Usa, niente cauzione all’ingegnere di OpenAI accusato della cimice. Il giudice: «L’offerta saudita è un assegno in bianco»

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SAN FRANCISCO — Un registratore audio nascosto in un rotolo di carta igienica, infilato in una porta USB dietro il televisore della sala riunioni dei dirigenti di OpenAI. È l’oggetto attorno a cui lunedì il giudice federale Alex Tse ha deciso che Abdulrahman Alfozan, 35 anni, ingegnere saudita licenziato dall’azienda, resterà in carcere fino al processo: il rischio di fuga è «significativo», ha detto, e l’offerta scritta del consolato dell’Arabia Saudita di pagare per intero la cauzione «sembra un assegno in bianco».L’udienza, durata un’ora alla Corte distrettuale federale di San Francisco, è stata seguita in aula da CNBC e da Bloomberg, davanti a decine di sostenitori dell’imputato. Ai legali che mettevano sul tavolo l’intero patrimonio di Alfozan, circa 1 milione di dollari, Tse ha risposto con una domanda: «Sta rischiando qualcosa?». Poi ha ricordato che fra Stati Uniti e Arabia Saudita non esiste un trattato di estradizione. «Non deve mica arrivare fino in Arabia Saudita. Gli basta andare in Canada o in Messico».La ricostruzione è quella del Dipartimento di Giustizia. Il 30 settembre il personale di OpenAI trova il dispositivo, con contenuti cifrati, installato un paio di giorni prima in un edificio della società a San Francisco. Le telecamere interne mostrano Alfozan più volte vicino alla sala, dove non era autorizzato a entrare; il 5 ottobre vi entra e guarda dietro il televisore. Lo stesso giorno una sua borsa lasciata incustodita contiene documento, portafoglio e un secondo registratore identico.Prima dell’installazione, secondo gli atti, l’ingegnere avrebbe usato uno strumento aziendale per cercare sale riunioni, calendari e incontri della dirigenza con partner esterni. L’arresto è scattato il 9 ottobre. Il capo d’accusa, intercettazione illegale di comunicazioni orali, prevede fino a 5 anni di carcere.Alfozan è titolare di green card, ha studiato al Massachusetts Institute of Technology, ha lavorato a Meta ed è entrato in OpenAI nel luglio 2025. È anche venture partner di Raed Ventures, società di capitale di rischio con sede a Riad, che non ha risposto alle richieste di commento.I messaggi con il principeLa Procura federale, in una memoria depositata domenica, sostiene che la condotta «potrebbe costituire un pericolo per la sicurezza nazionale». Alfozan era «in frequenti comunicazioni via WhatsApp con un membro della famiglia reale saudita» che cercava di reclutarlo per un’iniziativa del regno sull’intelligenza artificiale. «L’Arabia Saudita ha bisogno di te più degli Stati Uniti», gli scrive l’interlocutore nel 2026; lui concorda, ma risponde che partirà solo quando le sue azioni OpenAI, valutate circa 2 milioni di dollari, saranno maturate.Ci sono poi i biglietti. La famiglia doveva volare in Arabia Saudita il 12 ottobre, durante un congedo parentale di due mesi. Moglie e figlio di 3 mesi sono partiti per Doha il 10, 36 ore dopo l’arresto, con biglietti comprati da un ufficiale militare saudita; una prenotazione precedente, pagata dal governo di Riad, era stata annullata. Il consolato saudita di Los Angeles non ha risposto alle richieste di commento.La difesa racconta un’altra storia. L’avvocato William Pernik fa notare che il cliente è accusato di violare una norma sulle registrazioni, «non di furto di segreti industriali né di avere agito come agente straniero». I biglietti erano stati comprati a settembre «per ragioni familiari e di immigrazione», perché il visto studentesco della moglie era scaduto. Alfozan sapeva da oltre una settimana che OpenAI aveva trovato i dispositivi e non è scappato: «Se avesse avuto intenzione di fuggire, lo avrebbe fatto allora». Gli apparecchi elettronici sequestrati in casa, hanno detto i legali, servivano a controllare i consumi di acqua e la lettiera del gatto.Pernik aveva proposto consegna del passaporto, braccialetto GPS e domiciliari nella casa di famiglia a Millbrae, a sud di San Francisco. «L’enfasi sulla sua origine nazionale richiama capitoli oscuri della nostra storia nazionale», ha detto. Il giudice non si è convinto: «Il governo saudita dice che penserà a tutto. Ma quale garanzia ho che proteggerà gli interessi del governo statunitense?».OpenAI, in un post su X, ha detto di avere usato i propri modelli interni per risalire all’autore del dispositivo e di non avere «indicazioni» che siano stati sottratti pesi dei modelli, codice sorgente o dati dei clienti. Sull’udienza di lunedì non ha commentato. La prossima è fissata al 6 novembre: lo stesso giorno in cui Alfozan aveva appuntamento a San Francisco per il colloquio di naturalizzazione.