoi giovani. «Chiediamo i nostri diritti, il nostro futuro e un Paese migliore», ha detto Sinan Billa, studente di giornalismo. Lo stesso giorno il capo della polizia nazionale ha confermato il primo uso dei proiettili di gomma, «in maniera limitata», e la sospensione di sette agenti per presunto eccesso di potere.L’opposizione si è messa dalla parte della piazza. Il Partito democratico, conservatore, guidato dall’ex premier Sali Berisha, ha chiesto a Rama di cedere il posto a un governo tecnico che porti il Paese a elezioni anticipate, quattro anni prima della scadenza del 2029. L’ambasciata degli Stati Uniti a Tirana ha scritto su X che «violenza, disordini, ferire gli altri e distruggere proprietà non sono impegno civico».L’Europa è il terreno su cui Rama ha deciso di giocarsi la partita. L’Albania guida con il Montenegro il gruppo dei Balcani verso l’adesione, con l’obiettivo dell’ingresso nel 2030 e un negoziato che la Commissione europea vuole chiudere entro il 2027; a Bruxelles il premier è stato a lungo considerato con favore. Chiedendo agli albanesi di scegliere «questo o l’Ue», ha legato la propria sopravvivenza politica al calendario dell’adesione.«Il primo ministro è determinato e ha messo in chiaro che non si dimetterà, ma anche i giovani sono determinati e dicono che non si arrenderanno facilmente. In questo momento nessuno sa cosa porterà il domani», ha detto ad Al Jazeera Lindita Karadaku, giornalista dell’emittente albanese TV Klan.I disordini hanno superato i confini della capitale. A Durazzo, il principale porto del Paese, un ufficio postale è stato danneggiato e le strade sono state bloccate da barricate in fiamme. Sabato l’ambasciata israeliana a Tirana ha chiuso temporaneamente le porte.