Arabia Saudita, i missili degli Houthi fanno saltare il «Davos nel deserto»: anche i ministeri lavorano da casa

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RIAD — Il Kingdom Centre, il grattacielo di 99 piani che ospita la sede regionale del Fondo monetario internazionale, è chiuso fino a nuovo ordine. Le torri di Al-Olaya, il quartiere degli affari della capitale saudita, sono state svuotate due settimane fa. Nel distretto finanziario King Abdullah gli studi legali e le società americane lavorano da casa, e da ieri lo fanno anche i ministeri: «È stato deciso di attuare il lavoro da remoto da lunedì a giovedì di questa settimana», dice il messaggio arrivato domenica sera ai dipendenti pubblici e ripreso dall’AFP, «chiediamo a tutti di proseguire le attività come di consueto».In questa città il «Davos nel deserto» non si farà. Il FII Institute ha annunciato lunedì il rinvio al 2027 della decima edizione della Future Investment Initiative, il forum che dal 26 al 29 ottobre avrebbe dovuto riunire a Riad i capi della grande finanza mondiale. È il primo rinvio in nove edizioni: nel 2018, dopo l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul, decine di amministratori delegati disdissero ma l’evento si tenne. Ai missili lanciati dallo Yemen il forum non ha retto.Il comunicato, firmato dall’amministratrice delegata dell’istituto, la principessa Maha bint Mishari Al Saud, non contiene le parole sicurezza, attacco né aeroporto. La decisione «nasce da un profondo impegno verso i nostri partner, membri, relatori e delegati», si legge nel testo; le nuove date arriveranno «molto presto». Erano attesi, fra gli altri, Larry Fink di BlackRock, David Solomon di Goldman Sachs e Jamie Dimon di JPMorgan. Alcuni ospiti avevano già pianificato di atterrare in Bahrein e di percorrere cinque ore d’auto fino a Riad. Nessun commento ufficiale saudita lega il rinvio agli attacchi.Il 10 ottobre un missile ha colpito l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad: 13 morti e oltre 300 feriti, l’attacco più grave in Arabia Saudita da più di dieci anni. Dall’inizio del mese gli attacchi agli aeroporti del Regno hanno ucciso 20 persone. Al King Khalid i voli sono rimasti sospesi fino al 17 ottobre. Con il forum sono saltati anche la fiera della sicurezza Intersec e il Saudi Retail Forum.L’ambasciata Usa chiude gli aeroportiLunedì l’ambasciata degli Stati Uniti ha diramato un avviso di sicurezza: i dipendenti del governo americano devono ottenere l’autorizzazione del capo missione per usare qualsiasi aeroporto del Regno. Restano aperti i valichi di terra, a partire dal ponte King Fahd che porta in Bahrein, e gli scali di Manama, Amman, Mascate, Doha, Abu Dhabi, Dubai e Sharja. Vietato avvicinarsi a meno di 32 chilometri dal confine yemenita. Londra sconsiglia i viaggi non essenziali a Riad e nelle province meridionali di Asir, Najran e Jizan.Dall’altra parte del confine i combattimenti, ripresi a luglio, non si fermano. Lunedì tre missili balistici hanno colpito il campo di addestramento di al-Alam, nella provincia di Shabwa, nel sud dello Yemen: 53 morti e oltre 200 feriti fra le reclute, secondo le autorità locali; Reuters ha verificato le immagini. I feriti riempiono l’ospedale di Ataq e il governatore chiede altre difese aeree.Il portavoce militare houthi Yahya Saree ha rivendicato l’attacco su X, sostenendo che il campo fosse «gestito da forze saudite» e che fra le vittime ci siano ufficiali di Riad. Secondo l’agenzia di Stato cinese Xinhua, gli Houthi rivendicano sei attacchi in 48 ore contro aeroporti, radar e basi aeree sauditi. L’aviazione saudita ha risposto con raid su Sanaa e sul fronte di Taiz; domenica uno di questi ha ucciso nove persone, fra cui cinque bambini.Riad cerca alleati. Al Cairo il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha chiesto sabato al Parlamento l’autorizzazione a inviare in Arabia Saudita difesa aerea e supporto logistico, «difesa, non guerra», e domenica il Consiglio di difesa nazionale ha dato il via libera. La Camera dei rappresentanti, dopo due sedute a porte chiuse, ha rinviato il voto al 26 ottobre; il Partito social-democratico, una dozzina di seggi, ha chiesto ai suoi deputati di astenersi perché il mandato non indica obiettivi, durata e costi. Il Canale di Suez, ha ricordato il ministro degli Esteri egiziano, ha perso circa 11 miliardi di dollari dall’inizio degli attacchi houthi nel Mar Rosso nel 2023.