Alberta, il 77% vota per restare in Canada: i separatisti chiedono la rimozione della premier Danielle Smith

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EDMONTON — «Dove va la provincia da qui in avanti»: è la domanda a cui Danielle Smith, premier dell’Alberta, ha promesso di rispondere oggi alle 18:45 ora locale (le 2:45 di mercoledì in Italia), dopo aver evitato per tutto lunedì le domande dei giornalisti. La risposta più semplice gliel’hanno data gli elettori. Con oltre un milione di schede scrutinate, il 77% ha votato per restare in Canada e il 23% per avviare il percorso verso un futuro referendum vincolante sulla separazione, secondo i dati non ufficiali di Elections Alberta, l’autorità elettorale provinciale.L’Alberta, provincia petrolifera dell’ovest canadese e quarta al mondo per riserve provate, non era chiamata a decidere la secessione, ma soltanto l’apertura del processo costituzionale che avrebbe potuto portarci. Ha detto no con tre voti su quattro. Il risultato arriva nel pieno della guerra commerciale con gli Stati Uniti e delle minacce di annessione di Donald Trump, e rafforza Mark Carney, il premier canadese cresciuto proprio in Alberta.«Il 19 ottobre gli albertani hanno fatto una scelta chiara. Hanno scelto l’unità, di costruire insieme, di prendersi cura gli uni degli altri. Soprattutto, gli albertani hanno scelto il Canada», ha dichiarato Carney martedì. Venerdì, a un comizio a Edmonton, aveva usato un altro registro: «Questo non è poker: un voto contro il Canada è un bluff pericoloso».Perché allora Smith, che si dichiara contraria all’indipendenza e dice di aver votato per restare, ha convocato il voto? Il processo è partito a maggio, sotto la pressione dell’ala separatista del suo partito, lo United Conservative Party, e di petizioni popolari con centinaia di migliaia di firme. La premier ha citato un sondaggio che dava la separazione al 22%, una quota per lei comunque troppo alta, e ha sostenuto di avere la mano forzata dal risentimento verso Ottawa accumulato sotto il governo di Justin Trudeau, per le politiche sulle risorse e sulla perequazione fiscale tra province. Aveva promesso che sarebbe bastato il 50% più uno e che non ci sarà un secondo referendum per il resto del mandato.Alle 23:49 di lunedì, ora delle Montagne Rocciose, ha affidato a X un commento di poche righe: «Sono molto lieta di vedere che i primi risultati di Elections Alberta mostrano un sostegno diffuso al restare in Canada. Gli albertani hanno votato per un’Alberta più forte in un Canada unito».I separatisti contro SmithBasterà a tenere insieme il partito? Jeff Rath, uno dei volti del fronte secessionista, aveva detto che sarebbe stato «entusiasta» già con il 30% e ora chiede la rimozione di Smith dalla guida dei conservatori uniti, prevedendo una scissione e la nascita di un nuovo partito indipendentista, riferisce l’Associated Press. I leader separatisti rivendicano di aver trasformato una causa marginale in un movimento che non sparirà: fino a pochi anni fa i partiti indipendentisti raccoglievano l’1-2% dei voti, prima che la rabbia per le restrizioni Covid rilanciasse la causa.E le altre nove domande sulla scheda? Riguardavano immigrazione, servizi, la prova di cittadinanza per votare e modifiche costituzionali sui poteri provinciali: Smith le ha sostenute con 4 milioni di dollari di campagna pubblicitaria governativa per presentarsi a Carney con un mandato negoziale, secondo il Globe and Mail. I risultati di quei quesiti non erano ancora disponibili alla chiusura di questo articolo. Il referendum serviva a Smith per disinnescare l’ala separatista e per ottenere un’arma di trattativa con Ottawa: i numeri di lunedì le consegnano la seconda e le lasciano intatta la prima.Il fronte federalista si era organizzato intorno a Thomas Lukaszuk, ex vicepremier dell’Alberta e capo della campagna Forever Canadian, la cui iniziativa popolare con il quesito «L’Alberta deve restare in Canada?» era stata validata con 404.293 firme. «Siamo un Paese solido, unito da costa a costa a costa», ha detto lunedì sera. Un precedente quesito secessionista, promosso dal gruppo Alberta Prosperity Project, era stato bocciato il 5 dicembre 2025 da un giudice della Corte del Banco del Re, il tribunale superiore della provincia, perché contrario alla Costituzione.Ai seggi le due Alberte si sono incrociate. A Wainwright, cittadina dell’est della provincia, un elettore ha riassunto così il risentimento verso Ottawa: «L’Alberta è stata trattata come una colonia. Vogliono prendere, prendere, prendere da noi e non restituire nulla». A Edmonton Dave Malka, 59 anni, ha contestato i soldi spesi per «un referendum su un referendum»: «Sembra accadere nel momento peggiore, quando dovremmo essere uniti; invece litighiamo tra noi».Oltre 1,35 milioni di albertani, il 43% degli aventi diritto, avevano votato in anticipo o per posta; lo scrutinio è slittato perché più di cento seggi aperti in ritardo hanno prolungato l’orario di voto. La parola passa ora a Smith, stasera, davanti a un partito in cui Rath ha già chiesto che lasci la guida.