Il giornalista e industriale della comunicazione Mario Calabresi è in campagna elettorale per il Pd, ma c’è modo e modo di fare campagna elettorale. Sulla devastazione di Milano di cui vorrebbe fare il sindaco se la cava col gioco del però che è un gioco pericoloso, ambiguo, volto a minimizzare e dunque a sposare una situazione intollerabile, la città, il suo cuore incastonato nel Duomo reso impraticabile, teatro di violenza e di terrore, terra sconsacrata, conquistata da terroristi che rispondono a logiche precise, a committenti precisi sull’onda delle escandescenze francesi, che distruggono tutto, scatenano la caccia al milanese atterrito, barricato. Il giochino del distinguo, di qua i buoni, di là i cattivi, mai specificati, mai additati, lasciati nel vago del determinismo storico, non è il solito buonismo, è qualcosa di peggio, è omertà dietro il velo, è rendere accettabile ciò che sopportare non si può e non si può più; e non bastano le solite formulette gesuitiche, “vanno prese le distanze”; e la retorica del carrello vuoto, che tutto giustifica, a questo punto ha rotto i coglioni, tanto più che ai maranza insieme ai centri sociali, all’islamocomunismo che la fa da padrone da Milano a Roma, dalle Alpi a Capo Passero, del carrello non importa niente, loro entrano e razziano, sfasciano pure i templi della cultura di sinistra, le Feltrinelli a Torino, i Libraccio a Bologna (e i gestori, regolarmente, non li denunciano, li giustificano, praticano l’omertà).Calabresi è giornalista, è stato direttore, vuole comandare a Milano e allora sa o dovrebbe sapere quello che accade. Ma lo sa. Non lo dice chiaro, ci gira intorno, ma lo sa, a lui basta distinguersi dagli esagitati concorrenti come il Pacini che appoggia senza mezzi termini l’eversione organizzata, denuncia “la violenza della polizia” che nessuno ha visto in un centro storico letteralmente a ferro e fuoco. Evidentemente, in prospettiva al Calabresi figlio di un poliziotto sta bene così, lui pensa che, una volta a Palazzo Marino, potrà continuare ad amministrare la deriva cittadina sulla scia del predecessore vale a dire a furia di percezioni, senza prendere il toro per le corna. Ma Milano oggi è la città più pericolosa d’Italia per molti versi, la è nella furia antiebrea che preoccupa Israele e il Mossad che le tiene gli occhi puntati addosso e collabora, discretamente, con i servizi di sicurezza italiani. Succede che la vecchia regola dell’inconsistenza in politica, “piazze piene, urne vuote”, ne esce ribaltata: la sinistra irresponsabile dappertutto in Europa perde posizioni elettorali e reagisce mandano a incendiare le praterie, e la sua capacità di mobilitazione resta impressionante.L’intera Francia paralizzata da settimane, la rivolta organizzata dal partito filoislamista di Melenchon che non ne fa mistero ai maranza, ai bivaccanti nelle scuole che scioperano “perché non è consentito dormire in classe”. Dite che se ne gioverà l’estrema opposta della Le Pen? Possibile, non certo: intanto Melenchon incassa, sbaciucchiato con la lingua da giovani psicopatici di famiglie alto borghesi. E l’eversione pandemica si diffonde in Spagna, in Italia: qui, subito ci fu subito chi teorizzò, più che invocare, l’espansione dello stesso terrorismo a prato basso e puntualmente il terrorismo dilaga, coi leader del partito comunista in piazza coi teppisti, i media organici che provvedono a epicizzarli, il sindacato comunista di Landini che subito ne approfitta per rilanciare, impone scioperi a pioggia ovunque, anche nelle scuole assaltate da chi studente non è, col governo che, tanto per cambiare, non sa o non vuole porre freni, registra decine di agenti all’ospedale, forse crede di approfittarne, sposa l’attendismo suicida, ma alimenta la sensazione che il maranzato frammisto ai centri sociali sia inarginabile. L’islamismo