L’AIA — I comandanti delle marine di Thailandia e Cambogia avranno una linea diretta. I due governi si impegnano a moderare le dichiarazioni pubbliche e a vigilare contro la disinformazione. È il pacchetto di misure di fiducia finalizzato al Palazzo della Pace dell’Aja e reso noto lunedì 19 ottobre dalla Corte permanente di arbitrato, che ospita la conciliazione tra i due Paesi sul tratto di mare conteso nel Golfo di Thailandia.È un passo, non un accordo. La conciliazione prevista dalla Convenzione Onu sul diritto del mare non produce sentenze: alla fine la commissione scriverà un rapporto che nessuno è obbligato a seguire. E Bangkok ha già piantato un paletto. «Il punto chiave per la Thailandia è che questo processo deve concentrarsi esclusivamente sulla delimitazione del confine marittimo. Le altre questioni esulano dal mandato della commissione», ha detto lunedì il vicepremier e ministro degli Esteri Sihasak Phuangketkeow all’agenzia di Stato malese Bernama.In gioco ci sono circa 26.000 chilometri quadrati di fondale, rivendicati da entrambi i Paesi. Sotto si stimano circa 12.000 miliardi di piedi cubi di gas, per un valore intorno ai 300 miliardi di dollari. Nessuno dei due ha mai potuto estrarli: per un quarto di secolo un memorandum firmato nel 2001 ha congelato la contesa senza risolverla.Il testo delle misure parla di una linea diretta «per la pronta notifica e gestione degli incidenti marittimi, così da evitare malintesi e tensioni». Le parti si impegnano a usare le dichiarazioni pubbliche «con l’obiettivo di creare spazio per un impegno costruttivo, anziché di generare pressione sull’altra parte». La commissione, cinque membri presieduti dall’avvocata e diplomatica australiana Katrina Cooper, ha chiesto ai due governi le prove documentali su piattaforma continentale e mare territoriale e ha incoraggiato la nascita di un gruppo di lavoro tecnico.Gli scontri del 2025Per capire perché due Paesi confinanti abbiano bisogno di una corte all’Aja per parlarsi bisogna tornare al 2025. Gli scontri lungo la frontiera terrestre hanno fatto almeno 150 morti e quasi un milione di sfollati. Una tregua mediata da Donald Trump e un secondo cessate il fuoco in dicembre hanno fermato le armi, non la disputa. In febbraio il premier cambogiano Hun Manet ha detto a Reuters che le truppe thailandesi «occupano» territorio cambogiano; Bangkok nega e sostiene di mantenere le posizioni come misura di de-escalation.Il mare è entrato nella crisi in maggio, quando Bangkok ha denunciato il memorandum del 2001. Il 2 giugno Phnom Penh ha chiesto la conciliazione obbligatoria. La Thailandia si era sfilata nel 2011 dalle procedure vincolanti della Convenzione, ma la conciliazione resta dovuta se la chiede l’altra parte. È solo il secondo caso nella storia del trattato: il primo, Timor Est contro Australia, durò quasi due anni.Alla prima sessione, a Singapore, in settembre, i due ministri si erano accusati a vicenda di aggressione. Le misure dell’Aja sono il primo atto concordato dopo quello scontro. Phnom Penh, per bocca del vicepremier e ministro degli Esteri Prak Sokhonn, chiede un confine marittimo unico valido a ogni effetto o, in alternativa, «sviluppo congiunto ed equa condivisione delle risorse». Il ministero cambogiano ha ribadito lunedì il pieno sostegno a un processo «che esso ha avviato»: «Il diritto internazionale fornisce la via per la soluzione pacifica delle controversie tra Stati». Bangkok, in una nota della sera, ha definito le misure «linee guida per favorire un ambiente propizio al progresso delle discussioni».La linea diretta non tocca la frontiera terrestre, dove il cessate il fuoco regge ma la Commissione congiunta per il confine non si riunisce: il 15 ottobre, al vertice di Baku della Conferenza sulle misure di fiducia in Asia, Phnom Penh ha attribuito ai ritardi thailandesi il mancato rientro di circa 20.000 cambogiani sfollati. Sul mare, Bangkok ammette solo la discussione sulla linea di confine e Phnom Penh chiede anche la condivisione del gas. Il rapporto finale della commissione, quando arriverà, non obbligherà nessuno dei due.