Da irregolari a “nuovi europei” in un amen. Il vero problema è la sanatoria di Sanchez

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Il problema che arriva dalla Spagna non è tanto Ceuta, una crisi grave, ma circoscritta e in gran parte rientrata. È piuttosto la sanatoria decisa da Pedro Sánchez. In poco più di due mesi, sono state presentate oltre 1,1 milioni di domande. Per accedere, bastava essere presenti in Spagna prima del 1° gennaio 2026, dimostrare cinque mesi di permanenza continuativa, non avere precedenti penali e rispettare le altre condizioni previste.Chi otterrà il permesso potrà vivere e lavorare in Spagna, chiedere il ricongiungimento dei propri familiari (si calcola, in media, tre familiari ciascuno) e circolare negli altri Paesi Schengen. Una regolarizzazione di queste dimensioni non è un fatto soltanto spagnolo.Si aggiungano poi le 2,4 milioni di domande di cittadinanza presentate da chi vanta antenati spagnoli attraverso la Ley de Nietos, di cui circa 545.000 sono già state accolte. In questo caso, parliamo di milioni nuovi cittadini europei, liberi di vivere e lavorare in tutta l’Unione.Qualcuno obbietterà che anche il Governo Meloni ha autorizzato 497.550 ingressi distribuiti in tre anni, dei quali 164.850 nel 2026, destinati a ingressi regolari per lavoro. Si può discutere anche di questi numeri e della loro effettiva necessità, ma stiamo parlando di un’altra cosa.Un conto è programmare ingressi regolari sulla base delle ritenute esigenze del Paese. Altro è regolarizzare oltre un milione di irregolari. Lo Stato deve premiare chi rispetta le regole, non trasformare l’irregolarità nella strada più breve per ottenere un permesso.Le norme servono anche a prevenire i comportamenti scorretti: chi le viola deve sapere che ci saranno conseguenze e chi le rispetta deve vedere che conviene farlo.Se questo equilibrio si rompe, il diritto cessa di guidare i comportamenti collettivi.Giorgio Carta, 2 agosto 2026L'articolo Da irregolari a “nuovi europei” in un amen. Il vero problema è la sanatoria di Sanchez proviene da Nicolaporro.it.