Slovacchia, Fico riapre il dialogo con Mosca: l’energia divide l’Europa

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La Slovacchia riapre il dialogo economico con la Russia mentre l’Unione Europea accelera il percorso per liberarsi dalle forniture energetiche di Mosca. Il governo di Robert Fico prepara una riunione della commissione intergovernativa bilaterale, prevista per il 25 novembre, con l’obiettivo di rilanciare la cooperazione commerciale. Una scelta che offre a Bratislava uno strumento negoziale, ma permette anche al Cremlino di mantenere un interlocutore all’interno dell’Unione Europea.Il ministero degli Esteri slovacco ha confermato che i preparativi erano già stati discussi il 20 agosto. Secondo Politico, il programma potrebbe comprendere energia, commercio e rapporti culturali, sulla base di una nota russa che la testata precisa di non aver potuto verificare indipendentemente. La riattivazione del canale diplomatico è dunque documentata, mentre i dettagli dell’agenda richiedono prudenza.La decisione riflette la linea politica di Fico, contrario a una rottura economica con Mosca che, secondo il suo governo, rischierebbe di penalizzare imprese e consumatori slovacchi.La questione non riguarda soltanto gli orientamenti geopolitici del primo ministro. La Slovacchia ha sviluppato nel tempo infrastrutture e rapporti contrattuali legati alle forniture russe. Sostituirle può comportare nuovi costi di trasporto, adeguamenti industriali e investimenti nelle reti energetiche.Il governo richiama inoltre la posizione geografica del Paese e i limiti delle infrastrutture disponibili per contestare alcune misure europee. Sono difficoltà concrete da valutare, ma non dimostrano che la diversificazione sia impossibile.Anche la convenienza delle forniture russe deve essere misurata considerando i rischi. Un prezzo contrattuale favorevole può perdere parte del proprio vantaggio quando aumentano l’incertezza politica, la possibilità di interruzioni e il costo necessario a mantenere approvvigionamenti alternativi.Per Bratislava, il problema consiste quindi nel conciliare competitività economica e sicurezza energetica. Per l’Unione Europea, la difficoltà è distribuire gli oneri della transizione evitando che ricadano soprattutto sui Paesi maggiormente dipendenti dalla Russia.Il regolamento approvato dal Consiglio dell’Unione Europea nel gennaio 2026 prevede l’eliminazione graduale delle importazioni di gas russo. Il divieto completo per il gas naturale liquefatto è previsto dall’inizio del 2027, mentre per il gas trasportato attraverso i gasdotti la scadenza arriva nell’autunno dello stesso anno, dopo i periodi transitori.La ripresa dei colloqui bilaterali non modifica automaticamente queste disposizioni. Fico dovrà quindi confrontarsi con un quadro normativo europeo che limita le possibilità di mantenere indefinitamente gli attuali rapporti energetici.La transizione presenta tuttavia problemi differenti a seconda delle fonti. Per il gas contano la disponibilità di collegamenti alternativi, la capacità di trasporto e i contratti di approvvigionamento.Per il petrolio assumono particolare importanza gli oleodotti, tra cui il Druzhba, e la possibilità delle raffinerie slovacche di utilizzare greggio proveniente da altri fornitori.Il settore nucleare richiede invece tempi più lunghi, legati alla progettazione, alla sperimentazione e all’autorizzazione di combustibili compatibili con i reattori esistenti.Nel 2023 il produttore elettrico slovacco ha sottoscritto un accordo con Westinghouse, mentre nell’aprile 2026 ha partecipato a un progetto con Framatome per sviluppare combustibile europeo destinato ai reattori VVER-440.Queste iniziative indicano la possibilità di ridurre progressivamente la dipendenza tecnologica dalla Russia, senza però garantire una sostituzione immediata delle forniture attuali.La continuità dei rapporti esistenti può quindi rispondere a esigenze industriali durante la transizione. Il rischio nasce quando la convenienza immediata rallenta gli investimenti necessari a costruire alternative.Per Mosca, la riattivazione della commissione intergovernativa presenta vantaggi che superano il valore delle eventuali intese commerciali.Mantenere un rapporto istituzionale con uno Stato membro dell’Unione Europea consente alla Russia di mostrare che l’isolamento diplomatico ed economico non è completo, nonostante la guerra in Ucraina.Se il programma comprenderà anche cultura, sport e turismo, il dialogo potrà assumere una funzione di normalizzazione delle relazioni, oltre a quella economica.La dimensione strategica riguarda soprattutto la coesione europea. Rapporti bilaterali privilegiati possono complicare il raggiungimento di posizioni comuni sulle sanzioni e sul sostegno all’Ucraina.La ripresa di una commissione commerciale non equivale però a un cambiamento delle alleanze militari della Slovacchia. Per misurarne le conseguenze occorrerà verificare quali accordi saranno effettivamente conclusi e come Bratislava si comporterà nelle sedi europee e atlantiche.Fico può utilizzare il dialogo con Mosca anche come strumento negoziale nei confronti dei partner europei, chiedendo maggiori garanzie finanziarie e infrastrutturali per affrontare la diversificazione.Questa strategia potrebbe consentire alla Slovacchia di ottenere condizioni più favorevoli nel breve periodo. Diventerebbe invece problematica se il mantenimento delle forniture russe consolidasse dipendenze destinate a rendere più costose le scelte future.Due sono gli sviluppi principali. Nel primo, i rapporti con Mosca contribuiscono a garantire la continuità degli approvvigionamenti durante una transizione verso fornitori alternativi.Nel secondo, la ricerca di vantaggi immediati rallenta gli investimenti e mantiene la Slovacchia esposta alle decisioni politiche ed economiche russe.La verifica dovrà riguardare i prezzi effettivamente pagati da famiglie e imprese, la sicurezza delle forniture e la realizzazione delle infrastrutture necessarie a diversificarle.Per Fico, il risultato politico dipenderà dalla capacità di dimostrare che il dialogo con Mosca aumenta le possibilità di scelta del Paese, anziché limitarle.Per l’Unione Europea, la sfida consiste nel rendere economicamente sostenibile una strategia energetica comune anche per gli Stati più esposti.L’autonomia non si misura soltanto nella rinuncia a un fornitore, ma nella possibilità concreta di sostituirlo senza compromettere la competitività industriale e la continuità degli approvvigionamenti.