Ceuta: quando la geopolitica usa le persone

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di Michele Rignanese * – I fatti recenti accaduti a Ceuta, non raccontano soltanto una crisi migratoria. Raccontano qualcosa di più profondo: il rischio che migliaia di esseri umani diventino pedine di una partita geopolitica combattuta tra Stati, governi e grandi interessi internazionali.In pochi giorni decine di migliaia di cittadini marocchini hanno tentato di raggiungere l’enclave spagnola di Ceuta. Un evento senza precedenti che ha provocato una forte reazione politica in tutta Europa e ha contribuito ad accentuare l’isolamento del governo di Pedro Sánchez. Ventidue leader europei hanno chiesto un rafforzamento delle politiche di controllo delle frontiere, mentre il dibattito sull’immigrazione continua a spostarsi verso posizioni sempre più restrittive.Le ricostruzioni giornalistiche parlano di una massiccia diffusione, attraverso i social network, di messaggi che avrebbero fatto credere a migliaia di giovani che il passaggio verso Ceuta fosse possibile. Se tali ricostruzioni saranno confermate, ci troveremo di fronte a un fatto gravissimo: persone vulnerabili utilizzate come strumento di pressione politica.Pedro Sánchez ha richiamato il precedente della crisi tra Bielorussia e Polonia del 2021, quando l’Unione Europea parlò apertamente di “guerra ibrida”. Oggi, però, la risposta europea appare molto diversa. Più che sulla ricerca delle responsabilità internazionali, il confronto politico sembra concentrarsi quasi esclusivamente sull’inasprimento delle politiche migratorie.Anche il New York Times ha osservato come, sul tema dell’immigrazione, l’agenda politica europea sia sempre più influenzata dalle forze nazionaliste e dell’estrema destra, inducendo anche partiti tradizionalmente moderati a rincorrere quelle posizioni.Qualunque sia la lettura politica degli avvenimenti, una verità resta incontestabile: migliaia di giovani hanno rischiato la vita e centinaia di famiglie sono state travolte da una tragedia umana. È questo il punto dal quale la politica dovrebbe ripartire.Ritengo che la sicurezza delle frontiere sia un tema legittimo, ma non può mai essere affrontato dimenticando la dignità della persona. Allo stesso tempo, è necessario interrogarsi sulle responsabilità di tutti gli attori coinvolti e sulle dinamiche geopolitiche che, troppo spesso, trasformano la disperazione in uno strumento di pressione internazionale.Le migrazioni non possono essere affrontate soltanto con slogan o contrapposizioni ideologiche. Servono cooperazione internazionale, sviluppo, diplomazia e una politica estera capace di prevenire le crisi anziché limitarsi a subirle.Perché quando la geopolitica utilizza le persone come strumenti di una strategia, la sconfitta non appartiene soltanto a uno Stato o a un governo: appartiene all’intera comunità internazionale.* Segretario Cittadino PSI Parma.