di conquista importato dal partito comunista che candida quelli della fratellanza musulmana e un aspirante sindaco se la cava coi distinguo di schiuma e di latta?Questa sporca, loschissima faccenda dei disordini si è riassunta in un cartello: “Se nessuno si occupa di noi viva l’occupazione”. Perfetto! Il vittimismo carogna, la presunzione degli inetti, l’esaltazione egocentrica, in una parola: Greta. Manifestano contro le scuole fatiscenti e finiscono di distruggerle, chiedono diritto allo studio ma “bruciano” la Meloni (che commenta: proteste legittime), a Napoli, tanto per cambiare, probabili figli di camorristi scorrazzano in scooter, presumibilmente rubato, per la palestra appena rifatta. I giornali di destra denunciano, timidamente: quelli di sinistra esaltano e esultano. Ma così proprio non è il caso di continuare, così non si può, finisce tutto nel sacco islamista organizzato dal partito comunista e il gioco al massacro sociale passa senza sforzi, e ne paga le conseguenze chi governa ma non decide, non comanda. “Se nessuno si occupa di noi”? State scherzando? E perché dovremmo? Voi che date in cambio? Protestano “per la scuola giusta” e prendono consegne, sfilano con bandiere rosse, la menano con la Palestina, scimmiottano l’intifada, sanno niente, rifiutano il limite per gli stranieri analfabeti, tirano molotov contro i ministeri in un tripudio di infantilismo tollerato, carezzato: e già sui giornali d’area si affacciano quelle col solito sorrisetto cretino che rispolverano le tende e puntano, come l’altra, la bergamasca dell’altra volta, a una candidatura.Un candidato sindaco del Pd accetta tutto questo mettendo le mani avanti, fingendo di dissociarsi, ma appena appena; un candidato sindaco di destra lo definirebbe impossibile, inaccettabile, da far finire con estrema decisione, annuncerebbe misure finalmente drastiche, totali: antidemocratiche? Se volete, ma al fine di ripristinare una democrazia che non c’è più, che nessuno vede più, che, ridotta com’è ridotta, apre a inquietanti soluzioni autoritarie come sempre in tempi di sovversione, di destabilizzazione che è il preciso scopo del partito comunista per riprendersi il potere anche formale, istituzionale.Ma esiste ancora un candidato sindaco a destra, e esiste la destra se tutto quello che sa fare è la stessa cosa di Calabresi: invitare piagnucolando la sinistra egemone, di cui resta succube, a sfilarsi dai balordi che essa stessa fomenta? A questa destra esitante, alla Meloni che sembra quasi scongiurare “basta ambiguità”, ai Piantedosi che, spontaneamente o eseguendo ordini, tengono a freno le forze dell’ordine che di fatto non alzano un manganello, prendono solo legnate, ci sentiremmo di rivolgere un avvertimento, alla fine la logica del fatto compiuto prevale e passa un messaggio: se la destra sulla sicurezza è impotente o inetta, se gli unici capaci di domare questi terroristi stanno nel partito comunista, che li candida, tanto vale votarli e votarsi a loro. Cosa che i “moderati” e i dialoganti della sinistra sanno benissimo quando dicono che i delinquenti vanno ascoltati, che le loro ragioni sono sacrosante.Basta ambiguità, dice Meloni, ma Ilaria Salis che si schiera coi francesi “nuova generazione” mettendo sui post la musichetta del maranza terrorista Baby Gang non è ambigua, è lealissima, è trasparente. Come lo sono i proclami di violenza, distruzione e morte degli “studenti”, come lo sono i maranza paludati di nero che appiccano fuochi, come lo sono le chiese che in Francia hanno misteriosamente ripreso a bruciare (attendiamo fiduciosi anche qui, con la CEI che ci ritroviamo). Non va così. Così si accelera la resa. Toc toc, c’è qualcuno che se ne accorge?Max Del Papa, 18 ottobre 2026L'articolo Violenze di piazza, Calabresi come Sala: addio Milano se sarà sindaco proviene da Nicolaporro.it.